Arriva il Fentanyl, allarme in Europa

| È un allarme lanciato dall’Europol e dall’osservatorio europeo sulle droghe e le tossicodipendenze: l’oppiaceo sintetico nato per scopo medico, è l’eroina del futuro. Ma molto più letale

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Di Germano Longo
Secondo i reparti antidroga delle polizie europee è ormai questione di poco tempo: dopo aver fatto strage negli Stati Uniti, il Fentanyl sta per invadere il vecchio continente. Nel giro dello spaccio lo chiamano “Drop Dead”, “Flatline”, “Great Bear”, “Tango & Cash” o “China Girl”: è cento volte più potente della morfina e almeno 40 più dell’eroina. E come se ancora non bastasse è molto più facile da assumere e facilissimo da trovare, visto che la produzione su larga scala è perfettamente legale. Fu sviluppato negli anni Sessanta per uso clinico: sintetizzato dal dottor Paul Janssen per essere utilizzato in casi di dolore cronico nei malati di tumore o prima di interventi chirurgici, il Fentanyl è attualmente l’oppiaceo sintetico più usato nelle cliniche e negli ospedali.

La grossa fetta del traffico internazionale è in mano ai messicani del cartello di Sinaloa, un’organizzazione così radicata da essere in grado di acquistare la molecola negli Stati Uniti, lavorarla e riportarla in America per essere rivenduta. I margini di guadagno sono enormi: un kg di Fentanyl costa circa 4mila dollari, sufficienti per ricavarne un milione di pastiglie che equivalgono a cinque milioni di dollari di guadagno netto. Numeri che da tempo fanno gola alle organizzazioni criminali che agiscono nel vecchio continente: lo scorso anno, due iracheni sono stati bloccati dai Carabinieri con 2.000 pastiglie davanti ad un liceo di San Donato Milanese. In Svizzera, 40 grammi di Fentanyl sono finiti nelle mani della polizia prima di trasformarsi in 200mila dosi, mentre la Procura di Cosenza ha indagato sei medici di base che prescrivevano quantità industriali di Fentanyl a pusher ben conosciuti dalla giustizia.

Ma forse basta un dato a spiegare quanto letale sia il temibile farmaco analgesico sintetico: qualche giorno fa, la corte dell’appello federale dello stato del Nebraska ha stabilito che il Fentanyl farà parte del cocktail letale destinato alle vene di Carey Dean Moore, sessantenne condannato a morte per l’uccisione di due tassisti a Omaha nel 1979.

Ma questo, volendo, è ancora niente: si calcola che il Fentanyl sia responsabile di almeno 20mila morti negli Stati Uniti per overdose nel solo 2016. Numeri che hanno spinto lo stato di New York a fare causa ai colossi farmaceutici che producono i “fentanili”, e il presidente Trump a dichiarare “l’emergenza nazionale” sulla diffusione di oppiacei.

E se a qualcuno il nome Fentanyl sembra familiare non si sbaglia: nel sangue di Prince, morto il 21 aprile 2016, sono state rinvenute tracce di “Lil Peep”, uno dei suoi derivati più diffusi.

Considerata l’eroina del nuovo millennio, il Fentanyl non ha bisogno del “buco”: si trova sotto forma di pastiglia che può essere ingerita oppure ridotta in polvere per essere fumata o sniffata. La si trova online, venduta sottobanco.

All’arrivo del Fentanyl è dedicato un capitolo della più recente relazione annuale della Direzione Centrale per i servizi antidroga del Viminale relativa al 2017, che denuncia un nuovo aumento delle morti per overdose nel nostro paese, probabilmente dovuto alle prima partite dell’oppiaceo distribuite nelle piazze dello spaccio.

Dati che aumentano vertiginosamente anche nel resto dell’Europa, con numeri significativi nei paesi del nord e nel Regno Unito, dove le forze dell’ordine hanno anche identificato la presenza sul territorio di 25 nuovi oppioidi, di cui 18 direttamente derivati dal Fentanyl.

Finire in overdose, spiegano gli esperti, è facilissimo: basta sbagliare la quantità giusta, che ovviamente è quasi impossibile calcolare a occhio. Poche particelle inalate possono essere letali, come è successo ad un agente di polizia dell’Ohio, finito in overdose dopo aver inavvertitamente inalato una piccola quantità della partita di Fentanyl che stava sequestrando insieme ai colleghi. Non è morto, ma per salvarlo sono state necessarie quattro dosi massicce di trattamento per overdose.

Secondo un studio australiano, “Una volta provato, non si può tornare indietro dal Fentanyl”: in confronto, gli altri oppiacei “sono solo una merda”.

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