L'odio e la violenza, l'amore e il perdono

| Nel romanzo di Marika Campeti ("Il vicolo delle Belle", ed. Apollo) le storie di donne diverse ma unite da un fattore comune, immerse in culture che generano ogni tipo di violenza e di sopraffazione

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Di Floriana Naso

Oggi più che mai c’è bisogno di tolleranza verso altre culture, spirito di fratellanza e altruismo per facilitare chi è in difficoltà. La mescolanza fra diverse etnie può solo arricchire, ma è necessario superare i pregiudizi. Bisogna saper guardare oltre certe minoranze. Integrarsi in un altro popolo non significa perdere le proprie radici, così come accettare altre culture non vuol dire sbiadire la propria. 

Spesso i nemici non arrivano da un altro paese, ma da dentro casa nostra, proprio come ci riportano i numerosi casi di cronaca riguardanti i femminicidi o casi di violenza.

Esattamente di queste due tematiche forti e contemporanee, violenza sulle donne e integrazione, scrive l’autrice Marika Campeti (nella foto) nel suo libro “Il segreto di vicolo delle Belle” edito Apollo Edizioni.

Marika è stata invitata in molteplici occasioni per parlare di integrazione e violenza contro le donne in diversi contesti storici e sociali. Prima di Natale è stata invitata dall’AMSI (Associaizone medici stranieri in italia) e COMAI (comitato medici arabi in italia) presso il teatro delle Valli, per parlare proprio dell’importanza dell’integrazione e dell’incontro sociale e culturale che si svolge tra due protagonisti del romanzo.  L'8 marzo è stata invitata dall'Unicef a parlarne nel carcere di Civitavecchia, sezione femminile, e proprio per le tematiche che affronta nel romanzo in occasione del 25 Novembre, giornata internazionale contro la violenza sulla donna, e a parlare sul palco dal Comune di Ladispoli proprio della violenza domestica, subita da una delle protagoniste del romanzo.

Il segreto di Vicolo delle Belle ha visto il suo esordio a Terracina, per il Terracina Book Festival, il 30 agosto, successivamente è stato presentato il 9 settembre a Fiumicino presso il Bioagricola Traiano, e di nuovo a Terracina il 27 Ottobre presso la Biblioteca Olivetti, dove l’autrice ha ricevuto il patrocinio della città di Terracina e la presenza del sindaco. I terracinesi hanno dimostrato molto affetto per l’autrice romana che narra con trasporto e passione le vicende della loro amata città, riempiendo la biblioteca comunale. Per l’occasione la Casa Editrice ha donato 10 copie alla biblioteca, per metterle a disposizione della cittadinanza. Il segreto di Vicolo delle Belle è tra i finalisti del prestigioso premio letterario Michelangelo Buonarroti, e 3° classificato al Premio Letterario Città di Ladispoli 2018. E’ stato presentato il 27 ottobre a Civitavecchia, il 14 e 15 a Roma, il 19 Dicembre a Tivoli, il 6 gennaio a Ostia per l’evento di beneficenza a favore dell’Oasi Linda Penotti. I prossimi appuntamenti saranno il 7 marzo ad Allumiere, il 9 marzo a Ladispoli, il 22 marzo a Terracina, il 23 Marzo a Gaeta.  

Il segreto di Vicolo delle Belle ci guida in un viaggio nella medina di Tangeri dove Sarah, una ragazza in fuga dal passato, cerca di guarire le ferite dell’anima intrecciando una relazione con Hossam: un misterioso tessitore di tappeti che le farà vivere i preparativi del matrimonio berbero, travolgendola in una passione accecante. Ma la malattia di sua nonna Sofia richiamerà Sarah in Italia, e la metterà sulle tracce di un doloroso segreto celato trai vicoli antichi della città di Terracina. È proprio lì che andrà, per scoprire la verità sul passato della nonna, respirando il polveroso odore di un segreto impronunciabile. Il 4 settembre 1943 la città di Terracina veniva attaccata dal cielo: sotto i bombardamenti i destini di due donne si intrecceranno per sempre. È Nina a lasciare le tracce di un peccato inconfessabile: una donna nascosta tra le alte scale di Vicolo delle Belle, che tesse senza pietà il destino delle generazioni future. Una storia carica di tensione e colpi di scena, passioni clandestine, lussuriosi sospiri, amori impossibili, radici negate e prigioni invisibili.

Marika, come nasce Il segreto di vicolo delle Belle e perché?

