Foreign Fighters, minaccia insidiosa e incombente

| Dopo l'inchiesta sull'Imam di Foggia, di nuovo timori per il pericolo di nuovi raid terroristici in Europa e anche in Italia. Intervista a Massimo Montebove, uno degli autori del libro "Siamo davvero sicuri"?

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Di Germana Zuffanti
Il quadro che è venuto fuori dall’inchiesta sull’imam di Foggia «non ha eguali in Occidente». Gli investigatori italiani sono riusciti a penetrare nel cuore  del terrorismo islamico ed hanno rilanciato l’allarme attacchi in Italia, quando l’attenzione dell’opinione pubblica sul problema sembrava essersi attenuata. Dopo i fatti di Torino e di Foggia, chiediamo un’opinione a Massimo Montebove, uno degli autori di un libro “Siamo davvero sicuri?” Edizioni Laurus Robuffo, libro che è presentato in tutta Italia (farà tappa anche a Torino il 23 aprile prossimo al Circolo dei Lettori) e che mai come adesso, è di stringente attualità .



“Lo  Stato islamico è stato capace di arruolare 25-30 mila foreign fighters da circa 100 Paesi diversi. La più importante legione straniera che la storia moderna ricordi. Molti sono morti, ma i sopravvissuti stanno cercando rifugio altrove. Anche qui in Europa” ha dichiarato il Ministro dell’Interno Minniti.  Viviamo davvero sotto la costante minaccia di un attentato terroristico, anche  in Italia?

Viviamo una minaccia terroristica costante, insidiosa e duratura. Le forze dell'ordine e la Polizia di Stato in particolare svolgono una efficacissima azione di contrasto al terrorismo, a livello preventivo. Molte notizie naturalmente neppure trapelano ed è giusto che sia così. In altri casi, come nel recente arresto del militante Isis avvenuto a Torino, è giusto e opportuno dare conto dei risultati ottenuti. Abbiamo un sistema che funziona, anche se i problemi non mancano. Nel mio libro "Siamo davvero sicuri?", scritto assieme alla giornalista Antonella Marchisella, ho cercato con serietà e metodo scientifico di dare risposte alle domande e alle preoccupazioni che i cittadini si pongono. E l'ho fatto intervistando una serie di esperti e soprattutto di persone con incarichi istituzionali o di prima linea, come il ministro Minniti, il capo della polizia Gabrielli e l'ex procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Roberti, che hanno fornito chiavi di lettura molto attente. Minniti, ad esempio, si è soffermato sulla necessità di comprendere che "sicurezza" è una parola anche e soprattutto di sinistra. Penso che sia un concetto importante, soprattutto alla luce dell'esito dell'ultima tornata elettorale con l'avanzata delle destre e dei populismi. Sicurezza non è soprattutto solo ordine pubblico e proprio a Torino dovremmo saperlo bene. Minniti fa l'esempio della sicurezza di una piazza: per renderla sicura ci vuole certo la presenza delle forze dell'ordine, ma occorre anche che quella piazza sia ben illuminata e che il contesto urbanistico e l'arredo urbano, di competenza degli amministratori locali, rendano fruibile quel luogo. Un messaggio molto chiaro, mi pare. Il capo della polizia, dal canto suo, ci ha fatto nel libro l'esempio di suo figlio, titubante nel frequentare il solito pub o la metro dopo gli attentati di Parigi. 

In contesti come questi , è facile per il cittadino comune avere paura. La paura crea il panico e il panico della folla abbiamo purtroppo visto, proprio a Torino, quali effetti devastanti può avere . Cosa ne pensa?

Penso che la paura di ciò che può avvenire, in qualsiasi momento ed in qualsiasi luogo, sia uno degli effetti voluti dalla propaganda e minaccia terroristica : creare paura e panico serve agli estremisti come terreno fertile per agire, ma la paura non fa bene alle istituzioni che spesso si ritrovano ad arginare attacchi esterni ma anche difficoltà interne, aggravanti della situazione. 

Alla domanda, la risposta di Gabrielli, da poliziotto e da padre, è stata quella che non dobbiamo cedere alla paura, che non dobbiamo limitare il nostro modo di vivere, che dobbiamo predisporre, come stiamo facendo, adeguate strategie di difesa volte a preparare la popolazione in caso di attacco terroristico e a ridurre il danno post-evento. Il procuratore Roberti, invece, ha sottolineato l'esigenza del circuito informativo, dello scambio di informazioni tra polizie e intelligence. In Italia come "cultura del coordinamento" siamo tra i migliori al mondo, spesso i problemi nascono a livello europeo. 

Alla domanda che molti si pongono "Siamo davvero sicuri?", quindi, cosa rispondiamo ?

Il tema della sicurezza percepita ed assicurata dallo Stato è il tema centrale del libro, affrontato sotto tutti i punti di vista, cercando di fornire una visione a 360 gradi di quella che è la situazione in Italia, costantemente monitorata e vigilata.
Il problema della sicurezza  nel libro è quindi affrontato da esperti internazionali, da esponenti della polizia come Daniele Tissone, da sociologi e psicologi di fama. Il dottor Sarantis Thanopulos ha fornito una analisi molto particolare sulla mente dei terroristi, sul loro modus operandi, sul fatto che l'informazione di questi eventi si trasformi spesso in "spettacolo" dell'orrore e con la prevalenza della "sensazione" sulla realtà dei fatti, il tutto a vantaggio degli obiettivi dei terroristi che, al di là dei morti e dei feriti, punta a seminare paura.

Di tutto questo parleremo il 23 aprile al Circolo dei Lettori di Torino, alle ore 18, per una presentazione del libro che dovrà essere, nelle mie intenzioni, anche un modo per confrontarsi coi cittadini e con gli illustri ospiti che saranno presenti come da programma, esperti della sicurezza internazionale che a vario titolo si occupano di studiare e monitorare ciò che accade nel nostro paese, oramai crocevia di razze e commerci, nonché chi ogni giorno garantisce la sicurezza ai cittadini e chi studia i risvolti psicologici della materia, in una città come Torino che offre molti spunti e dà spazio a dibattiti sul tema.

 

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