Hayfa, la principessa in fuga

| Sesta moglie dell’Emiro di Dubai, ha iniziato una causa presso l’Alta Corte inglese per ottenere il divorzio, la custodia dei figli e la protezione per le vittime di violenza. Prima di lei avevano tentato la fuga anche due figlie dell’Emiro

+ Miei preferiti
Nell’estate che sarà ricordata per il ciuffo ribelle di Boris Johnson a Downing Street e la Brexit che incombe, sul Regno Unito piomba la vicenda dell’ennesima principessa triste. Gli inglesi in materia ne sanno più di qualcosa, ma questa volta non si tratta di un’esule buttata fuori da Buckingham Palace, ma di Haya bint Hussein, figlia di re Hussein di Giordania e della regina Alia, la sua terza moglie.

La principessa si è rivolta all’Alta Corte di Londra per riuscire ad ottenere lo status di protezione previsto per le vittime di violenze e ottenere la custodia dei figli, Zayed e Jalila, di 7 e 11 anni, uno dei quali sarebbe costretto ad un matrimonio forzato, avuti da marito, il potentissimo emiro di Dubai Mohammed bin Rashid Al Maktoum. 

Haya, che è riuscita a fuggire dal palazzo reale di Dubai trovando umile rifugio in una delle tante residenze di famiglia - un palazzo nel cuore di Londra, nell’esclusiva zona di Kensington Garden, del valore stimato in 85 milioni di sterline – ha voluto al suo fianco l’avvocato che ha difeso il principe Carlo nel celebre divorzio da Lady Diana. Anche l’emiro ha schierato la sua squadra di legali, che hanno il compito di riportare in patria la moglie, mettendo fine ad una magra figura internazionale. Per i giudici inglesi una bella gatta da pelare dai risvolti diplomatici non indifferenti: il Regno Unito è il fornitore d’armi privilegiato degli Emirati Arabi Uniti, e la decisione di dare ragione alla principessa avrebbe quasi sicuramente ripercussioni sul Pil inglese, ma dall’altra parte c’è l’amicizia personale che lega Haya alla regina e a tutta la royal family. In mezzo, come se non bastasse, sono arrivate le organizzazioni umanitarie internazionali, che sperano di sfruttare la mediaticità internazionale del caso per accendere i riflettori sulle condizioni di schiavitù in cui vivono migliaia di persone a Dubai.

Per Mohammed bin Rashid Al Maktoum, quello con Haya è il sesto matrimonio, malgrado la campanella abbia suonato i 70: a renderlo ancora appetibile la fama di essere uno degli uomini più ricchi del mondo, con una fortuna personale stimata in 18 miliardi di dollari. Ma evidentemente un tipino dal carattere piuttosto difficile, visto che molte delle donne della sua numerosa famiglia fanno da tempo carte false per allontanarsi quanto più possibile da lui. Valgono da esempio le vicende di Shamsa e Latifa, due dei venti figli dell’emiro. La prima era fuggita nel lontano 2000 approfittando di una distrazione della sicurezza mentre si trovava nel maneggio di famiglia a Longcross, nel Surrey. Era salita su una Range Rover cercando rifugio a Cambridge, salvo poi essere riportata a casa a forza due mesi dopo dai servizi segreti mandati dal padre. Stessa sorte toccata a Latifa, 33 anni, che lo scorso anno aveva tentato la fuga con la complicità di un francese, salvo essere catturata a pochi metri dalle rive dell’India dalla marina degli Emirati e riportata in patria, dove da allora è scomparsa dai radar. La principessa Haya, ai tempi, aveva detto la propria sulla fuga di Latifa, definendola una donna “vulnerabile, facilmente influenzabile e strumentalizzata”. Poi qualcosa dev’essere cambiato: si dice la scoperta del trattamento riservato dall’Emiro alla figlia ribelle, o magari altro che ha convinto la principessa Haya a fuggire in gran segreto verso la Germania, dove sarebbe arrivata scortata da un diplomatico tedesco. Qualche mese fa, il trasferimento a Londra, anche questo coperto da una fitta cortina fumogena.

Secondo alcuni tabloid britannici, la principessa avrebbe anche chiesto il divorzio, corredato dalla richiesta di cospicuo trattamento di fine rapporto con parecchi zeri.