Il romanzo nasce in un periodo particolare della mia vita, ero da poco diventata mamma e guardando il mio bambino nella culla, mi sono resa conto che il mio sogno più grande, quello di scrivere un romanzo e pubblicarlo, era rimasto nel cassetto. Dopo la gravidanza ci si scopre donne diverse, più mature, si fanno un po’ i conti con quello che si è state fino a quel momento, per capire se il frutto del tuo grembo, un girono potrà essere orgoglioso della persona che lo ha creato. Io ero molto felice, un bel lavoro, una bella famiglia, una nuova vita da stringere tra le braccia… ma quel sogno chiuso nel cassetto mi pesava. Come potevo insegnare l’importanza del credere nei sogni, se il mio era rimasto lì? E così, ho preso coraggio, e ho scritto Il Segreto di Vicolo delle belle, un romanzo di 534 pagine, un romanzo dove ho sviscerato tutto di me, le mie paure, i miei sogni, le mie speranze, trasfigurandole dentro l’anima di molteplici personaggi. 

Nel tuo romanzo narri di diverse tematiche. Cosa accade alla protagonista? In che modo tratti la violenza sulle donne?

La violenza sulle donne è trattata in modo diverso per due diverse protagoniste. Una è il personaggio più amato dai lettori: Nina. Nina è una famosa cortigiana che opera la sua arte nella seconda guerra mondiale, è cinica, arrivista, calcolatrice, tesse senza pietà una trappola malvagia alle spalle di un’altra donna, che cambierà non solo la sua vita, ma quella delle generazioni a venire. Nel corso della lettura si capisce perché Nina è così fredda e apparentemente senza cuore. Da bambina, invece di essere amata e protetta, ha vissuto la forma più bieca di violenza, l’abuso che non potrà mai dimenticare e che segnerà per sempre il suo carattere e la sua fame di riscatto. Un’altra protagonista Rosa, vive invece quella che oggi è chiamata la violenza nascosta, quella che si svolge in segreto nelle mura domestiche. Questa donna, che è tra le 4 protagoniste femminili, la più dolce e buona, vive una trappola ogni giorno, una prigione invisibile che la logora dentro la casa coniugale. Il marito, un uomo che ha dovuto sposare in un matrimonio riparatore, incurante del suo stato di gravidanza, abusa di lei, fisicamente e psicologicamente, riducendola ad uno stato di terrore indescrivibile. Rosa vive la sua giornata pregando di vederlo addormentarsi presto nel letto matrimoniale, in modo da non dover subire le sue angherie e le sue violenze fisiche. Questa pagine, hanno toccato molto le lettrici, molte mi hanno scritto di aver pianto leggendo la triste storia di Rosa, la sua tortura psicologica nelle ore di attesa dal ritorno del marito a casa, sono pagine forti, perché raccontano la verità, la verità che purtroppo troppe donne ancora oggi stanno subendo in silenzio. 

Cosa occorrerebbe fare, secondo te, per arginare questo dilagante fenomeno; e da cosa è dipeso, a tuo avviso?

La violenza sulle donne sicuramente c’è da sempre. Non a caso, io ne parlo al passato, in quanto sia Nina che Rosa sono due protagoniste della seconda guerra mondiale. Ne ho voluto parlare al passato proprio per un motivo specifico. Leggendo di qualcosa che è successo tempo fa, si ha una sorta di “distacco” nella lettura, che si inizia senza prenderne le distanze, senza “premunirsi”. Per questo, poi ci si identifica, e per questo molte donne mi hanno detto di aver pianto amaramente, perché le pagine ti colpiscono come un pugno allo stomaco, lì dove la lettrice si è lasciata andare, pensando che quello che stava leggendo, fosse una cosa lontana, che non la riguardasse da vicino. 

Affronti anche il delicato discorso dell’integrazione: cos’è per te? E perché per certi popoli è ancora difficile accettarla?

Sarah, Sofia, Nina e Rosa sono le quattro protagoniste femminili, e vivono apparentemente delle storie diverse, in diverse epoche che invece nel finale si intrecciano in un’unica storia. Sarah è la protagonista del presente e vive quello che ai nostri giorni è uno dei problemi chiavi di una società che con la velocità della comunicazione presente oggi, non riesce comunque a vincere la paura della diversità. Sarah vive una storia di amore quasi impossibile al giorno d’oggi, lei è una ragazza italiana di buona famiglia, e si innamora in modo appassionato di Hossam, un ragazzo berbero che intesse sciarpe e tappeti a Tangeri, la città portuale del Marocco, crocevia di religioni e culture. Il modo di vivere e anche di amare di Sarah e Hossam è completamente diverso. Lei è cristiana, lui musulmano, lei è una ragazza libera, che viaggia da sola e vive da sola, lui proviene da una famiglia tradizionale berbera, dove le donne portano il velo, si sposano non per scelta, e vivono negli spazi dedicati alle donne, i cosìdetti “Harem”. La loro relazione, passionale e ad alta tensione erotica, vive le difficoltà della mancanza di comunicazione, dell’impossibilità di comprendere le ragioni culturali dell’uno e dell’altro. Quello che cerco di far trapelare, attraverso il romanzo, è che vincendo la paura, si può arrivare alla conoscenza. Per questo, nonostante tutto, alla fine i due giovani si affidano nonostante le molteplici difficoltà, al linguaggio universale dell’amore. 

