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8 agosto 2020
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Verso le 11:30 dell’8 agosto 1969, il fotografo Iain Mcmillan, seguito dai quattro Beatles, esce dagli “Emi Studios” dove la band sta ultimando le registrazioni dell’undicesimo album della loro carriera, l’ultimo inciso in studio: “Abbey Road”. Mcmillan scattò la foto in bilico su una scala con la sua Hasselblad, e secondo la leggenda i Beatles scelsero all’unanimità la quinta di sei foto, perché mostrava la band mentre si allontanava dagli studi. Dallo scatto che immortala John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr, quella piccola strada londinese nel borgo di Camden diventerà un luogo di pellegrinaggio per intere generazioni di fan.

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Quindi, ricapitolando: al mare si andrà. È una bella notizia, specie per il turismo. Certo, dovremo abituarci anche lì a mascherine, disinfettanti, sanificatori, prenotazioni e spazi contingentati - ma dai - vuoi mettere 15 succulenti giorni in cui cambiare il paesaggio che per tre mesi ci hanno concesso le finestre e il balcone di casa? La speranza, che non è una certezza, resta legata al caldo, che da una parte dovrebbe rendere meno aggressivo il virus, ma dall’altra ci obbligherà a boccheggiare, visto che secondo alcune correnti di pensiero i condizionatori d’aria sono portatori di schifezze respirabili, Covid-19 compreso.

Ma tornando al mare, alla spiaggia e all’ombrellone, e messe al caldo le regole, resterebbe da chiarire solo più una voce e per nulla indifferente, volendo. A conclamarla è stato il Documento tecnico sull’analisi del rischio e le misure del contenimento del contagio sulle spiagge scritto a quattro mani dall’Inail e dall’Istituto Superiore di Sanità. Nel vademecum spicca una regola preoccupante: “Per quanto concerne l’attività di salvamento in mare svolta dal bagnino e comunque di primo soccorso nei confronti dell’utenza, è da rilevare la necessità - stante la modalità di contagio Sars-Cov-2 - di attenersi alle raccomandazioni impartite dall’Italian Resuscitation Council (Irc) nonché dall’Europen Resuscitation Council (Erc) nell’esecuzione della rianimazione cardiopolmonare, riducendo i rischi per il soccorritore (nella valutazione del respiro e nell’esecuzione delle ventilazioni di soccorso) senza venire meno alla necessità di continuare a soccorrere prontamente e adeguatamente le vittime di arresto cardiaco”.

Detto in altro modo significa “evitare la respirazione bocca a bocca”. In tempi di coronavirus è capibile: abbiamo perso l’abitudine alla stretta di mano e all’abbraccio, figurarsi al bacio, e per di più con perfetti sconosciuti. Una norma corretta, per evitare che bagnino e bagnante possano contagiarsi l’un l’altro, ma comunque al limite del paradossale.

L’unica alternativa è tentare di non annegare e dotarsi di tutto il possibile per evitarlo, come salvagente e braccioli. Ovviamente da far gonfiare da persona risultata negativa al test, pena il rischio di contagio da paperella.