Il problema vero è che Haya bin Hussein non è soltanto una principessa stanca, ma la sorellastra di re Abdullah II, marito di Rania di Giordania. Ma secondo la tradizione, addirittura la 41esima generazione della discendenza diretta del profeta Maometto. Nata ad Amman nel 1974, frequenta la “Badmington School for Girls” di Bristol, la “Bryanston School” del Dorset e si laurea in filosofia, politica ed economia al “St. Hida’s College” di Oxford, Hanya è una grande appassionata di sport equestri, al punto da rappresentare la Giordania nel salto ad ostacoli alle Olimpiadi di Sidney del 2000. Sposa l’emiro Mohammed bin Rashid Al Maktoum il 10 aprile 2004: il 2 dicembre del 2007 nasce Jalila, il 7 gennaio 2012 Zayed. Molto attiva a livello sociale, nel 2007 è stata la prima donna araba ad essere nominata Ambasciatrice di Buona Volontà dalle Nazioni Unite, allora presiedute dal segretario Ban Ki-moon, e in Giordania ha creato la “Tkiyet Um Ali”, la prima Ong araba nata per fornire assistenza alimentare e opportunità di lavoro a migliaia di famiglie indigenti.

Galleria fotografica
Hayfa, la principessa in fuga - immagine 1
Hayfa, la principessa in fuga - immagine 2
Hayfa, la principessa in fuga - immagine 3
Hayfa, la principessa in fuga - immagine 4
Il Caso
La storia di Sixty-Six Garage
La storia di Sixty-Six Garage
Un uomo in stato vegetativo è rimasto quasi 20 anni ricoverato in una clinica specializzata di San Diego senza che nessuno chiedesse di lui. È stato grazie alla testardaggine di una giornalista, se oggi quell’uomo ha un nome e dei parenti
Rogo di Notre-Dame: le prime verità
Rogo di Notre-Dame: le prime verità
Un allarme incomprensibile, una verifica nel punto sbagliato: la cattedrale di Parigi è ancora in piedi solo perché i vigili del fuoco hanno deciso di rischiare tutto
Silvia Romano, rapita perché aveva visto troppo
Silvia Romano, rapita perché aveva visto troppo
È una delle nuove ipotesi investigative sulla scomparsa della cooperante milanese: poco prima di essere sequestrata la giovane avrebbe denunciato un uomo per violenza sessuale su due bambine
I silenzi della Grenfell Tower
I silenzi della Grenfell Tower
Due anni fa il grattacielo londinese diventava un enorme tizzone ardente: morirono in 72, fra cui una coppia di giovani italiani. Ma 24 mesi dopo ci sono solo carte, inchieste e promesse di una giustizia ancora lontana
Un alieno nel vialetto di casa
Un alieno nel vialetto di casa
La telecamera di sorveglianza di una donna del Colorado ha ripreso una misteriosa creatura che si aggira di notte davanti a casa sua. In tanti si dicono convinti che si tratti di un alieno
Amore, erotismo, disperazione e pentimento
Amore, erotismo, disperazione e pentimento
Il giudizio feroce sui social dell'infermiera innamorata di un 15enne, ma la storia è ricca di analogie. Analisi di una relazione "folle e malata": la 31enne ai domiciliari si rassegna: "Torna alla tua vita da adolescente"
Nuovi sospetti su O.J. Simpson
Nuovi sospetti su O.J. Simpson
In una registrazione dimenticata e mai andata in onda, l’ex gigante del football avrebbe svelato alcuni dettagli dell’omicidio della sua ex moglie e del suo amico, per cui è stato assolto
La coscienza di Bruno Boniface, psichiatra
La coscienza di Bruno Boniface, psichiatra
Per cinque mesi ha avuto in cura un giovane di 30 anni affetto da agorafobia: lentamente riesco a convincerlo ad uscire di casa, ma è la sera sbagliata…
Consip, contraddizioni
e risarcimenti record
Consip, contraddizioni<br>e risarcimenti record
INCHIESTA Il colosso del Mise naviga da mesi in acque tempestose tra inchieste e fallimenti. Il caso Qui Ticket! E ora Romeo chiede un miliardo e mezzo di risarcimento dopo il flop delle inchieste
"Hanno condannato un innocente"
"Hanno condannato un innocente"
La moglie di Massimo Bossetti, condannato all'ergastolo, lo difende e accusa i giudici di avergli negato un secondo esame del Dna. Nel corso dei processi la sua vita privata è stata resa pubblica con un grave danno d'immagine