"Difendetevi dal cyber-bullismo"

| Il manuale che racconta (Reverdito Editore) come si manifesta e come si può combattere la violenza che invade il web e i social

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Di Germana Zuffanti

di GERMANA ZUFFANTI

Difendersi dal web. Difendere i nostri figli da aggressioni ferorci dal punto di vista psicologico, tali da crere spesse sofferenze psicologiche o disagi, sfociati, per fortuna in pochi casi, con il suicidio. Il libro-manuale "Cyberbullismo", di Berti M., Valorzi S. e Facci M. (2017, collana Psicologia Divulgativa diretta dal Dott. Michele Facci, psicologo - Reverdito Editore), spiega come fare. Ne parliamo con uno degli autori, Mauro Berti.

Dottor Berti, come è nata l'idea di questo "libro- manuale"? 

Ci siamo accorti che per affrontare con efficacia il fenomeno del Cyberbullismo bisogna intervenire sul piano culturale e dare alle nuove generazioni strumenti che permettano loro di osservare con senso critico le opportunità proposte dalla Rete. Parallelamente, dobbiamo ricordare che il mandato educativo dei nostri figli è giuridicamente ed eticamente in mano a due istituzioni ben precise, che sono anche quelle maggiormente a contatto con il tessuto giovanile: la scuola e la famiglia. Bene, questo libro è uno strumento in grado di porre l'attenzione su aspetti di questo fenomeno che solitamente sfuggono alla vista degli adulti perché nascosti in ambienti per nulla visibili, e spesso protetti da password impenetrabili, frequentati da ragazzi che non hanno ancora imparato, tra l'altro, i lineamenti principali del rispetto e dell'empatia digitale.

Il libro parla di cyberbullismo e di crimini informatici legati ai giovani. Lei ha voluto apportare la sua esperienza lavorativa nella stesura di questo libro: quali sono i suoi consigli circa la vita online dei nostri ragazzi ?

Bisogna capire che avere una vita OnLine significa anche possedere un'identità e/o una reputazione digitale. Questo significa che ogni "dato" che un giovane immette nella rete resterà ben visibile per sempre a tutti; ciò implica che i propri pari, i futuri datori di lavoro, ma anche i figli che verranno nel domani (per quanto possa apparire lontana questa eventualità), leggeranno in Rete quei contenuti, e si faranno un'idea dei comportamenti e degli atteggiamenti tenuti dai loro genitori, magari molti anni prima. Per questo motivo oggi bisogna allenarsi ad avere rispetto della propria vita in Rete in modo identico a quello che portiamo nella vita Offline. È chiaro che la perenne connessione dei giovani alle piattaforme di socializzazione portano, parallelamente, un effetto disinibitorio degli atteggiamenti, e questo complica paurosamente la consapevolezza nel prendere decisioni ragionate. È facile infine trovarsi d'innanzi a giovani che non hanno la capacità di comprendere la gravità delle azioni tenute all'interno degli ambienti della Rete.

Nel libro si parla di OSINT. Di cosa si tratta ? 

Come sempre gli acronimi spaventano e mettono in difficoltà. Quando si sente parlare di OSINT dobbiamo pensare alla ricerca di informazioni nelle fonti aperte, e Internet è certamente la primaria di queste, in quanto obiettivamente è la più estesa. Lì sono presenti una serie di informazioni che ognuno di noi ha seminato, anche a propria insaputa, nei server che sono sparsi sul Pianeta. Bisogna anche segnalare che molte di queste informazioni, che sono tutte facilmente reperibili, sono state immesse in Rete da soggetti diversi dall'interessato, ma comunque contribuiscono, anche queste, a parlare di ognuno di noi.

Perché il Cyberbullismo è più pericoloso di quello tradizionale?

Nel nostro libro descriviamo un'ampia serie di elementi che caratterizzano il Cyberbullismo che difficilmente vengono scorti da educatori poco preparati. Io li associo, quando ne parlo, al vento, che è un agente atmosferico che non vedi ma del quale senti, percepisci e, in molte occasioni, subisci gli effetti. Nella stessa maniera il Cyberbullismo si manifesta, si sviluppa e cresce all'interno di ambienti nei quali gli adulti non possono o non riescono ad entrare, ma gli effetti delle problematiche che si creano lì dentro, attorno ai nostri giovani, in quei luoghi, possono essere visti solo da occhi attenti. E questa è la caratteristica che rende più difficile l'individuazione del Cyberbullismo, e che si pone dinanzi a noi educatori come una grande sfida da accettare e da vincere per conto delle nuove generazioni, la scommessa di riconoscere quegli effetti e intervenire con capacità costruttiva.

Con la nuova legge i nostri ragazzi sono più tutelati?

La nuova legge non ha il compito di tutelare i giovani, ma quello di fornire tutta una serie di strumenti che hanno, questi sì, il compito di aumentare la formazione dei cittadini di Internet. Più gli Internauti sono informati e più sono in grado di utilizzare la Rete e stare accanto ai giovani che la stanno utilizzando. La nuova legge prevede la formazione dei genitori, dei docenti e anche dei ragazzi, quest'ultima da realizzarsi sfruttando la "peer education". È prevista la rimozione, entro le prime 48 ore, dei contenuti nefasti ed in caso di difficoltà interviene, nelle successive 48 ore, anche il Garante delle Comunicazioni, ad aiutare l'eliminazione dei messaggi lesivi. Naturalmente, non dobbiamo nasconderci che in molte occasioni è davvero molto difficile attuare questi protocolli, proprio per la struttura informatica della Rete. La nuova legge prevede l'ammonimento per i Cyber-bulli minorenni, strumento del tutto simile a quello previsto per gli Stalker. La normativa include un continuo monitoraggio del fenomeno, da realizzarsi a livello centrale, proprio per poter operare eventuali modifiche sull'attuazione dei vari protocolli formativi.

 

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