Un’altra tematica che tocchi riguarda l’amore tra culture diverse. Si sa, i sentimenti non hanno colore né nazionalità, ma quanto pensi influisca la religione in un rapporto tra, per esempio, una cristiana e un musulmano?

Nella storia di Sarah e Hossam la diversità religiosa influisce molto, perché lui non riesce a comprendere alcuni suoi comportamenti, come ad esempio parlare con altri ragazzi, vestirsi in modo libero, avere amici di sesso maschile al di fuori della cerchia famigliare, tutte cose che nella sua famiglia non sono comportamenti consoni alle donne. C’è poi da dire che nella religione islamica è anche consentita la poligamia, cosa che Sarah non potrà mai comprendere. Anche il discorso dell’amore è vissuto in modo diverso da entrambi. Sarah si trova infatti come ospite al matrimonio della sorella di Hossam : Fatima. Potrà assistere ai rituali femminili della preparazione al matrimonio, come la cerimonia della henna e i festeggiamenti che si svolgono solo tra donne, ma capirà che Fatima non si sposa per amore, ma per convenienza, eppure, tutti nella famiglia ne sono felici, Fatima compresa. 

Un altro capitolo ci fa rivivere i bombardamenti del 1943. Ce ne vuoi parlare?

Il bombardamento del 4 settembre 1943 sulla città di Terracina è un episodio che mi porto dietro dalla mia infanzia. Mia nonna ha una casa a Terracina, nel centro storico, e passando con lei le vacanze da bambina, ascoltavo i racconti delle vecchiette che erano sfuggite alle bombe, scappando per le campagne e rifugiandosi nelle grotte. Al loro ritorno la città era distrutta e tutti dovettero scappare e trovare rifugio altrove, per poi tornare e ricostruirla dopo la liberazione. Mi affascinava così tanto il racconto di quelle donne anziane, che loro condivano sempre con qualche segreto sussurrato o pettegolezzo, che quando furono troppo vecchie per poter vivere nelle loro case dei vicoli stretti e pieni di scale, di nascosto da mia nonna andavo a trovarle alla casa di riposo Curzio Salvini, e mi facevo raccontare ancora e ancora…Ovviamente ho dovuto fare una approfondita ricerca sui fatti storici, perché il mio amore per la città di Terracina mi ha spinto a voler trattare l’argomento in modo molto serio e approfondito, ma è da lì che sono partita, dai racconti delle donne che durante la seconda guerra mondiale erano rimaste da sole, senza la protezione dei loro mariti. 

Qual è, a tuo avviso, il passaggio più significativo del tuo libro?

Nel romanzo ci sono molti colpi di scena, quindi è difficile per me scegliere…posso dire però di essere molto legata alla storia d’amore tra Francesco e Sofia, i protagonisti degli anni 90, perché racconta di un sentimento che nasce tra due persone non più giovanissime, che scoprono di essere capaci di emozionarsi e amare al di là di qualsiasi convenzione e regola. 

La copertina del tuo libro è stata dipinta da una pittrice dopo aver letto il romanzo. A cosa si ispira?

La copertina è stata dipinta dalla pittrice Barbara di Mauro, e si ispira alle emozioni che lei stessa ha provato dopo aver letto il romanzo. Ha dipinto la tela in una notte e l’ha riempita di dettagli materici reali, ovvero non li ha dipinti, ma li ha proprio “intrappolati” sotto la resina nel quadro.  Nella tela infatti si trovano questi particolari che richiamano la trama del libro, un cristallo di rocca, una medaglietta della vergine Maria, dei sassolini che sono stati ricavati da un muro, una vecchia chiave. Materiali che sono stati “scovati” dalla pittrice nei suoi cassetti, e considerati perfetti per entrare a far parte della tela. A fine lavoro, sia la parte dipinta che quella “materica” sono state unite per sempre da uno strato di resina che ha fissato il tutto. La copertina rappresenta il quadro spezzettato in varie parti, neanche un fotografo professionista è riuscito a fotografarlo per intero, in quanto la tela è piena di luce, ed è impossibile fotografarla senza riflessi. Barbara non ha dormito, si è dedicata una notte intera alla pittura, tirando fuori le emozioni che la storia le aveva trasmesso. Sulla parte davanti della copertina ci sono Sarah e Sofia, mentre sulla parte dietro Nina e Rosa. 

