Il tredici della Giulio Perrone, libri per tutti ma scelte rigorose

| EDITORIA/3 Parla l'editore torinese, la festa in 13 librerie Feltrinelli in tutta Italia per celebrare i 13 anni di attività. Giulio Perrone: "Per vivere, un'idea in più rispetto ai grandi"

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Di Germana Zuffanti
Feltrinelli di Piazza CNL, Torino. La festa per il tredicesimo compleanno la Giulio Perrore Editore, alla presenza di scrittori famosi e di amici, nonché di lettori incuriositi. E’ stata questa l’occasione, per la piccola e media editoria, di parlare di libri e di scelte impreditoriali attente al lettore nonché del piacere di vivere il proprio mestiere come una vocazione ed una passione. Così sino a domani in 13 Feltrinelli di 13 città diverse la casa editrice  festeggia i primi 13 anni di attività editoriale e presentala nostra nuova linea grafica, segno di cambiamento ma anche di fortissimo legame con la tradizione tipografica.  Insieme Giorgia Garberoglio, a Roberta Bortone e Massimo Torre, nel salottino incontriamo il giovane scrittore e (dal 2005) editore Giulio Perrone.

Giulio, siamo qui a “fare 13”! Ci ha colpito il manifesto di questa giornata, 13 come la schedina, con gli autoiri che hanno fatto parte della vita della casa editrice, che oggi presenta una nuova accattivante veste grafica.

 Nel 2018 la casa editrice da me fondata e diretta da  Mariacarmela Leto festeggia “l’adolescenza” e, per l’occasione, dopo l’esperienza emozionante del Premio Strega con “Le notti Blu” di Gaia Marchelli, cambiamo il logo e la grafica, affidando il compito a di restyling all’art-director Maurizio Ceccato. Siamo partiti reinventando il prodotto, recuperando il design di inizio ‘900 (El Lissitski, Bauhaus, Piet Mondrian, Penguin Publishing), la tipografia a tre colori (nero, rosso e bianco) e l’asprezza della carta non plastificata, nuda e ruvida, con un nome oramai epico: Woodstock della Fedrigoni..  La rilegatura torna tradizionale, l’ incollatura senza doppia cordonatura, il libro  un prodotto piacevole da sfogliare e tenere fra le mani. Le nuove copertine della casa editrice sembrano, ad un primo sguardo. vecchi poster, hanno l’impianto di un flyer per serate da nightclub, con elementi che richiamano icone figurative o astratte riconoscibili grazie all’uso di ‘tipi’ standardizzati da un secolo di metodologia offset. E poi le etichette! Tutte attaccate a mano, una diversa dall’altra, proprio per sottolineare l’unicità del prodotto…potete immaginare cosa abbiano pensato i nostri collaboratori quando hanno saputo di dovere attaccare, durante il loro turno di lavoro, centinai adi etichette, una ad una! Gli editori indipendenti per farsi strada e differenziarsi nel mondo difficile dell’editoria, secondo me, devono puntare sul prodotto, riuscendo a far fermare il lettore  tra gli scaffali delle librerie anche solo a guardare il libro ed a sfogliarlo .

Editoria di nicchia o per il grande pubblico?

Facciamo libri per tutti, cercando di intercettare i lettori più appassionati, i più attenti, quelli che fanno la differenza, che cercano qualcosa di diverso dalla grande editoria. Certo ci rivolgiamo ai lettori “forti”, ma ciò non significa che i nostri romanzi non siano letti dal grande pubblico. Noi, in particolare, abbiamo dato spazio ad autori già famosi, come Ugo Riccarelli, già Premio Strega con “Il dolore perfetto” (Mondadori)o Dacia Maraini, ma abbiamo reinventato autori di successo poi dimenticati, come Chiara Marchelli che, con il suo “Le Notti blu”, è stata tra i candidati della LXXI edizione del Premio Strega.

Come casa editrice avete degli autori di punta? Nuove idee editoriali accanto alla nuova veste grafica?

No… non solo novità grafiche. Ad arricchire il catalogo anche nuovi autori, come Angelo Molica Franco, Paolo Foschi, Massimo Torre, Gabriella Genisi e Rossana Dedola (e molti altri). In questo momento stiamo ripartendo dalla collana “Passaggi di dogana”, collana che tenta di ricostruire una geografia emozionale dei luoghi, raccontando le città attraverso la letteratura:  tra gli altri, ricordo “A Parigi con Colette” di Angelo Molica Franco, dove l’atmosfera parigina viene rievocata pienamente, “A Lisbona con Antonio Tabucchi” di Lorenzo Pini, dove sembra davvero di attraversare la Lisbona mano a mano con Pereira con i protagonisti di requiem degli altri romanzi di Antonio. Accanto a questa linea, siamo partiti con un progetto di narrativa per ragazzi, con il primo libro di Cinzia Tani e poi c’è la narrativa con scrittori già di successo come Massimo Torre, che, con “La Dora dei miei sogni”, ha secondo me mostrato il suo lato più vero di artista prodondo ed attento.

Che tipo di progetti seguite e quale la bandiera che sventolate, in mezzo alle grandi case editrici?

Partecipiamo a fiere nazionali e internazionali, tra il salone di Torino e il BookExpo di New York, in cerca di nuove idee e di nuovi progetti, dal 2006 ci impegnamo a promuovere e diffondere la scrittura creativa, i mestieri dell’editoria e successivamente la traduzione letteraria e il giornalismo culturale, non solo attraverso i Laboratori, ma anche con cene d’autore in ristoranti e cornici d’eccellenza, apertivi d’arte, nonché workshop in libreria.  Dobbiamo comunque avere impostazioni ed obiettivi differenti, lavorare con vera passione e con impegno, poiche è è vero che la grande editoria ha degli obblighi imprenditoriali che costringono a fare determinate scelte, ma è anche vero che ciò che conta è il libro, in sé, l’idea, al di là dell’autore. Quello che noi piccoli editori possiamo fare è cercare di avere l’idea in più che possa farci far spazio rispetto ai colossi che, comunque, hanno fatto la storia italiana. 

 

 

 
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