I silenzi della Grenfell Tower

| Due anni fa il grattacielo londinese diventava un enorme tizzone ardente: morirono in 72, fra cui una coppia di giovani italiani. Ma 24 mesi dopo ci sono solo carte, inchieste e promesse di una giustizia ancora lontana

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L’appuntamento è alle 18:15 davanti a quel che resta della “Grenfell Tower”: un’ora dopo un corteo silenzioso attraverserà il quartiere di North Kensington. Silenzioso quanto il colpevole silenzio che ancora aleggia sul rogo che due anni fa trasformò i 24 piani del grattacielo costruito nel 1973 in un immenso tizzone che bruciò per ore senza pietà, portandosi via la vita di 72 persone. Non era solo un grattacielo, era un melting pot di culture, etnie, religioni e sogni simili, se non uguali, a quelli di Gloria Trevisan e Marco Gottardi, 27 e 28 anni, il tributo italiano al sangue della Grenfell Tower.

Ambedue veneti, si erano conosciuti e innamorati frequentando la facoltà di architettura, a Venezia. Dopo la laurea decidono di volare a Londra per tentare di costruirsi un futuro che non fosse quello di un call center: trovano lavoro in due studi di architettura londinesi e affittano un appartamento al 23esimo piano della torre. Pensano sia un inizio: era soltanto il primo passo verso la fine. Se ne vanno ingoiati dal fuoco e dal fumo restando in contatto fino all’ultimo con le loro famiglie, in una straziante diretta che commuove il mondo intero. Li ritrovano abbracciati, morti per le inalazioni di monossido di carbonio: solo le fiamme hanno avuto pietà di loro.

A due anni di distanza, su quell’incendio che ha illuminato d’orrore la notte di Londra non c’è alcuna certezza e meno ancora sentenze: solo burocrazia, lentezze, inchieste iniziate e mai finite. Qualche giorno fa, incalzati dal “Grenfell Action Group” e da “Justice4Grenfell”, le associazioni dei sopravvissuti e delle vittime che da allora si sono addossate il compito di essere la spina nel fianco, le autorità hanno rivelato di avere per le mani 7.200 testimonianze fra addetti ai lavori, esperti, sopravvissuti e testimoni. L’inchiesta pubblica arriverà a conclusione nel tardo autunno di quest’anno, quella criminale non prima del 2021, quando si ipotizza possa iniziare il processo: quattro anni dopo il rogo. Nemmeno in Italia sapremmo fare meglio.

La Grenfell era un “grattacielo di edilizia popolare” con una sola via d’uscita: quelli più recenti, tutti, ne hanno obbligatoriamente almeno due. D’altri tempi anche le misure antincendio: le barriere antifuoco dei muri, sulla carta, avrebbero dovuto scongiurare il propagarsi delle fiamme da un appartamento all’altro. Bastava chiudersi in casa e aspettare, assicuravano alla metà degli Settanta: è stato fatto anche quella notte, ma è diventato l’errore fatale di un incendio che di simili proporzioni non si era mai visto. Prendono fuoco i materiali del rivestimento esterno, fatti come al solito in economia, per guadagnarci di più incrociando le dita perché vada sempre tutto bene. All’una di notte del 14 giugno 2017, un frigorifero al quarto piano ha dei problemi elettrici: arrivano i pompieri e spengono le fiamme. Nessuno si accorge che da una finestra lasciata aperta il fuoco aveva iniziato a scalare la Grenfell: invece di sfruttare i 40 minuti disponibili per evacuare la torre, i soccorritori suggeriscono di rimanere chiusi in casa. È una condanna a morte.

E il dito finisce anche contro Theresa May, che con una lentezza esasperante scelse di accogliere i vigili del fuoco, dimenticando i sopravvissuti, salvo aggiungere che nel giro di qualche giorno tutti avrebbero avuto una sistemazione. Due anni dopo 158 famiglie continuano ad essere sballottate dove capita. Neanche i materiali altamente infiammabili, l’altra promessa della May, sono stati mai sostituiti in altri 330 edifici di Londra che continuano a sperare - ancora una volta - che vada sempre tutto bene. Ma questo non basta ad oltre 100 persone, fra familiari delle vittime e sopravvissuti, che hanno deciso di presentare una class action per inchiodare alle proprie responsabilità la “Acronic”, la società che produce i pannelli esterni, la “Celotex”, che ha fornito le intercapedini isolanti che sembra siano finite per dare manforte alle fiamme, e la “Whirlpool”, il colosso degli elettrodomestici che aveva costruito il frigorifero causa del disastro.

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I silenzi della Grenfell Tower - immagine 1
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