Addio a Kyal Sin, l’angelo delle proteste in Myanmar

| Aveva solo 19 anni ed era sempre in prima fila: è stata raggiunta da numerosi proiettili alla testa nel corso degli scontri a Mandalay. Chiamata “Angel”, era considerata uno dei simboli della protesta

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In migliaia, hanno seguito il corteo funebre a Mandalay per dare l’ultimo addio a Kyal Sin, 19enne uccisa a copi d’arma da fuoco negli scontri che infiammano il Myanmar.

La giovane, soprannominata “Angel”, appassionata di danza e arti marziali, aveva deciso di unirsi alle manifestazioni di piazza per chiedere il rilascio di Aung San Suu Kyi e il ripristino della legalità nel Paese dopo il colpo di stato militare dello scorso 1° febbraio.

Kyal, dicono tutti, era sempre in prima fila con una maglietta che diceva “Andrà tutto bene”, ma consapevole dei rischi aveva scritto il suo gruppo sanguigno su Facebook e chiesto di donare gli organi in caso di morte.

Diversi filmati diffusi in rete mostrano gli ultimi istanti di vita della giovane, che cerca riparo mentre esercito e polizia aprono il fuoco contro i manifestanti: secondo quanto riporta l’agenzia “France Presse”, la giovane sarebbe stata raggiunta alla testa da numerosi proiettili, rendendo vano ogni tentativo di salvarla. A fine giornata, si sono contati 38 morti, che portano ufficialmente il numero a 54 dall’inizio delle proteste.

La morte di Kyal Sin e la dura repressione in atto nel Paese hanno spinto Michele Bachelet, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, a chiedere alle forze di sicurezza di “fermare immediatamente la feroce repressione contro manifestanti pacifici”, seguito poco dopo dalla medesima richiesta da parte di Charles Michel, presidente del Consiglio Europeo. Appelli finora del tutto inutili.

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