Samantha Lewthwaite
la terrorista della porta accanto

| Nella lista dei più pericolosi ricercati dai servizi segreti inglesi ci sarebbe una donna irlandese di 35 anni, diventata una spietata terrorista

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Per i servizi segreti inglesi è “White Widow”, la vedova bianca: una delle donne più ricercate al mondo. Una terrorista spietata, secondo l’intelligence responsabile di oltre 400 morti, che oggi guiderebbe il gruppo jihadista sunnita di matrice islamista “Al Shabaab”. Per essere ancora più chiari, la cellula somala di Al Qaeda.

Della sua vita precedente è rimasta qualche foto e i cenni biografici di una ragazza come tante: Samantha Louise Lewthwaite nasce il 5 dicembre del 1983 a Banbridge, contea di Down, in Irlanda. Figlia di Andrew ed Elizabeth, il padre è un militare dei “Royal Lancers” in congedo: è ancora piccola quando la famiglia si trasferisce ad Aylesbury, nel Buckinghamshire, in Inghilterra, dove Samantha frequenta le scuole medie e le superiori, ma poco prima della laurea abbandona la facoltà di politica e religione alla “School of Oriental and African Studies” dell’Università di Londra. Secondo chi la conosce, il divorzio dei genitori, nel 1994, la colpisce nel profondo, spingendola a cercare amicizie fra giovani musulmani, convinta che in quella cultura la famiglia sia più forte e indivisibile. A 17 anni si converte adottando il nome arabo di Sherafiyah.

Ai primi posti nell’elenco dei ricercati dall’MI6, della White Widow si è tornati a parlare in queste ore perché su di lei si starebbe stringendo il cerchio, temendo la pianificazione di nuovi attacchi terroristici nel Regno Unito. Secondo quanto trapelato da una fonte dei servizi segreti inglesi, la donna sarebbe stata individuata nello Yemen, uno dei bacini di reclutamento di Al Shabaab, dove sarebbe fuggita temendo la cattura in Kenya e Somalia, paesi in cui esistono prove certo del suo coinvolgimento in attentati come l’attacco del “Westgate Mall” di Nairobi del 2013, costato la vita a 71 persone, più altre 200 ferite gravemente. Opera sua sarebbe anche il massacro di Garissa del 2015, quando 148 studenti furono massacrati all’interno dell’università keniota. E ci sarebbe sempre lei, dietro le decapitazioni dell’Isis dei giornalisti James Foley e Steven Sotloff, oltre al cooperante David Haines.

Alle 08:50 del 7 luglio del 2005, un uomo si fa saltare in aria nella metropolitana di Londra, tra le stazioni di King’s Cross e Russel Square, uccidendo 52 persone. Si chiamava Jermaine Lindsay, si erano sposati il 30 ottobre del 2002. Sei giorni dopo l’attentato, la donna ha telefonato ad una linea dedicata alle famiglie delle vittime, assicurando di non sapere nulla dell’attività del marito. Pochi giorni dopo, finisce nella polemica il quotidiano “The Sun”, che per 30mila sterline acquista la storia della terrorista inglese.

Due anni dopo la Lewthwaite si trasferisce in Kenya, iniziando un’escalation veloce e furiosa nel mondo del terrorismo islamico: nel suo appartamento, la polizia trova enormi quantità di armi, munizioni, denaro ed esplosivo, lo stesso utilizzato per gli attentati di Londra, e quaderni pieni di appunti in cui elogia i kamikaze che massacrano gli occidentali e dedica poesie a Osama Bin Laden.

La sua specialità sarebbe proprio il reclutamento, specie fra le donne, spesso convinte a farsi saltare in aria o a sacrificare dei figli con forti somme di denaro.

Le poche immagini che la ritraggono mostrano una ragazza come tante: capelli lunghi, occhi chiari. In realtà, da allora Samantha sarebbe cambiata facendo uso della chirurgia plastica e ingrassando volutamente per sfuggire a più di 200 mandati di cattura internazionali che pendono sul suo capo. Madre di quattro figli avuti da tre uomini diversi, nel 2010 partorisce in una clinica di Johannesburg, in Sudafrica, registrandosi come Asmaa Shahidah Bint-Andrews.

Nel febbraio del 2012, il nucleo antiterrorismo di Nairobi, emette un mandato di cattura per una donna bianca corrispondente al nome Natalie Faye Webb, ricercata per presunti legami con la cellula terroristica di Al-Shabaab. Pochi giorni dopo, la vera Natalie Webb, un’infermiera, si fa viva, denunciando un furto d’identità.

La famiglia Lewthwaite ha perso da tempo ogni contatto con la figlia: “Non possiamo credere che sia coinvolta in fatti simili. Non la Samantha che conoscevamo noi”. Ma quella, forse, non esiste più.

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