CRONACA
Richard Huckle, 33 anni, è stato trovato senza vita nella sua cella. Aveva ammesso la violenza su 71 bambini in tenera età, quasi tutti adescati fingendosi un missionario in medioriente
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14 ottobre 2019
MONDO
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Viaggi & Resort - Al terzo porto saltato, i passeggeri di una nave da crociera diretta nel nord Europa hanno inscenato una protesta. Oltre a lamentare un itinerario diverso da quello acquistato, tanti problemi con il cibo e le cabine
La Cina vara l’esame per valutare i giornalisti
Media - In barba alla libertà di stampa, Pechino costringe 10mila operatori dell’informazione cinesi a sottoporsi ad un esame per valutarne la lealtà
Nuova batosta per la Johnson & Johnson
Salute - Dopo i 572 milioni pagati per la crisi degli oppiacei, un tribunale di Philadelphia ha condannato al pagamento di 8 miliardi di dollari ad un giovane a cui è cresciuto il seno per colpa di un farmaco
CRONACA
Ancora guai per il Nobel, muore Sara Danius
Cultura - Un anno fa era stata costretta alle dimissioni da segretario permanente, travolta dallo scandalo sessuale che aveva fatto vacillare la prestigiosa Accademia di Svezia che assegna i premi Nobel
Jane Fonda arrestata a Washington
Ambiente - La celebre attrice protestava contro i cambiamenti climatici davanti al Campidoglio
Italiano ucciso in Indonesia
Cronaca - Luca Aldovrandi, 52 anni, trovato morto nel locale che gestiva a Sabang: la polizia sospetta un diverbio con un dipendente
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Il 14 ottobre 1980, dopo 35 giorni di picchetti che bloccavano gli ingressi degli stabilimenti Fiat a Mirafiori, migliaia di persone fra quadri e impiegati del colosso automobilistico, a cui finirono per unirsi migliaia di torinesi, sfilano in silenzio per le strade dell’ex capitale subalpina per dire basta al durissimo braccio di ferro tra la Fiat e il sindacato. Una manifestazione spontanea e un segnale sorprendente di attaccamento all’azienda e al lavoro che nessuno si aspettava, e che ebbe come risultato un cambio epocale delle relazioni fra le due parti: tre giorni dopo, i licenziamenti minacciati si trasformarono in cassa integrazione a zero ore. L’episodio, è passato alla storia come la “marcia dei quarantamila”, e ancora oggi è citato come esempio di impegno sociale.

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Non c’è niente da fare: in Italia essere onesti non conviene mai. L’ultimo esempio, che in rete sta scatenando furiose polemiche, è lo “strappa cartelle”, il decreto fiscale di quest’anno che cancella di colpo i debiti arretrati con l'erario per un importo fino a 1.000 euro. Nel colpo di spugna è finito anche il bollo auto, una delle più odiate tasse automobilistiche: chi non l’ha pagato dal 2000 al 2010 non deve più nulla e può dormire sonni tranquilli. Pace fatta. Come diceva Bob Dylan, “Bisogna essere onesti per vivere fuori dalla legge”. Resta da placare l’ira di chi invece, ogni anno, ha messo mano al portafoglio e pagato il balzello, e ora si sente un emerito fesso. C’è chi vorrebbe un “bonus evasione” da utilizzare a piacere, chi pretende i soldi indietro e chi va sul pratico, esibendosi in una sassaiola di insulti ed epiteti. In effetti, alla faccia della lotta all’evasione, la norma sembra la solita pacca sulla spalla del “volemose bene” all’italiana, un condono che premia chi – brillantemente – perpetua la massima più in voga da queste parti: “Tutti devono rispettare le regole, tranne me”. E per di più, per dare una sconfitta alla solita burocrazia asfissiante, la procedura avviene in automatico: agli automobilisti evasori neanche il fastidio di dover dimostrare che il bollo non l’hanno pagato. Quando si dice un Paese che funziona.