Sciopero a oltranza per i giornalisti di Condé Nast

| Annunciato da un comunicato sindacale, lo stato di agitazione è scattato dopo il licenziamento improvviso di tre giornaliste. È il secondo caso in Italia dopo quello recente di “Askanews”

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La crisi senza fine dell’editoria sta azzerando un mondo, letteralmente. Perfino “Condé Nast”, casa editrice di alcuni dei più noti periodici mondiali che sembrava un paradiso a parte, sta attraversando un momento enorme difficoltà.

Lo dicono a chiare lettere una perdita di cento milioni di dollari in un anno, la fuga in ordine sparso di alcuni fra i più celebri editors e il licenziamento di 200 dipendenti.

Neanche la proverbiale abilità di Anna Wintour, dal 1988 dispotica e potente direttrice di “Vogue”, la più autorevole rivista di moda, è riuscita finora a risolvere i problemi della corazzata americana che nel 2013 controllava 137 pubblicazioni nel mondo.

Drastica la cura dei vertici di “Condé Nast Italia”, gioiello della compianta Franca Sozzani, costretta a chiudere testate storiche come “L’Uomo Vogue”, “Vogue Bambini”, “Vogue Sposa” e “Vogue Gioiello”, a cui proprio in queste ore si è aggiunto un comunicato sindacale che annuncia l’inizio dei licenziamenti e la proclamazione di uno sciopero a oltranza.

Pubblichiamo integralmente il testo dell’assemblea dei giornalisti, esprimendo la piena e totale solidarietà ai tanti colleghi in difficoltà.

 

Comunicato sindacale dei giornalisti Condé Nast

“Il 26 gennaio l’azienda ha convocato tre colleghe per annunciare loro il licenziamento ai sensi della legge Fornero. Questo è avvenuto nonostante mesi di trattative e incontri volti a gestire senza traumi la chiusura di 4 testate del gruppo, annunciata a luglio, mentre era in atto un contratto di solidarietà difensiva, appena conclusosi.

I giornalisti della Condé Nast, riunitisi in assemblea, esprimono l’assoluta contrarietà alla risoluzione dei rapporti di lavoro, dichiarano lo stato di agitazione e entrano in sciopero a oltranza, fino alla revoca delle tre lettere di licenziamento e all’apertura di un tavolo di confronto con l’azienda e tutte le rappresentanze sindacali.

Chiedono contestualmente il ricollocamento delle colleghe in un’altra testata del gruppo.

L’azienda ha preso la sua decisione in modo unilaterale e senza che ci fosse stato l’incontro di verifica conclusiva della solidarietà, solidarietà che è costata moltissimo ai giornalisti in termini economici e di qualità del lavoro.  Nei due anni in cui essa è stata in vigore, sono usciti dall’azienda 26 giornalisti, che si sommano ai 29 già usciti con quella precedente.

I giornalisti Condé Nast esprimono la propria preoccupazione sul fatto che, a oggi, l’unico piano di rilancio editoriale ipotizzato dall’azienda sia il taglio del personale e senza il ricorso agli ammortizzatori previsti per legge “per intervenire nei casi di reale sofferenza economica delle aziende”.

E ripropongono pubblicamente tre domande che da mesi non ottengono risposta:

1. Il nuovo corso aziendale consiste nell’accelerazione della crisi della carta e nella dismissione delle testate per andare verso una commistione sempre più forte con la pubblicità e fuori dalla deontologia giornalistica?

2. Come sono stati usati i soldi risparmiati grazie al contratto di solidarietà?

3. È possibile che tagliare posti di lavoro sia l’unica strada individuata per far quadrare i conti?”

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