"Assassino già libero, delusa dalla giustizia"

| Amaro sfogo della vedova del poliziotto ucciso dagli ultrà del Catania. Uno degli assassini, condannato a 11 anni, è già libero. "Non c'è certezza della pena". Solidarietà dai colleghi.

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  "Avverto il dolore della sconfitta, ma è la legge". Marisa Grasso, la moglie dell'ispettore ucciso a Catania è delusa: "Appena ho saputo ho sentito come un peso, maggiore amarezza e ingiustizia. Accetto la legge, ma non è giusto, il mio calvario continua: chi è condannato deve scontare tutta la condanna, altrimenti non c'è certezza della pena".

 

 

Poi: "Sono entrata in un'aula di giustizia cercando giustizia. Sono uscita da un incubo con una verità, una sentenza. Era importante per me, la famiglia e per tutti i poliziotti che rischiano la vita, come ha fatto mio marito. Sono orgogliosa di lui e della sua divisa, ma oggi sento amarezza e non giustizia". Solidarietà dai colleghi: "hanno voluto condividere con me la loro amarezza. Da cittadina dico che una condanna deve essere eseguita e una sentenza rispettata. Altrimenti si rischia di fare perdere la fiducia nella giustizia". "Adesso - si interroga - come farò a dire a mio figlio, che aveva sei anni quando è avvenuta la tragedia, che può incontrare per strada uno delle due persone condannate per la morte di suo padre, che è in permesso, invece di stare in carcere? Capirà che è la legge? Ma è giusta questa legge? Io mi sento sconfitta". Daniele Natale Micale, uno dei due ultrà del Catania condannati per la morte dell’ispettore della polizia di Stato Filippo Raciti, è stato posto in stato di semilibertà. Una misura adottata dai giudici da poco prima di Natale. A darne conferma “Il Giornale di Sicilia” che ricorda che Micale, nel novembre del 2012, è stato condannato definitivamente a 11 anni di reclusione per omicidio preterintenzionale ed ha già scontato oltre metà della condanna in carcere a Catania e ha un residuo pena di meno di 4 anni.

Micale, oggi 30enne, esce di carcere al mattino per andare a lavorare per far rientro e trascorrere la notte in carcere.

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