La fine dell’angelo della Grenfell Tower

| Nel marzo di un anno fa, la dottoressa Deborah Lamont è stata trovata senza vita nella stanza di un hotel, ma l’inchiesta si è chiusa in questi giorni. Era stata fra le prima a portare aiuto alle vittime del rogo del grattacielo londinese

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La notte del 14 giugno 2017, quella in cui la “Grenfell Tower” di Londra è diventata un tizzone alto 24 piani che ha ucciso 72 persone, Deborah Lamont era stata fra le prime ad arrivare sul posto: lavorava a Dinas Powys, una cittadina del Galles, ed era saltata sul primo treno disponibile per Londra con l’idea di dare il proprio contributo di fronte all’immensa tragedia che si stava consumando. Aveva 44 anni ed era un medico della “Croce Rossa” britannica: in tanti anni passati ad attraversare di notte le strade di cose orribili ne aveva viste fin troppe, ma un grattacielo pieno di gente che bruciava come un fiammifero, quello mai.

Da quella notte l’avevano soprannominata “l’angelo del Grenfell”: aveva fatto tutto quello che era nelle sue possibilità per salvare e confortare chi usciva dall’inferno della Grenfell, ferito dentro e fuori. E mesi dopo aveva ricevuto la “Henry Dunant”, la più alta onorificenza che la Croce Rossa prevista per i propri membri. Lei aveva commentato con gli lucidi: “Niente avrebbe potuto prepararci al terribile spettacolo che ci aspettava quella notte. La zona era buia e invasa dal fumo: la gente era sfinita, arrabbiata e smarrita, cercavamo di ascoltarli e calmarli. È stato emotivamente molto difficile e non dimenticherò mai le scene che ho visto, ma sarei pronta a offrirmi di nuovo volontaria, perché questa è la ragione per cui ho scelto di diventare un medico”.

Tanto brava a curare ed aiutare il prossimo, ma incapace di sopravvivere a se stessa, il 28 marzo dello scorso anno Deborah Lamont è stata trovata morta, appesa ad un cappio nella stanza di un hotel. Ma la conclusione dell’inchiesta, che ha stabilito si sia trattato di suicidio, è stata resa nota soltanto in queste ore.

Da anni, dice chi la conosceva, Deborah lottava contro una profonda forma di depressione, alternando momenti di buio assoluto ad altri in cui, bene o male, riusciva ad affrontare il mondo. A peggiorare la situazione il divorzio dal marito, a cui era legatissima.

Nelle ore precedenti al suicidio fra chi la conosceva c’era forte preoccupazione: l’avevano sentita particolarmente giù, senza forze. Jim Rees, un collega della Croce Rossa con cui aveva avuto una breve relazione, ha riferito che il pomeriggio precedente alla morte aveva ricevuto una serie di SMS allarmanti: “La mia vita è diventata opprimente”, “Credo che l’unico modo per non sentire più dolore sia morire”. Poi l’ultimo: “Il mio tempo su questa terra è finito: è arrivata la mia ora”. L’uomo l’ha chiamata cercando di calmarla e rassicurarla: “Le ho detto che si trattava di momenti no, che bene o male provano tutti, e così come arrivano, se ne vanno. Le ho ricordato che aveva molto da offrire e che tanta gente contava su di lei”. Subito dopo Rees chiama il 999, e qualche minuto più tardi due agenti di polizia bussano alla stanza del “Village Hotel” di Cardiff in cui la dottoressa Lamont alloggiava. Gli agenti la trovano in stato confusionale e in lacrime: notano nell’aria un forte odore di alcol e le prove di un fallito tentativo di impiccagione. Il detective Barry Simpson ricorda che dopo una decina di minuti il suo umore era migliorato in modo “considerevole” prima dell’arrivo dei paramedici e dello stesso Jim Rees, accorso sul posto. Gli agenti erano in dubbio: non sapevano se obbligare la dottoressa Lamont a seguirli in un centro specializzato, ai sensi dell’articolo 136 della legge sulla salute mentale. Lo stesso pensiero dei paramedici, poco convinti di lasciarla da sola. Ma Deborah era stata brava a mentire, assicurando che si era trattato di uno sbaglio e che non aveva alcuna intenzione di togliersi la vita. Insiste per restare, e dopo lunghe discussioni la accontentano: Deborah si sente meglio, ringrazia tutti e si scusa per il fastidio che ha arrecato.

Alle 23:30 la direzione dell’hotel chiama la stazione polizia chiedendo di mandare qualcuno: una donna si era appena impiccata.

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