Ibiza, la festa è finita

| La crisi della capitale assoluta del divertimento e degli eccessi, piegata in due da un turismo che quest’anno non si è visto

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In tempi normali, le Baleari sarebbero ancora nel pieno della stagione estiva, affollate da migliaia e migliaia di giovani a riempire le spiagge, i locali e le enormi discoteche di Ibiza. Quest’anno non è così: “Sulla nostra isola il turismo è finito - commenta amaro Juan Miguel Costa, direttore dell’ente turistico dell’isola delle Baleari – ci sono solo poche persone che vengono per qualche giorno. Abbiamo avuto un’estate molto brutta, e avremo un inverno anche peggiore”.

Ibiza è forse l’isola delle Baleari più conosciuta e desiderata, una calamita che attira tutti, dalle celebrità che arrivano sui superyacht ai giovani turisti inglesi e tedeschi in cerca di divertimento ed esagerazioni. È così dagli anni Ottanta, quando l’isola ha scelto di trasformarsi nella capitale dei dance party conquistando una fama internazionale consolidata in decenni di notti in bianco.

Ma nel mezzo di un’estate costellata dalle quarantene, decine di locali notturni non hanno neanche aperto i battenti e all’aeroporto è arrivata neanche la metà dei voli dello scorso anno. Uno scenario desolante, che mette a rischio la sopravvivenza di molti e sta spingendo gli abitanti dell’isola a riconsiderare il loro futuro.

In un certo senso, era già in programma il tentativo di allontanarsi dalla reputazione che vuole Ibiza la patria di ogni eccesso. Lo scorso gennaio, le Baleari si sono impegnate a puntare verso un “turismo sostenibile e rispettoso”, con l’idea forse di cambiare target. Il governo regionale ha introdotto una serie di leggi volte a contenere l’eccesso di alcolici, limitando gli happy hour e vietando le crociere in cui vanno in scena feste ad alto tasso di alcol ed eccessi di ogni tipo.

Rosana Morillo, direttore generale dell’ente turistico delle Isole Baleari, ha raccontato alla “CNN” il tentativo di sfruttare la situazione attuale come un’opportunità per ricostruire la reputazione, puntando ad un maggior equilibrio con patrimonio, cultura, spiagge e sport.

In ogni caso, nell’anno del coronavirus, il futuro della capitale del divertimento è assai precario. L’estate 2020 ha patito lo stop dei viaggi verso la Spagna scattato nel nord Europa, in particolare in Germania e nel Regno Unito, che hanno tenuto lontani i flussi turistici a partire dalla primavera. Lo scorso luglio, l’introduzione dei corridoi di viaggio ha permesso alle isole spagnole di salvare in parte la stagione, registrando un milione di visitatori. Ma alla fine dello stesso mese, a fronte dell’aumento dei contagi in alcune regioni spagnole, il governo britannico ha imposto una quarantena di 14 giorni a tutti i viaggiatori di ritorno dal paese mediterraneo: è stato un fuggi fuggi generale, seguito dalla cancellazione di migliaia di prenotazioni e voli.

“Dopo aver perso i nostri due mercati principali, Germania e Regno Unito, il flusso di visitatori è stato vicino allo zero: il risultato è che le isole perderanno probabilmente il 30% del loro reddito annuo”.

Chi ha deciso di accettare la quarantena è stato accolto da un tipo di vacanza molto diverso: vita notturna quasi azzerata e discoteche chiuse. Possono aprire i bar, a patto di mantenere il distanziamento sociale e il divieto di ballare. “La maggior parte ha deciso di non aprire: quelli che l’hanno fatto si sono ritrovati fra il 45 e il 50% di presenze rispetto all’anno precedente”. Ma anche così, gestire Ibiza non è mai semplice: i locali stracolmi di turisti ubriachi che si rifiutano di indossare le mascherine non si contano, così come le risse e gli interventi della polizia.

A Maiorca, tutti i bar di Punta Ballena sono stati chiusi a metà luglio proprio a seguito di un’ordinanza che incolpava “i turisti britannici e i gestori dei bar che non rispettano le normative anti-contagio”. Di recente, un volo di ritorno dall’isola greca di Zante - altra meta del Mediterraneo molto battuta – ha costretto i passeggeri all’isolamento appena atterrati nel Regno Unito, dopo che 16 persone sono risultate positive.

L’unica speranza della “People from Ibiza”, come cantava anni fa Sandy Marton, è che arrivi un vaccino o qualsiasi cosa in grado di salvare almeno il turismo invernale, tirando alla meno peggio fino all’estate del 2021, quando secondo gli esperti il mondo dovrebbe essere fuori pericolo. “All’inizio della prossima stagione ci saranno locali che sono rimasti chiusi per 18 mesi: è un tempo molto lungo da passare senza incassi”. Ma a Ibiza, scavando un po’, si respira fiducia: “Questo è solo il 2020, un anno che dimenticheremo in fretta”.

Turismo
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