Figli tolti alla madre, giusto o ingiusto?

| Nel romanzo-fiction "Why & obblighi di svolta" (Abra Books), Eleonora Marianna Selle, racconta una parabola sull'adozione e sulla storia di una madre espropriata dei suoi figli. Analisi di leggi e norme spesso criticate

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Di Floriana Naso

Uno degli accadimenti più tristi che la cronaca degli ultimi anni ci abbia riportato è indubbiamente quella che riguarda i genitori “nonni” di Casale Monferrato, a cui gli assistenti sociali hanno tolto la figlia nata nel 2010 e che sarà, ormai, data in adozione definitivamente. I genitori sono stati giudicati troppo anziani per prendersi cura della bimba, ma non solo: il padre della piccola è stato dichiarato dipendente dalla moglie, la cui indole sarebbe di tipo narcisistico; indi per cui inadatto a concepire e soddisfare i bisogni di sua figlia. A volte, perizie psichiatriche, come quella a cui è stato sottoposto il papà piemontese, vengono eseguite per conto di tribunali anche durante cause di divorzio problematiche. Spesso interviene pure l’Ente Tutela Minori, che dovrebbe, appunto, tutelare il minore; fare in modo che non subisca traumi e seguire al contempo la famiglia affinché ci sia il rinserimento dello stesso nel pieno rispetto dei suoi diritti.

Una vicenda analoga è narrata da Eleonora Marianna Selle. L’autrice di Why & obblighi di svolta (primo volume) e Why & circuiti rotatori (secondo volume) editi da Abra Books, scrive una storia vera, sotto forma di diario, accaduta alla protagonista, Dora Pini (nome di fantasia) la quale si vede portare via la prole senza avere più la possibilità di vederla né di averne notizie. Una successione di disfatte, profonde depressioni, senso di impotenza di fronte a una legge ingiusta, inumana, insensibile; alla quale, tuttavia, Dora cerca di ribellarsi lottando, con la speranza di poter riabbracciare i suoi figli.

Eleonora perché hai deciso di scrivere questo diario?

Why nasce dal bisogno di lasciare tracciabilità di tutti gli equivoci giudiziari e di tutti i soprusi imposti dall’Ente Tutela Minori, oltre al confermare che in Italia chi decide di far guerra in tribunale e possiede i fondi necessari per rovinare, riesce a farlo tranquillamente; non per ultimo nasce dall’esigenza di arrivare ai bambini, qualora un giorno leggessero questi libri.

Un modo non convenzionale, mi rendo conto, ma miro al fatto che il tempo non si fermerà e una volta grandi leggeranno e sentiranno anche un’altra versione dei fatti, la versione materna.

Il tentativo di far conoscere la schizofrenia, una malattia che spaventa e allarma sotto tutti gli aspetti cominciando dal termine. Come in tutte le malattie essa ha vari stadi e varie gravità che la gente comune non considera.

Dora, infatti, vive una vita sana e regolare, più di altre persone che non soffrono di patologie mentali, con il suo ultimogenito Michael di tre anni e suo marito.

 

Chi è Dora Pini e cosa le succede?

 

Dora Pini è un nome di fantasia per la mamma, moglie e donna protagonista, uno pseudonimo per evitare altre ripercussioni legali, peraltro già intentate con l’uscita del primo libro. Dora tenta di raccontare, romanzandoli, tutti i fatti accaduti nella sua vita.

Dora nasce a Milano nel 1977 e vive in un paesino vicino Como detto “il paese dei Mangiacoscienza”. Da sempre con la sua famiglia; quinta figlia di sei fratelli, vive un’infanzia regolare e senza grossi problemi.

Dora si sposa all’età di 25 anni, dopo un fidanzamento di circa dieci anni fra convivenza e il resto, con un ragazzo che conosce all’età di sedici anni: Gonzalo, la classica storia del compagno di banco… il primo amore. 

I due, da sempre in lotta con il parere sfavorevole della famiglia benestante di lui, decidono comunque di restare insieme, ma alla fine queste incongruenze e interferenze costringono Dora a intraprendere una strada dalle conseguenze tragiche, che mai avrebbe pensato: la separazione e il divorzio.

