Uccide la figlia con il sale

| È successo due anni fa in South Carolina, e proprio in queste ore è arrivata la sentenza: 30 anni reclusione per il terribile omicidio della piccola Peyton, di 17 mesi

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Trent’anni di carcere, anche se la condanna vera di Kimberly è un’altra: quando finalmente capirà cosa ha fatto a sua figlia Peyton.

La vicenda di Kimberly Martines aveva scosso gli Stati Uniti un paio d’anni fa: era l’agosto del 2016 quando la donna allerta i soccorsi preoccupata per le condizioni della piccola Peyton, 17 mesi, in preda a febbre altissima e convulsioni. Per i medici dello “Spartanburg Regional Medical Center”, in South Carolina, è immediatamente chiaro che qualcosa non va: dalle prime analisi, Peyton accusa una concentrazione di sale elevatissima che le ha causato il restringimento dei vasi sanguigni, l’accumulo di liquidi nei polmoni, danni ai reni irreversibili e addirittura la morte cerebrale. La piccola Peyton ha resistito cinque giorni attaccata alle macchine, poi è volata via.

Su segnalazione dell’ospedale, scattano le indagini della polizia, che vuole conoscere la verità sulla concentrazione di sale nel sangue di una bambina troppo piccola: Kimberly tenta una difesa, racconta dapprima che Peyton e la sorellina gemella avessero trovato un sacco di sale. Ma a mettere la parola fine alla vicenda è l’altra figlia di Kimberly, di quattro anni, che ai giudici – nell’innocenza della sua età – racconta di aver visto la mamma costringere Peyton a mangiare sale. Messa alle strette, Kimberly Martines ha confessato l’omicidio, maturato per tentare di far riavvicinare il marito, da cui si era separata controvoglia da poco tempo. Far ammalare la piccola Peyton, semplicemente la prima figlia che le era passata sottomano, aveva pensato Kimberly, poteva essere una strada per far tornare il suo uomo a casa.

Le sorellina di Peyton sono state prese in carico dai Servizi Sociali del South Carolina.

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