Cosa ti ha lasciato questa esperienza?

Sono felicissima, non mi aspettavo tutto questo. Moltissime persone mi scrivono, e con molte lettrici ho instaurato un bellissimo rapporto di amicizia. Questo romanzo è stato un bellissimo regalo, mi sta donando tanto, sono fiera e grata alla vita e alla mia determinazione. 

Come è stato accolto il tuo romanzo dalla critica, italiana e non?

Basta seguire la pagina ufficiale di facebbok “Il segreto di vicolo delle belle” per accorgersi che le persone lo hanno amato davvero, e continuano a scrivermi e chiedermi quando pubblicherò il prossimo libro. Per ora stiamo all’ottava ristampa e in meno di 5 mesi il mio romanzo è diventato un best seller della casa editrice Apollo Edizioni. 

A tuo avviso, cosa occorrerebbe fare nel nostro paese affinché si abbattano i muri di diffidenza che spesso ancora resistono verse certe culture, come per esempio quella islamica?

La cultura islamica è una cultura bellissima, ricca di storia, poesia, bellezza e amore. Bisogna conoscerla, senza giudizio, non avere paura di ciò che non comprendiamo. I musulmani sono molto ospitali, parte della loro religione si basa proprio sull’accoglienza e l’ospitalità, io l’ho provato sulla mia pelle, è davvero bello sedersi davanti a un tè alla menta e parlare, parlare e parlare, senza pregiudizi, solo per conoscere. Se ne esce davvero arricchiti, a livello sociale e culturale, ma soprattutto umano. 

Però ti chiedo anche l’inverso: cosa pensi potrebbero fare gli stranieri che vengono nel nostro Paese, in cerca di un futuro migliore, per integrarsi meglio?

Non è facile per un musulmano nato in Italia, figurati per uno straniero che arriva in Italia. Questa è una domanda che può avere soltanto una risposa complessa e articolata. Dipende da quale tipo di straniero si parla, come è venuto, e da dove è venuto. Diciamo che in linea generale, tutti, da una parte e dall’altra, dovrebbero avere meno pregiudizi, e tendersi se non una mano, almeno sfiorarsela reciprocamente. 

La storia che racconti è intensa e articolata, abbraccia vari periodi e intreccia diversi paesi, immagino celi svariati messaggi indirizzati ai lettori. Quali sono?

Prima di tutto la tolleranza, sotto vari punti di vista, in quanto affronto anche l’argomento dell’omosessualità. Poi l’amore, che è visto in varie sfaccettature, dall’amore tra uomo e donna, all’amore per i figli, e la famiglia, all’amore per la propria città e le proprie origini.  Alla fine di tutto, resta un grande messaggio: quello dell’importanza del perdono. 

Progetti futuri?

Sto scrivendo il mio secondo romanzo, anche questo affronta delle tematiche importanti, ed è ambientato tra Oriente e Occidente. Non so ancora quando lo finirò perché la promozione del Segreto di vicolo delle Belle mi impegna molto, e da qui a questa estate sto organizzando molte presentazioni da seguire. Io e mio marito, da pochi mesi, abbiamo scelto una casetta nel bosco per ritirarci con la famiglia nei week end in cui non sono impegnata, in Umbria. Appena possiamo, partiamo, e io scrivo immersa nel verde, nella pace assoluta. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Oggi più che mai c’è bisogno di tolleranza verso altre culture, spirito di fratellanza e altruismo per facilitare chi è in difficoltà. La mescolanza fra diverse etnie può solo arricchire, ma è necessario superare i pregiudizi. Bisogna saper guardare oltre certe minoranze. Integrarsi in un altro popolo non significa perdere le proprie radici, così come accettare altre culture non vuol dire sbiadire la propria. 

Spesso i nemici non arrivano da un altro paese, ma da dentro casa nostra, proprio come ci riportano i numerosi casi di cronaca riguardanti i femminicidi o casi di violenza.

Esattamente di queste due tematiche forti e contemporanee, violenza sulle donne e integrazione, scrive l’autrice Marika Campeti nel suo libro “Il segreto di vicolo delle Belle” edito Apollo Edizioni.