Dal matrimonio, in cui Dora ha sempre creduto, nascono Joey, oggi quindicenne, Hope di quattordici, Prince di tredici, e Thimoty di soli sette anni attualmente.

Il ménage familiare, come in quasi tutte le famiglie del genere, grava solo e quasi esclusivamente su Dora, data l’assenza perenne di Gonzalo che lavora nell’impresa di famiglia, al quale vengono imposte presenze, oserei dire perenni in azienda. L’assenza, sommata al carattere menefreghista di lui, unitamente alle pressioni famigliari paterne, diventano via via una sofferenza sempre più grave, perciò in Dora sorgono i primi problemi di salute.

 

Perché gli assistenti sociali decidono di toglierle i figli?

 

Per prima cosa è doveroso dire che la separazione in origine era consensuale: affido condiviso con i figli collocati dalla mamma in casa matrimoniale. Però successe che Gonzalo, amante dell’amica di Dora, e che all’epoca era la convivente di un operaio dell’azienda, decise di rientrare in possesso della casa (una villetta indipendente) di proprietà della famiglia di Gonzalo, e di modificare gli accordi di separazione e fu così che iniziò il lungo cammino in aule giudiziarie. Lui, avvalendosi di un ricovero passato in regime di TSO, riuscì a far approvare la prima CTU e in quel periodo, a Dora, venne diagnosticata la schizofrenia dal centro psicosociale che aveva in cura i coniugi.

Dopo un colloquio di soli 14 minuti, il commissario tecnico (un dottore psichiatra che fra i colleghi non brilla certo per fama) decise, contro ogni relazione medica, di consigliare l’affido esclusivo al padre, giustificando la scelta come riparo eventuale per una ricaduta di malessere di Dora.

I bambini, allora piccoli di 9, 8, 7 e quasi 3 anni, vengono, con un provvedimento d’urgenza chiesto dal padre, portati via e affidati a lui con la possibilità per Dora di vederli alla presenza di un famigliare o di un educatore.

Le proibiscono anche di telefonare ai propri bambini, ed è qui che entra in scena il servizio minorile… due ore a settimana complessivamente.

I rapporti con i bambini via via si raffreddano e l’Ente, così come gli educatori, ignorano tutte le malefatte del padre che allontana sempre di più la mamma, e insieme a lei tutta la famiglia materna, dai piccoli.

Dora non veniva più informata di nulla: né di scuole, corsi, malanni, feste per la mamma, occasioni particolari o altro… il nulla … ogni sua richiesta non veniva presa in considerazione e soprattutto l’Ente Minorile non risolse il conflitto d’interesse che riguardava il padre dei piccoli. La guerra che veniva fatta a Dora era oramai su tutti i fronti e anche i regalini ai bambini nell’orario di visita o la merenda erano oggetto di richiami e quant’altro a Dora da parte dell’Ente, che si vedeva sommergere da mail da parte di Gonzalo per qualsiasi cosa, stupidaggini a mio avviso.

I rapporti con l’Ente e con la dott.ssa incaricata, a breve precipitarono. Dora perse fiducia, né tantomeno provava stima verso quei professionisti che avrebbero dovuto tutelare il bene dei bambini e l’imparzialità. Date le loro incapacità, Dora ricorse in appello… 

Tengo a precisare che Dora e i suoi bambini svolgevano una vita tranquilla e serena e Dora non è mai stata oggetto di studio o denunce da parte di scuola o asili, anzi al contrario, era una madre che viveva per i suoi figli, apprezzata da tutte le insegnati. Dora e i bambini si recavano anche in vacanza da soli in qualche occasione, se il padre non li seguiva…

 

Cosa succede a Dora dopo la sentenza di affidamento?

 

Dopo la sentenza Dora precipita in uno stato depressivo, di senso d’impotenza, ma cercherà di proseguire il cammino imposto dall’Ente, che prevedeva ampliamento di spazi ecc ecc.. tutte belle parole… 

Dora, senza ricadute, trova lavoro in Svizzera per mantenersi e per cercare al più presto una casa, dato che il tribunale le toglie tutto e ogni diritto nel giro di tre mesi.

