Caracas, Rico e l'inferno sulla terra

| Nel libro "I Dannati" (ed. Infinito) di Christiana Ruggeri un drammatico racconto sulla città con il più alto numero di omicidi del mondo. L'io-narrante di un pusher guida nelle viscere di un Paese allo stremo

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Di Floriana Naso

Caracas, Venezuela, detiene il triste primato di città più pericolosa del mondo con i suoi 130,35 omicidi per 100.000 residenti.

La violenza di quest’area è in gran parte correlata alla droga, guidata da trafficanti e alimentata da guerre tra bande, instabilità politica e povertà diffusa, che è stata aggravata da una crescita economica lenta o da stravolgimenti economici. Ed è qui che prende vita la testimonianza vera di Rico, raccontata da Christiana Ruggeri nel libro I DANNATI per Infinito Edizioni.

Rico è uno dei tanti piccoli spacciatori dimenticati dentro al PGV (Penitenciaría General de Venezuela), il carcere di San Juan de Los Morros gestito dai narcotrafficanti. Oltre le sbarre, le guardie bolivariane non entrano. E accade di tutto. Poveri diavoli e assassini sanguinari convivono: i primi subiscono e scompaiono, i secondi spadroneggiano. Rico raccoglie di nascosto le loro storie, per dare un senso ai suoi giorni. Malato e stanco, prima di morire affida il suo reportage dalla fine del mondo, alla goccia bianca, la suora-maestra del PGV. Un documento di denuncia di un Paese e di un sistema, un grido d’aiuto per i suoi compagni di prigionia ma anche una ricerca disperata di assoluzione e di giustizia. Ispirato a una storia vera.

“La situazione all’interno degli istituti di pena in Venezuela è tragica. Il racconto di Riccardo, riportato in questo libro, lascia senza fiato. E Christiana Ruggeri è straordinariamente brava nel renderlo testimonianza drammatica, incalzante, nello scriverne come se avesse visto coi suoi occhi”. (Riccardo Noury)

“La Penitenciaría non è uno strumento di contrasto alla criminalità, ne è semmai la roccaforte. L’inferno di violenza e di ferocia che il libro descrive non è costruito per ridurre il crimine o i reati, ma per comprimerli in uno spazio circoscritto in cui gestirli, monitorarli e, quando è possibile, valorizzarli, ovvero estrarne valore economico attraverso una gestione corrotta del carcere. In questo modo non si contrasta né si riduce la criminalità, ma si prova a relegarla in uno spazio, materiale e simbolico, diverso dal nostro. E questo, che piaccia o meno, accade in ogni Paese al mondo”. (Alessio Scandurra)

Come è nato questo libro?

Le storie ti vengono incontro e, una sera, ho intercettato sulla stampa sudamericana, la missione silenziosa di Neyda Rojas, la suora mercedaria che entra ed esce dall’inferno del PGV. Senza proclami, lo fa da vent’anni. Così ho deciso di cominciare a scavare e mi sono ritrovata in una storia gigantesca. Fatta di mille rivoli disperati. Un labirinto oscuro. E ci sono entrata, per conoscere gli abitanti di quel non-luogo. Un carcere senza guardie, col quadruplo dei detenuti: una vera fabbrica di morte e di raffinazione della droga.

Quanto è stato impegnativo immergersi nella vita di Rico e perché?

Raccontare il carcere da dentro, provare a capire cosa significhi vivere senza libertà, accanto a demoni di vario genere, è impressionante. Come parlare con alcuni detenuti. Mi sono sentita in dovere di farlo come giornalista e come essere umano. Per le vittime dimenticate là dentro, non per i narcos che si arricchiscono come se nulla fosse, anche se condannati. Da cui il taglio di un romanzo reportage.

Leggo che hai partecipato spesso a missioni umanitarie, sei particolarmente legata a quei luoghi?

Sono legata soprattutto ad Haiti: ci sono stata due volte per il Tg2, prima per un reportage e poi per il terremoto del 2010. Ma il mio cuore è in Africa dove, ogni volta, dopo ogni viaggio, torno carica, decisa e con la seria voglia di ‘migliorare’ il mondo. E contagiare gli altri a farlo con me. Non è accettabile che nel 2018 si muoia di fame e malattie banali. E’ ora di dire basta. E raggiungere gli obiettivi del millennio.

Il tuo è un libro denuncia, affinché si faccia luce su quello che succede fuori dalla porta di casa nostra, eppure se ne parla poco, perché secondo te?

Purtroppo in Italia la politica e la cronaca estera sembrano appartenere agli altri. Alle tv straniere. E’ un grande errore. L’Italia è in Europa e nel mondo. Dovremmo ambire ad avere visioni internazionali, trasversali, più aperte e meno prevenute. E’ come se il mondo, l’altro da noi, ci facesse paura. E’ come se ci sentissimo in pericolo, temessimo il ‘lontano’, il ‘diverso’: che siano persone, tradizioni, storie. Una cultura miope e ‘italianocentrica’ è limitata e anacronistica: lo scambio culturale, intellettuale, sono necessari per capire meglio noi stessi e condividere il pianeta nei fatti, non solo a parole.

Pensi che potranno mai migliorare le cose laggiù?

Lo spero. Ma non accadrà se si lasciano i venezuelani da soli. Il Venezuela soffre da anni una crisi politica economica gravissima. La guida Maduro è vergognosa, almeno quanto la sua palese incapacità di leader. La droga sta affossando un Paese meraviglioso. E la popolazione è alla fame. Manca tutto. A cominciare dalle medicine. E dove non c’è lo Stato dilaga la criminalità. Mi dispiace che la comunità internazionale ignori il Venezuela, terra di tanti emigranti italiani. 

Quali sono i sogni e le speranze dei venezuelani, secondo te?

Come ogni popolo credo che i venezuelani vorrebbero alzare la testa e vivere in pace: aprire di nuovo le porte al turismo e godere del paradiso in cui vivono, trasformato in un inferno di violenza e privazioni. 

Cosa ti ha lasciato questa esperienza?

Incredulità. Amarezza. Ma sempre grande interesse a conoscere angoli di mondo. Dietro ad ogni dolore, si accendono speranze e risorse inattese. Questo libro mi ha lasciato molta energia e altrettante riflessioni.

Cosa lascerà invece al lettore?

Spero che il lettore capisca il valore e la preziosità della vita. Qualunque sia. Anche se reietta e dimenticata, l’esistenza è il bene più prezioso che abbiamo. E se, come nel caso di Rico, gli errori sono stati tragici, non significa, comunque, che non ci sia desiderio di redenzione: umana, psicologica e spirituale. Seguire la luce…questo dovrebbe fare ognuno di noi.

Progetti futuri?

Sto chiudendo il prossimo libro. Completamente diverso. E, a parte il mio lavoro agli esteri del Tg2, ho altri progetti nel cassetto. Non li dico per scaramanzia. Portatemi fortuna… e buona lettura a voi tutti

 

 

CHI E' L’AUTRICE

Christiana Ruggeri, giornalista agli Esteri del Tg2, gira il mondo per raccontarlo. Da sempre attenta ai diritti umani, si interessa della situazione delle donne e dei bambini, soprattutto in Africa e nell’America Centrale e Latina, dove ha partecipato a diverse missioni umanitarie.

Con Giunti ha pubblicato con successo Dall’Inferno si ritorna (2015) e, per gli 80 anni del campo di Sachsenhausen, la nuova versione de La lista di Carbone (2016), già finalista al Premio Bancarella.

www.in nitoedizioni.it Promozione Nazionale: Dehoniana Libri S.r.l.

 

 

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