STATI UNITI
Dopo la condanna dello scorso febbraio, per l’ex boss del cartello di Sinaloa è arrivata la pena da scontare: carcere a vita, più 30 anni aggiuntivi e 12,6 miliardi di dollari di risarcimento. Sarà rinchiuso al “Supermax”
17 luglio 2019
MONDO
Star della TV russa si massacra un occhio
Mondo - Valeria Khusnutdinova, giovanissima star di un reality di grande successo, è tornata a casa ubriaca e ha tentato di togliersi la lente a contatto, provocandosi dei danni seri
Vogliono espugnare l’Area 51
Stati Uniti - Per scherzo, un runner australiano ha dato appuntamento il 20 settembre prossimo davanti ai cancelli dell’area segreta nel deserto del Nevada
CRONACA
La coca sotto il parrucchino
Cronaca - Maldestro e quasi comico tentativo di un uomo in arrivo dalla Colombia di nascondere mezzo kg di cocaina sotto il toupé: l’effetto innaturale ha attirato l'attenzione della polizia spagnola
Muore un profugo al CPR di Torino, esplode la violenza
Italia - Un cittadino del Bangladesh sarebbe stato trovato senza vita questa mattina. Fra notizie contrastanti il medico conferma la morte per cause naturali. Incendi e proteste
Tenta il suicidio, salvato dagli agenti
Italia - Un uomo con problemi mentali ha tentato di scavalcare le barriere per lanciarsi lungo la massicciata della ferrovia. È successo a Torino, nella zona del parco Ruffini
LA FOTO DEL GIORNO

In Grecia è diventato “Teleioi ksenoi”, in Turchia “Cebimdeki Yabanci”, in India “Loudspeaker”, in Francia “Le Jeu”, in Corea del Sud “Intimate Strangers”: e si tratta soltanto di una piccola rappresentanza dei remake internazionali di “Perfetti Sconosciuti”, film del 2016 diretto da Paolo Genovese e interpretato da un gruppo di attori di grande talento come Giuseppe Battiston, Anna Foglietta, Edoardo Leo, Marco Giallini, Kasia Smutniak, Alba Rorhwacher e Valerio Mastandrea. Vincitore di due David di Donatello e tre Nastri d’Argento, racconta la serata di un gruppo di amici che decide di condividere sms e chiamate, con inevitabili conseguenze. Al film italiano si aggiungerà presto un altro remake, quello americano, interpretato da Charlize Theron.

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Per i torinesi, che nell’anima si sentono sempre defraudati di qualcosa, è l’ennesimo smacco: il Salone dell’Auto di Torino lascia Torino per andarsene a Milano. Chiedete a un torinese qualsiasi: vi elencherà la moda, la radio, la televisione e via così, in un elenco di sfighe galattiche e piagnistei suburbani. Ma questa volta c’è perfino di più: nelle pieghe del trasloco dell’unico salone dell’auto italiano, per quanto anomalo assai, si nascondono un malessere del capoluogo subalpino, una furbizia organizzativa e una crisi politica di prim’ordine.

Andando con ordine: Torino è tagliata fuori dai circuiti che contano, sempre più concentrati sull’asse Roma-Milano. La città ci prova, ce la mette tutta, ma fare tappa lì è come fermarsi in un autogrill per mangiare una rustichella mentre da altre parti ti aspettano piatti gourmet preparati da chef stellatissimi. Poi gli organizzatori, che fin dall’inizio di quest’avventura, cinque anni fa, hanno fatto leva a piene mani sul concetto di ritorno di Torino come capitale dell’auto, su culla dell’automobile eccetera, per poi smontare tutto e andarsene appena qualcuno ha rilanciato offrendo magari più denari, più spazio e più visibilità. È un attimo: da Parco Valentino a Parco Sempione.

Terzo, la Appendino, che se non fosse sindaco di Torino farebbe ormai quasi tenerezza: ha detto no alle olimpiadi invernali, e la coppia Milano-Cortina l’ha spuntata spernacchiando la sua offerta di mettere a disposizione gli impianti del 2006. E dopo aver messo al caldo almeno le finali mondiali del tennis, si vede sfilare un evento a cui ha sempre dato appoggio e presenza, sfilando di persona per i viali del Valentino per dare il benvenuto a tutti. C'è di mezzo anche il suo vice, Guido Montanari, che ha addirittura mandato i vigili a multare gli organizzatori dichiarando trionfante che se fosse per lui, nemmeno ai risciò avrebbe aperto il Valentino.

E Chiara, a quanto trapela, pare stia addirittura meditando le dimissioni, mentre in città è annunciato l’arrivo di Di Maio. Un vero torinese mancato.