Dora torna in quel paese che l’ha vista crescere e piano piano cerca di rimettere insieme i pezzi della sua vita.

 

Per quanto tempo saranno dati in affidamento i figli di Dora e perché lei non può vedere o sapere di loro?

 

I figli dopo il ricorso in appello saranno affidati all’Ente ma con il collocamento ancora a casa del padre, decisione presa dopo una lunga CTU che vede il padre problematico e rancoroso. La CTU evidenzia il pasticcio dell’Ente e scrive che il monte ore e le visite ai bambini vengano ampliate ma di fatto la situazione rimane la stessa di prima, se non peggio. La commissione poi evidenzia lo stato psicologico del padre e della nuova moglie (la stessa amica che Dora aveva in casa qualche anno prima…) e sottolinea l’importanza di un dialogo fra ex coniugi…

Ma per ora è soltanto un utopia…

Gli incontri genitori-figli si svolgono un’ora ciascuno, due volte al mese, nello spazio neutro della sede dell’Ente Tutela Minori con l’educatrice del momento… una tragedia! 

Arrivati all’estate del 2017 Dora, vista la sofferenza dei bambini e sua, decide di interrompere le visite protette e prega ogni giorno di poterli incontrare e di poterli riabbracciare senza compromessi ma liberamente come hanno sempre fatto. Da allora l’Ente non ha più scritto o telefonato alla mamma e a oggi sono circa due anni che non vede o sente i bambini.

 

Qual è l’iter che Dora è costretta a seguire per sperare di riabbracciare i propri figli?

 

Nel 2018 arriva il divorzio e l’affidamento torna esclusivo al padre. 

 

Dora perde la speranza nella giustizia italiana e sceglie di non difendersi più, sommersa dai debiti per aver tentato di difendersi con una fine che era già scritta, a suo avviso.

 

Dora si risposa e cresce Michael e, insieme al marito, vivono serenamente e sperano di riabbracciare i figli.

 

Michael ha incontrato i fratelli solo per una manciata di ore fino all’età del primo anno.

 

Più che iter, Dora è sicura di essere una buona mamma e sa che prima o poi lontano da tutti verranno a cercarla i suoi amati ragazzi perché allora saranno grandi e penseranno con la loro testa e avranno la libertà di scegliere.

Non sarà più un obbligo incontrare per un’ora la mamma ma sarà una scelta passare del tempo con lei.

 

Si può solo immaginare il dolore di una madre a cui vengono tolti i figli. Come reagisce Dora e in che modo viene seguita?

Secondo te, Eleonora, i genitori che vivono questa tragedia sono supportati psicologicamente? Ci sono delle associazioni che possano accoglierli e seguirli sia sul piano psicologico che legale?

 

Dora scrive, spera, prega, e alimenta il pensiero che prima o poi arriveranno, non viene seguita da nessuna associazione e da nessun ente predisposto ad hoc. 

Non esiste alcuna protezione, alcuna assistenza. Dora si è rivolta anche a Doppia Difesa, ma loro le hanno risposto che questo genere di casi non li riguardano.

Segue la sua cura medica, che consiste in una dose di medicinale una volta ogni 30 gg circa e seguita le sedute con la psicologa che l’ha in cura.

Vive con l’amore di Michael e di suo marito, che è stato l’unico angelo che non l’ha mai lasciata sola, che non si è tirato indietro, che non si è spaventato di una diagnosi ma al contrario le è rimasto accanto.

Dora lavora e si prende cura di Michael egregiamente come d’altronde ha sempre fatto con gli altri figli.

Dora si è solo arresa alla giustizia e si è sottratta a un macchinario orribile che si chiama Ente Tutela Minori, il quale non ha saputo tutelare la figura genitoriale, ma si è schierata dalla parte del più forte economicamente.

Dora non ha la possibilità economica di sottoscrivere mandato a un bravo avvocato che denunci tutta questa gente che è al servizio statale, pagata da noi italiani.

Dora non ha più avuto ricadute di alcun genere, perché lontano da Gonzalo e da quella famiglia è rinata.

Dora non si è lasciata sopraffare ma ha continuato a tenere duro, rimanendo sul pezzo, mantenendosi e vivendo una vita normale per quanto si possa definire normale una situazione paradossale.