Marika è stata invitata in molteplici occasioni per parlare di integrazione e violenza contro le donne in diversi contesti storici e sociali. Prima di Natale è stata invitata dall’AMSI (Associaizone medici stranieri in italia) e COMAI (comitato medici arabi in italia) presso il teatro delle Valli, per parlare proprio dell’importanza dell’integrazione e dell’incontro sociale e culturale che si svolge tra due protagonisti del romanzo.  L'8 marzo è stata invitata dall'Unicef a parlarne nel carcere di Civitavecchia, sezione femminile, e proprio per le tematiche che affronta nel romanzo in occasione del 25 Novembre, giornata internazionale contro la violenza sulla donna, e a parlare sul palco dal Comune di Ladispoli proprio della violenza domestica, subita da una delle protagoniste del romanzo.

Il segreto di Vicolo delle Belle ha visto il suo esordio a Terracina, per il Terracina Book Festival, il 30 agosto, successivamente è stato presentato il 9 settembre a Fiumicino presso il Bioagricola Traiano, e di nuovo a Terracina il 27 Ottobre presso la Biblioteca Olivetti, dove l’autrice ha ricevuto il patrocinio della città di Terracina e la presenza del sindaco. I terracinesi hanno dimostrato molto affetto per l’autrice romana che narra con trasporto e passione le vicende della loro amata città, riempiendo la biblioteca comunale. Per l’occasione la Casa Editrice ha donato 10 copie alla biblioteca, per metterle a disposizione della cittadinanza. Il segreto di Vicolo delle Belle è tra i finalisti del prestigioso premio letterario Michelangelo Buonarroti, e 3° classificato al Premio Letterario Città di Ladispoli 2018. E’ stato presentato il 27 ottobre a Civitavecchia, il 14 e 15 a Roma, il 19 Dicembre a Tivoli, il 6 gennaio a Ostia per l’evento di beneficenza a favore dell’Oasi Linda Penotti. I prossimi appuntamenti saranno il 7 marzo ad Allumiere, il 9 marzo a Ladispoli, il 22 marzo a Terracina, il 23 Marzo a Gaeta.  

Il segreto di Vicolo delle Belle ci guida in un viaggio nella medina di Tangeri dove Sarah, una ragazza in fuga dal passato, cerca di guarire le ferite dell’anima intrecciando una relazione con Hossam: un misterioso tessitore di tappeti che le farà vivere i preparativi del matrimonio berbero, travolgendola in una passione accecante. Ma la malattia di sua nonna Sofia richiamerà Sarah in Italia, e la metterà sulle tracce di un doloroso segreto celato trai vicoli antichi della città di Terracina. È proprio lì che andrà, per scoprire la verità sul passato della nonna, respirando il polveroso odore di un segreto impronunciabile. Il 4 settembre 1943 la città di Terracina veniva attaccata dal cielo: sotto i bombardamenti i destini di due donne si intrecceranno per sempre. È Nina a lasciare le tracce di un peccato inconfessabile: una donna nascosta tra le alte scale di Vicolo delle Belle, che tesse senza pietà il destino delle generazioni future. Una storia carica di tensione e colpi di scena, passioni clandestine, lussuriosi sospiri, amori impossibili, radici negate e prigioni invisibili.

Marika, come nasce Il segreto di vicolo delle Belle e perché?

Il romanzo nasce in un periodo particolare della mia vita, ero da poco diventata mamma e guardando il mio bambino nella culla, mi sono resa conto che il mio sogno più grande, quello di scrivere un romanzo e pubblicarlo, era rimasto nel cassetto. Dopo la gravidanza ci si scopre donne diverse, più mature, si fanno un po’ i conti con quello che si è state fino a quel momento, per capire se il frutto del tuo grembo, un girono potrà essere orgoglioso della persona che lo ha creato. Io ero molto felice, un bel lavoro, una bella famiglia, una nuova vita da stringere tra le braccia… ma quel sogno chiuso nel cassetto mi pesava. Come potevo insegnare l’importanza del credere nei sogni, se il mio era rimasto lì? E così, ho preso coraggio, e ho scritto Il Segreto di Vicolo delle belle, un romanzo di 534 pagine, un romanzo dove ho sviscerato tutto di me, le mie paure, i miei sogni, le mie speranze, trasfigurandole dentro l’anima di molteplici personaggi. 

Nel tuo romanzo narri di diverse tematiche. Cosa accade alla protagonista? In che modo tratti la violenza sulle donne?

