Grigie periferie dove muore anche la speranza

| Nel romanzo Fra-Fuori dal grigio, di Salvatore Amato (edizioni Chiado) l'amicizia fra quattro ragazzi sullo sfondo di periferie degradate e tristi. Ognuno raccolta la sua storia, e non sono per nulla rassicuranti

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Di Floriana Naso

Fra – Fuori dal grigio, di Salvatore Amato, edito da Chiado Editore, narra la storia d’amicizia fraterna che lega quattro ragazzi completamente diversi tra loro. La storia si sviluppa nel corso degli anni, ponendo l’attenzione sulla loro crescita personale, la loro evoluzione e anche involuzione. I quattro protagonisti sono allo stesso tempo i narratori della storia, ognuno con il proprio punto di vista e il proprio modo d’esprimersi. Attraverso le loro storie e pensieri, l’autore cattura retaggi storici della nostra penisola e scorci di molti difetti del “Belpaese”, portando il lettore a riflettere. Lo sfondo è una periferia grigia e dimenticata che da cornice assume a volte il ruolo di muro portante del racconto. I quattro protagonisti con i loro caratteri agli antipodi faranno di tutto per emergere e uscire fuori da quel grigio che li avvolge, ognuno alla sua maniera, ma saranno sempre pronti ad aiutarsi e a difendersi. Spesso questa voglia di un futuro migliore li porterà a intraprendere strade criminose e moralmente discutibili. Fra all’apparenza è un racconto d’amicizia, ma andando oltre il primo strato, si scopre molto di più, perché parla di emarginazione, miseria, degrado, voglia di rivalsa, stupro ambientale, droga, fatti di cronaca e cause d’effetto, il tutto mantenendo una struttura tra il rock ’n’roll e l’underground senza peli sulla lingua. Un racconto a volte duro e d’impatto, altre ironico, impegnato, vivido e riflessivo, con un ritmo scorrevole e serrato che non necessita di altri fronzoli.



Da cosa nasce l’ispirazione per scrivere questa storia?

Sono cresciuto in una borgata romana, nella mia adolescenza mi sono imbattuto spesso in persone che vedono il delinquere come unica forma per emergere dal grigiore, la miseria e il degrado di molte periferie italiche. L’ispirazione nasce sicuramente da questo, ma anche dal voler portare alla luce i vari punti di vista individuali, c’è chi pensa che se la società non gli dà niente sia giusto prenderselo con la forza, chi per evadere da queste realtà fa un abuso smodato di droghe chimiche e chi spera e crede ancora in un mondo più pulito. Volevo dar voce a molteplici interpretazioni individuali, ma con un unico comune denominatore, ovvero la voglia di emergere.

Il tuo stile narrativo è a tratti crudo, incisivo: c’è un autore o più che ti hanno influenzato?

Leggo molto e sicuramente ogni autore che apprezzo mi ha in qualche modo influenzato, ma anche se mi piacerebbe scrivere con la punteggiatura essenziale e l’onestà intellettuale di Saramago, la spiritualità di Coelho, la crudezza di Welsh e il fegato di Bukowski, vorrei sempre continuare a scrivere con il mio cuore e le mie idee ed è quello che ho fatto.

L’unica ad avermi realmente influenzato è l’umanità stessa, essendo cruda, sleale, avida e spietata, dove il mantra del fine che giustifica i mezzi è sempre la giusta assoluzione.

Ti sei fatto seguire dalla storia, oppure l’avevi già tracciata nella tua testa?

L’avevo già nitida in testa, poi qualcosa è stato tagliato, qualcos’altro cambiato, Fra è stato in cantiere per oltre due anni prima d’inviarlo alle Case Editrici. L’ho letto e riletto un’infinità di volte, finché non l’ho ritenuto meritevole di una pubblicazione. Il tempo mi ha dato fiducia e gratificato perché ho ricevuto molteplici proposte di contratto, fino ad accettare quella della Chiado, in quanto credevo nel loro progetto.

Che tipo di emozioni si troverà a dover gestire il lettore in merito alla tua opera?

Rabbia sicuramente, perché il degrado delle periferie è un problema che spesso si nasconde sotto il tappeto, perché è molto più facile. Soltanto poche persone vogliono sollevarlo per vedere lo sporco nascosto, ma oltre questo spero che il lettore troverà spunti su cui riflettere.

 Cosa ti ha lasciato questa esperienza?

 Amore, speranza, stamina e voglia di migliorarmi.

Che tipo di messaggio hai voluto dare con il tuo romanzo?

R: Più che un messaggio, direi un appello alla riflessione non solo sulle periferie, ma un po’ su tutto il marcio della penisola e magari per chi vive d’espedienti come i protagonisti, la consapevolezza che esistono altre strade per emergere e uscire appunto dal grigio.

 Progetti letterari futuri?

I progetti sono tantissimi. Uscirà quest’anno una raccolta di racconti “Novelle criminali” edita da Montag Edizioni, con un contratto ottenuto grazie alla segnalazione all’11° edizione del concorso letterario “Le Fenici”. Oltre questo con Archivio Spettacolo abbiamo organizzato un concorso letterario senza fini di lucro “Aneddoti dal cuore”. 

Poi scrivere, scrivere e scrivere, continuare a partecipare ai concorsi letterari, che continuano a darmi sempre piacevoli riscontri.

 

Galleria fotografica
Grigie periferie dove muore anche la speranza - immagine 1
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