Venezuela, in marcia contro la fame

| Il Paese governato da Maduro č allo stremo, dalla cittą di Cabudare, nello stato di Lara, parte la protesta per lo stato di denutrizione del popolo. Slogan "Rinnegare Maduro". Crisi economica spaventosa e fuga in massa

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di ALBERTO C. FERRO

Mentre Parigi brucia con i “gillet jaune”, che assomigliano tanto ai Forconi che bloccarono l’Italia nel dicembre 2013 per poi sparire nel nulla, manovrati da destra o dall’estrema sinistra, non si sa bene, nel lontano Venezuela, dove c’è una fortissima comunità italiana di circa 200 mila persone, le marce di protesta si fanno contro la fame. Accade nella città di Cabudare, 57 mila abitanti, con l’agricoltura come core business, in particolare la coltivazione della canna da zucchero, nello stato di Lara, dove è iniziata la sabato la marcia "contro la fame" organizzata da Alfredo Ramos (nella foto di El Nacional), ex sindaco del comune di Iribarren. Con lui sindacalisti ed esponenti dell’opposizione, di ogni formazione politica, come Americo De Grazia, Andrés Velasquez, Arnoldo Benitez e Mariela Magallanes, più i leader di quartiere. “Da Cabudare parte una lotta feroce contro la dittatura. Oggi siamo qui per dire che Lara non riconosce Maduro", ha detto Ramos. La marcia è iniziata con lo slogan "Lara rinnega Maduro”. E proprio nello Stato di Lara Maduro aveva trionfalmente annunciato che sono ste realizzate 700 mila case finanziate con il Petro “Per fare male agli Usa che lo inserito nelle sanzioni contro Caracas. Il Parlamento, dominato dall’opposizione, la criptovaluta è stata dichiarata illegale, mentre il sogno di sostituirla al dollaro negli scambi internazionali arranca con grand eatica. 

Come dar loro torto. Il Venezuela è il paese dell'America Latina che, secondo uno studio dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO), ha registrato il maggiore aumento della denutrizione nel 2016-2018. Secondo l'analisi, anche la fame è triplicata tra il triennio 2010-2012 (3,6 per cento) e il 2015-2017 (11,7 per cento).  Nei giorni migliori di Chávez, la fame era scomparsa dalla lista delle preoccupazioni dei cittadini, tradizionalmente afflitti dalla disoccupazione, grazie al boom del petrolio..

"Queste sono le migliori stime che la FAO può produrre con i dati forniti dal governo venezuelano. Pertanto, ciò che si vuole sottolineare è la tendenza, piuttosto che i valori assoluti contenuti nel rapporto", spiega il rapporto. Il paese governato dal regime chavista di Maduro contribuisce con 1,3 del totale di 1,5 milioni di persone con nuovi problemi strutturali nell'assunzione giornaliera di calorie in America Latina.

Nel frattempo crollano il sistema sanitario, i trasporti pubblici, i collegamenti navali, mentre il petro, la cripto-valuta imposta da Maduro per acquistare il petrolio venezuelano stenta a decollare. L’inflazione supererà nel 2018 ampiamente il milione per cento annuo, la repressione è sempre più feroce, mentre quattro ufficiali della Sebin sono sotto processo (“una farsa”, secondo l’opposizione) per la morte del consigliere Fernando Alban deceduto in circostanze misteriose quando era rinchiuso nella prigione della polizia segreta di Maduro a Caracas. “S’è suicidato lanciandosi dalla finestra”, hanno detto le autorità del governo, “E’ stato ucciso durante un interrogatorio e poi defenestrato”, accusano gli esponenti di Primero Justicia, di cui Alban (arrestato per il fallito attentato con i droni del 4 agosto contro la tribuna che ospitava il presidente altri dignitari) faceva parte. I giudici procedono per aver trascurato la sorveglianza del detenuto, un reato minore che non porterà a nulla. Ma questo è il Venezuela di oggi, dove uno stipendio di un mese non basta a fare ala spesa di un solo giorno, dove non ci sono più aziende, dove le fabbriche chiudono una dopo l’altra, dove colossi come Toyota e Pirelli hanno lasciato il Venezuela, dove il turismo una volta fiorente  è stato azzerato da una situazione generale spaventosa. E Maduro e il suo cerchio magico che fanno? Assolutamente niente o quasi niente. Le nuove misure antinflazionistiche sono miseramente naufragate, il valore del neo Bolivar Suberano è pari a zero, i dollari restano l’unica moneta in grado di assicurare una vita dignitosa ma sono spariti dal mercato. Dal paese socialista fuggono ogni giorno migliaia di persone disperate verso la Colombia, la Bolivia, il Brasile e l’Argentina. Fuggono intellettuali, medici, imprenditori, la classe una volta borghese e il popolo che non ha più pane per alimentarsi. Nei market e nei negozi gli scaffali sono vuoti, i venezuelani sono denutriti, specie i bambini, soffrono per la mancanza di servizi, come gli acquedotti, l’energia elettrica, le condizioni igieniche di interi quartieri. Un inferno in terra. Targato Maduro.

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