La violenza sulle donne è trattata in modo diverso per due diverse protagoniste. Una è il personaggio più amato dai lettori: Nina. Nina è una famosa cortigiana che opera la sua arte nella seconda guerra mondiale, è cinica, arrivista, calcolatrice, tesse senza pietà una trappola malvagia alle spalle di un’altra donna, che cambierà non solo la sua vita, ma quella delle generazioni a venire. Nel corso della lettura si capisce perché Nina è così fredda e apparentemente senza cuore. Da bambina, invece di essere amata e protetta, ha vissuto la forma più bieca di violenza, l’abuso che non potrà mai dimenticare e che segnerà per sempre il suo carattere e la sua fame di riscatto. Un’altra protagonista Rosa, vive invece quella che oggi è chiamata la violenza nascosta, quella che si svolge in segreto nelle mura domestiche. Questa donna, che è tra le 4 protagoniste femminili, la più dolce e buona, vive una trappola ogni giorno, una prigione invisibile che la logora dentro la casa coniugale. Il marito, un uomo che ha dovuto sposare in un matrimonio riparatore, incurante del suo stato di gravidanza, abusa di lei, fisicamente e psicologicamente, riducendola ad uno stato di terrore indescrivibile. Rosa vive la sua giornata pregando di vederlo addormentarsi presto nel letto matrimoniale, in modo da non dover subire le sue angherie e le sue violenze fisiche. Questa pagine, hanno toccato molto le lettrici, molte mi hanno scritto di aver pianto leggendo la triste storia di Rosa, la sua tortura psicologica nelle ore di attesa dal ritorno del marito a casa, sono pagine forti, perché raccontano la verità, la verità che purtroppo troppe donne ancora oggi stanno subendo in silenzio. 

Cosa occorrerebbe fare, secondo te, per arginare questo dilagante fenomeno; e da cosa è dipeso, a tuo avviso?

La violenza sulle donne sicuramente c’è da sempre. Non a caso, io ne parlo al passato, in quanto sia Nina che Rosa sono due protagoniste della seconda guerra mondiale. Ne ho voluto parlare al passato proprio per un motivo specifico. Leggendo di qualcosa che è successo tempo fa, si ha una sorta di “distacco” nella lettura, che si inizia senza prenderne le distanze, senza “premunirsi”. Per questo, poi ci si identifica, e per questo molte donne mi hanno detto di aver pianto amaramente, perché le pagine ti colpiscono come un pugno allo stomaco, lì dove la lettrice si è lasciata andare, pensando che quello che stava leggendo, fosse una cosa lontana, che non la riguardasse da vicino. 

Affronti anche il delicato discorso dell’integrazione: cos’è per te? E perché per certi popoli è ancora difficile accettarla?

Sarah, Sofia, Nina e Rosa sono le quattro protagoniste femminili, e vivono apparentemente delle storie diverse, in diverse epoche che invece nel finale si intrecciano in un’unica storia. Sarah è la protagonista del presente e vive quello che ai nostri giorni è uno dei problemi chiavi di una società che con la velocità della comunicazione presente oggi, non riesce comunque a vincere la paura della diversità. Sarah vive una storia di amore quasi impossibile al giorno d’oggi, lei è una ragazza italiana di buona famiglia, e si innamora in modo appassionato di Hossam, un ragazzo berbero che intesse sciarpe e tappeti a Tangeri, la città portuale del Marocco, crocevia di religioni e culture. Il modo di vivere e anche di amare di Sarah e Hossam è completamente diverso. Lei è cristiana, lui musulmano, lei è una ragazza libera, che viaggia da sola e vive da sola, lui proviene da una famiglia tradizionale berbera, dove le donne portano il velo, si sposano non per scelta, e vivono negli spazi dedicati alle donne, i cosìdetti “Harem”. La loro relazione, passionale e ad alta tensione erotica, vive le difficoltà della mancanza di comunicazione, dell’impossibilità di comprendere le ragioni culturali dell’uno e dell’altro. Quello che cerco di far trapelare, attraverso il romanzo, è che vincendo la paura, si può arrivare alla conoscenza. Per questo, nonostante tutto, alla fine i due giovani si affidano nonostante le molteplici difficoltà, al linguaggio universale dell’amore. 

Un’altra tematica che tocchi riguarda l’amore tra culture diverse. Si sa, i sentimenti non hanno colore né nazionalità, ma quanto pensi influisca la religione in un rapporto tra, per esempio, una cristiana e un musulmano?

Nella storia di Sarah e Hossam la diversità religiosa influisce molto, perché lui non riesce a comprendere alcuni suoi comportamenti, come ad esempio parlare con altri ragazzi, vestirsi in modo libero, avere amici di sesso maschile al di fuori della cerchia famigliare, tutte cose che nella sua famiglia non sono comportamenti consoni alle donne. C’è poi da dire che nella religione islamica è anche consentita la poligamia, cosa che Sarah non potrà mai comprendere. Anche il discorso dell’amore è vissuto in modo diverso da entrambi. Sarah si trova infatti come ospite al matrimonio della sorella di Hossam : Fatima. Potrà assistere ai rituali femminili della preparazione al matrimonio, come la cerimonia della henna e i festeggiamenti che si svolgono solo tra donne, ma capirà che Fatima non si sposa per amore, ma per convenienza, eppure, tutti nella famiglia ne sono felici, Fatima compresa. 

