Rogo di Notre-Dame: le prime verità

| Un allarme incomprensibile, una verifica nel punto sbagliato: la cattedrale di Parigi è ancora in piedi solo perché i vigili del fuoco hanno deciso di rischiare tutto

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Sia chiaro: di colpevoli ancora non c’è traccia, ma a più di tre mesi dal tragico rogo che la notte del 15 aprile scorso ha devastato la cattedrale di Notre-Dame, a Parigi, qualche verità inizia ad emergere.

Un’inchiesta del “New York Times”, dopo altrettante indagini dei media francesi, tra cui “Le Monde” e “Le Canard Enchaîné”, è riuscita a ricostruire nel dettaglio le ore che hanno preceduto l’epica battaglia contro il fuoco, individuando una catena di errori e passi falsi impressionante. 

Per cominciare, aggiungendo sfiga alla tragedia, l’addetto alla sicurezza che controllava il pannello antifumo della cattedrale di Notre-Dame era in servizio solo da tre giorni: aveva frequentato corsi ed era preparato, ma quando ha letto “Feu”, fuoco, è andato nel panico.

Erano le 6:18 di lunedì 15 aprile, la settimana prima di Pasqua: il reverendo Jean-Pierre Caveau stava celebrando la messa davanti a centinaia di fedeli e visitatori, mentre l’impacciatissimo impiegato contatta via radio una delle guardie della chiesa, in quel momento a pochi metri dall’altare: “Per favore, controllate se c’è del fuoco”, dice alla ricetrasmittente. Poco dopo la guardia risponde: “Tutto a posto”.

Ci sono voluti quasi 30 minuti prima che qualcuno si rendesse conto del primo errore madornale: la guardia era andata in sagrestia, ma l’incendio stava divampando tranquillamente nella soffitta della cattedrale, il famoso reticolo di legno antico conosciuto come “la foresta”. L’errore, svelato nel corso di diverse interviste con i funzionari della chiesa e i dirigenti della società di sicurezza antincendio “Elytis”, ha scatenato un’amara serie di interrogativi: chi è il responsabile che ha permesso all’incendio di svilupparsi per così tanto tempo? Di nomi, come accennato prima, ancora non ce n’è, sono l’obiettivo di un’indagine delle autorità francesi che andrà avanti per mesi.

La prima ora è stata ingoiata da quell’errore iniziale: la mancata identificazione del punto dell’incendio e il ritardo che ne è seguito. Soltanto un’ora dopo a prevalere era ormai un senso di impotenza, mentre la gente accorreva in massa verso Notre-Dame e il mondo era attraversato da shock e tristezza per uno degli edifici più amati e riconoscibili. Ma un dato, almeno, è chiaro: se Notre-Dame è ancora in piedi lo si deve esclusivamente agli enormi rischi corsi dai vigili del fuoco nelle tre o quattro ore in cui le fiamme sembravano voler divorare ogni cosa. Svantaggiati da un intervento tardivo, i pompieri si sono precipitati sui 300 gradini che portano alla soffitta in fiamme, ma sarebbero stati costretti a ritirarsi. Alla fine, un piccolo gruppo di vigili del fuoco è stato inviato direttamente nel cuore delle fiamme, come ultimo e disperato tentativo di salvare la cattedrale.

“C’era la sensazione che fosse in gioco qualcosa di più grande della vita”, ha commentato Ariel Weil, sindaco del IV arrondissement. Parigi era piegata su se stessa: aveva già sopportato tanto, dagli attacchi terroristici alle violenze dei Gilet Janues, ma per molti parigini, la vista di Notre-Dame in fiamme era insopportabile.

Lo studio del sistema di allarme antincendio di Notre-Dame aveva impegnato decine di esperti per sei anni, lavori tradotti in migliaia di pagine di diagrammi, mappe e calcoli, ritrovati nell’archivio di una biblioteca di Parigi. Il risultato è stato la creazione di un sistema così arcano che quando fu il momento di avvisare dell’unica cosa che contava – la presenza del fuoco e indicare il punto era divampato – ha prodotto un messaggio quasi indecifrabile. “La cosa che mi ha sorpreso di questo disastro è che non sia avvenuto molto prima”, ha commentato sarcasticamente Albert Simeoni, responsabile di ingegneria della protezione antincendio al “Worcester Polytechnic Institute” del Massachusetts. Il piano di intervento sottovalutava la velocità di propagazione di un incendio nelle soffitte di Notre-Dame, dove, per preservare l’architettura, non erano stati installati sprinkler o pareti tagliafuoco.

I difetti del progetto sono diventati evidenti di fronte all’inesperienza dell’addetto alla sicurezza, che da soli tre giorni aveva preso servizio dalle 7 di quel mattino nella piccola stanza del presbiterio. Sarebbe dovuto essere già a casa, dopo 8 ore di servizio, ma il collega era assente, e gli era toccato il doppio turno. Il pannello di controllo che aveva di fronte era collegato ad un elaborato sistema di tubi con piccoli fori che correvano in tutto il complesso della cattedrale: ad ogni estremità si trovava un dispositivo rivelatore di fumo. Ma il messaggio che scorreva sul monitor dell’addetto alla sicurezza era molto più complicato della semplice parola “Feu”. Dava una sommaria indicazione della zona interessata dall’incendio, seguita da una serie di lettere e numeri: “ZDA-110-3-15-15-1”, l’impenetrabile codice di uno dei 160 rivelatori di fumo che a saperlo interpretare indicava la parte alta della cattedrale. Non è ancora chiaro quanto di quell’allarme sia stato capito e trasmesso dall’addetto alla guardia. Ma quando finalmente tutto è diventato chiaro, le fiamme erano già alte.

La guardia, dal canto suo, ha comunicato via radio all’addetto alla sicurezza antincendio di chiamare i vigili del fuoco: erano le 18:48, 30 minuti dopo il primo segnale che indicava la parola “Feu”.

“Penso che Notre-Dame stia bruciando”, recitava uno dei primi post su Twitter, pubblicato alle 18:52. Pochi minuti prima, alle 18:44, Elaine Leavenworth, una turista di Chicago, aveva scattato una foto della facciata mentre attraversava Pont Saint-Michel: ricorda un forte odore di fumo. Monsignor Chauvet, il rettore, stava chiacchierando con alcuni negozianti a un paio di centinaia di metri dalla cattedrale, quando uno di loro ha indicato la cattedrale: “Guarda, c’è del fumo che esce”. Ho subito capito: “La foresta sta bruciando”, ricorda Chauvet. Tira fuori dalla tasca il cellulare e avvisa qualcuno del suo staff: gli rispondono che i vigili del fuoco erano stati chiamati, ma non c’era ancora nessuno. “Non sono stato capace di fare qualcosa - commenta ancora Chauvet - ho visto la cattedrale bruciare”.

Ariel Weill, sindaco del IV arrondissement, stava uscendo da una lunga riunione all’Hôtel de Ville, il municipio, quando ha visto il fumo e si è diretto di corsa verso Notre-Dame avvisando il sindaco di Parigi, Anne Hidalgo. SI ritrovano ambedue sul sagrato: “Era come assistere alla fine del mondo”. Davanti a Notre-Dame, una folla sbalordita e impietrita che aumentava sempre di più.

Il poco che finora è stato chiarito è che la cattedrale è arrivata vicinissima al crollo: se è ancora lì, per quanto messa male, è veramente un miracolo.

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