 

Eleonora, mi chiedo, com’è possibile? Se Dora è malata, dunque incapace di badare alla sua prole, allora come fa a lavorare e svolgere una vita normale? Come cresce un altro figlio da sola? Come fa allora a non percepire aiuti economici se è così malata?

Perché non ha diritti?

 

Non esiste associazione che supporti onestamente i genitori abusati di potere, non esiste avvocato che si batta per un valore contro questi organi, non esiste nulla in questa democrazia fallita intrisa d’ipocrisia.

 

A tuo avviso come viene gestita questa tematica dai mass media nazionali?

 

I mass media nazionali non ne parlano e quando lo fanno creano allarmismo generale, perché non sono informati su tali malattie, parlano e scrivono creando spettri terribili dietro una malattia come altre, tralasciando il fatto che se curate e stabilizzate, non hanno differenze da un classico diabete.

La malattia mentale fa paura perché non è conosciuta e approfondita, perché nessuno ha il coraggio di guardare la realtà degli ospedali o dei centri psicosociali che pullulano di persone di tutte le età, e che hanno gli stessi diritti di ogni altro essere vivente. Nessuno guarda la realtà, pensano che la lobotomia sia l’unica soluzione…

Invece Dora vive, parla, mangia, ama, scrive, ci mette la faccia come qualsiasi altro essere umano. La tematica del disagio mentale non fa business.

Passa inosservato, e pare inconcepibile, che anche i malati, a seconda dei casi, possano essere definiti normali.

L’etichetta non è mai utile come definizione categorica. Bisogna esaminare i casi personali vivendo a contatto con queste realtà per scoprirne cause ed effetti, non è sufficiente la teoria.

A tutte le vittime di abusi invece dico: bisogna avere voglia di scoprire e denunciare. Bisogna curarsi e soprattutto avere l’opportunità di riscattarsi. 

Il nostro paese dovrebbe dare spazio anche alle minoranze, che ahimè, sono i nuovi emarginati; non chiudere gli occhi davanti a certe realtà servirà per un futuro migliore.

Bisogna non avere paura. 

 

Abbiamo narrato di Dora, ma non dei suoi figli. Parlaci di loro, prima e dopo l’affidamento.

 

Nei libri Why troverai ampi spazi dedicati a loro, descrizioni e stati d’animo. 

Voglio solo dirti che Dora e i suoi tati erano indissolubili e torneranno ad esserlo, hanno saputo costruire un rapporto forte, che resisterà alle intemperie che subiscono quotidianamente e nonostante la paura che hanno inculcato loro, riguardo un aspetto della mamma, sono sicura che riguardandosi dentro troveranno quella certezza di sapere che con la mamma sono al sicuro nel miglior posto del mondo.

 

Quale messaggio vuole diffondere la tua opera?

 

Mi piacerebbe che il lettore riuscisse a comprendere il significato delle turbe psichiche, dargli l’opportunità di sbirciarci dentro, di avvicinarsi a questa tematica; scoprirebbe che in fondo non è così irrecuperabile.

In alcuni capitoli spiego cosa fa, e cosa pensa, uno schizofrenico in crisi sfociata.

Il risultato è che, al contrario di ciò che si possa pensare, non è un omicida!

Ha solo il difetto di pensare più cose e più velocemente degli altri, sentire e provare emozioni in maniera differente, cosa che la scienza ancora non ammette e non ammetterà mai….

 

Cosa ti ha lasciato scriverla e quali emozioni pensi lascerà al lettore?

 

Lascerà al lettore più attento una sorta di bussola per capire in che mood si trovi Dora in un determinato momento. Vivrà con lei questa maledetta malattia che si chiama schizofrenia nei suoi eccessi… regalerà l’emozione di vivere crisi paranoiche schizofreniche e alla fine la maggior parte della gente riconoscerà queste come comuni “seghe mentali “che abbiamo tutti…!!!!

A me lascia l’amaro in bocca per un’ingiustizia di fatto, per tutto quello che una madre ha subito.

 

Progetti futuri?

 

Vorrei tanto poter scrivere il finale di Why, dove tutto succede come nelle favole.

 

 

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