Un altro capitolo ci fa rivivere i bombardamenti del 1943. Ce ne vuoi parlare?

Il bombardamento del 4 settembre 1943 sulla città di Terracina è un episodio che mi porto dietro dalla mia infanzia. Mia nonna ha una casa a Terracina, nel centro storico, e passando con lei le vacanze da bambina, ascoltavo i racconti delle vecchiette che erano sfuggite alle bombe, scappando per le campagne e rifugiandosi nelle grotte. Al loro ritorno la città era distrutta e tutti dovettero scappare e trovare rifugio altrove, per poi tornare e ricostruirla dopo la liberazione. Mi affascinava così tanto il racconto di quelle donne anziane, che loro condivano sempre con qualche segreto sussurrato o pettegolezzo, che quando furono troppo vecchie per poter vivere nelle loro case dei vicoli stretti e pieni di scale, di nascosto da mia nonna andavo a trovarle alla casa di riposo Curzio Salvini, e mi facevo raccontare ancora e ancora…Ovviamente ho dovuto fare una approfondita ricerca sui fatti storici, perché il mio amore per la città di Terracina mi ha spinto a voler trattare l’argomento in modo molto serio e approfondito, ma è da lì che sono partita, dai racconti delle donne che durante la seconda guerra mondiale erano rimaste da sole, senza la protezione dei loro mariti. 

Qual è, a tuo avviso, il passaggio più significativo del tuo libro?

Nel romanzo ci sono molti colpi di scena, quindi è difficile per me scegliere…posso dire però di essere molto legata alla storia d’amore tra Francesco e Sofia, i protagonisti degli anni 90, perché racconta di un sentimento che nasce tra due persone non più giovanissime, che scoprono di essere capaci di emozionarsi e amare al di là di qualsiasi convenzione e regola. 

La copertina del tuo libro è stata dipinta da una pittrice dopo aver letto il romanzo. A cosa si ispira?

La copertina è stata dipinta dalla pittrice Barbara di Mauro, e si ispira alle emozioni che lei stessa ha provato dopo aver letto il romanzo. Ha dipinto la tela in una notte e l’ha riempita di dettagli materici reali, ovvero non li ha dipinti, ma li ha proprio “intrappolati” sotto la resina nel quadro.  Nella tela infatti si trovano questi particolari che richiamano la trama del libro, un cristallo di rocca, una medaglietta della vergine Maria, dei sassolini che sono stati ricavati da un muro, una vecchia chiave. Materiali che sono stati “scovati” dalla pittrice nei suoi cassetti, e considerati perfetti per entrare a far parte della tela. A fine lavoro, sia la parte dipinta che quella “materica” sono state unite per sempre da uno strato di resina che ha fissato il tutto. La copertina rappresenta il quadro spezzettato in varie parti, neanche un fotografo professionista è riuscito a fotografarlo per intero, in quanto la tela è piena di luce, ed è impossibile fotografarla senza riflessi. Barbara non ha dormito, si è dedicata una notte intera alla pittura, tirando fuori le emozioni che la storia le aveva trasmesso. Sulla parte davanti della copertina ci sono Sarah e Sofia, mentre sulla parte dietro Nina e Rosa. 

Cosa ti ha lasciato questa esperienza?

Sono felicissima, non mi aspettavo tutto questo. Moltissime persone mi scrivono, e con molte lettrici ho instaurato un bellissimo rapporto di amicizia. Questo romanzo è stato un bellissimo regalo, mi sta donando tanto, sono fiera e grata alla vita e alla mia determinazione. 

Come è stato accolto il tuo romanzo dalla critica, italiana e non?

Basta seguire la pagina ufficiale di facebbok “Il segreto di vicolo delle belle” per accorgersi che le persone lo hanno amato davvero, e continuano a scrivermi e chiedermi quando pubblicherò il prossimo libro. Per ora stiamo all’ottava ristampa e in meno di 5 mesi il mio romanzo è diventato un best seller della casa editrice Apollo Edizioni. 

A tuo avviso, cosa occorrerebbe fare nel nostro paese affinché si abbattano i muri di diffidenza che spesso ancora resistono verse certe culture, come per esempio quella islamica?

La cultura islamica è una cultura bellissima, ricca di storia, poesia, bellezza e amore. Bisogna conoscerla, senza giudizio, non avere paura di ciò che non comprendiamo. I musulmani sono molto ospitali, parte della loro religione si basa proprio sull’accoglienza e l’ospitalità, io l’ho provato sulla mia pelle, è davvero bello sedersi davanti a un tè alla menta e parlare, parlare e parlare, senza pregiudizi, solo per conoscere. Se ne esce davvero arricchiti, a livello sociale e culturale, ma soprattutto umano. 

Però ti chiedo anche l’inverso: cosa pensi potrebbero fare gli stranieri che vengono nel nostro Paese, in cerca di un futuro migliore, per integrarsi meglio?

Non è facile per un musulmano nato in Italia, figurati per uno straniero che arriva in Italia. Questa è una domanda che può avere soltanto una risposa complessa e articolata. Dipende da quale tipo di straniero si parla, come è venuto, e da dove è venuto. Diciamo che in linea generale, tutti, da una parte e dall’altra, dovrebbero avere meno pregiudizi, e tendersi se non una mano, almeno sfiorarsela reciprocamente. 

La storia che racconti è intensa e articolata, abbraccia vari periodi e intreccia diversi paesi, immagino celi svariati messaggi indirizzati ai lettori. Quali sono?

Prima di tutto la tolleranza, sotto vari punti di vista, in quanto affronto anche l’argomento dell’omosessualità. Poi l’amore, che è visto in varie sfaccettature, dall’amore tra uomo e donna, all’amore per i figli, e la famiglia, all’amore per la propria città e le proprie origini.  Alla fine di tutto, resta un grande messaggio: quello dell’importanza del perdono. 

Progetti futuri?

Sto scrivendo il mio secondo romanzo, anche questo affronta delle tematiche importanti, ed è ambientato tra Oriente e Occidente. Non so ancora quando lo finirò perché la promozione del Segreto di vicolo delle Belle mi impegna molto, e da qui a questa estate sto organizzando molte presentazioni da seguire. Io e mio marito, da pochi mesi, abbiamo scelto una casetta nel bosco per ritirarci con la famiglia nei week end in cui non sono impegnata, in Umbria. Appena possiamo, partiamo, e io scrivo immersa nel verde, nella pace assoluta. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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"Mai dimenticherò il tuo sorriso..."
"Mai dimenticherò il tuo sorriso..."
Commosso messaggio della grande alpinista francese Elisabeth Revol a Daniele Nardi e Tom Ballard. "Felice di avere imparato da lui, di essere ispirata, in una stella ritroverò il tuo sguardo"
Emanuela, i suoi resti nel cimitero teutonico?
Emanuela, i suoi resti nel cimitero teutonico?
Una lettera anonima inviata alla famiglia nell'estate scorsa indica una tomba in cui sarebbe stato nascosto il corpo di Emanuela. Chiesta la riapertura al Vaticano, presto la risposta. Dettagli inquietanti
"Rivivo l'incubo di 24 anni fa"
"Rivivo l
Jim Ballard, il padre di Tom, rievoca le ore in cui la moglie Alison morì travolta da un Ana valanga durante la discesa dal k2 nel 1995
NANGA PARBAT KILLER DEGLI ALPINISTI
La tenda vuota e invasa dalla neve
NANGA PARBAT KILLER DEGLI ALPINISTI<br>La tenda vuota e invasa dalla neve
Daniele Nardi e Tom Ballard in silenzio radio da domenica, a oltre 6mila metri del Nanga Pargat (8162 mt. Riprese le ricerche con l'elicottero. Alpinisti esperti e preparati, la sfida allo Sperone Mummery
Uccide la madre a la mangia insieme al cane
Uccide la madre a la mangia insieme al cane
La vita difficile fra madre e figlio si trasforma in una tragedia dai contorni macabri: dopo l’omicidio, il giovane ha sezionato il corpo della madre per mangiarlo, dividendolo con il suo cane. A dare l'allarme un'amica della vittima
MENO UNO, AIUTI UMANITARI AI CONFINI
MENO UNO, AIUTI UMANITARI AI CONFINI
L'ambasciatrice in Brasile nominata dal presidente ad interim sta coordinando le operazioni prima dell'invio, previsto per le prime ore di domani. Maduro manda i blindati. Ma Guaidò pronto a resistere "in modo pacifico"
Ma Brasile e Colombia inviano soldati'>MADURO INSULTA GUAIDO'
Ma Brasile e Colombia inviano soldati
MADURO INSULTA GUAIDOMa Brasile e Colombia inviano soldati' class='article_img2'>
Il dittatore chavista alla cerimonia per la laurea di 128 medici ("Fate come Che Guevara") sferra un duro attacco al presidente ad interim. Colonnello si ribella al regime e invita i militari a non impedire l'invio di aiuti umanitari