Quando torneremo in vacanza?

| Alcuni esperti in turismo intravedono la luce in fondo al tunnel: entro l’estate potrebbero riaprire i voli a corto raggio, mentre per quelli internazionali servirà più tempo. La normalità? Non prima del prossimo anno

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Dopo aver raggiunto il massimo storico a gennaio, il numero globale di casi di coronavirus sta cominciando a scendere. Le vaccinazioni sono in corso in tutto il mondo, ma quando si parla di riprendere viaggi e turismo, siamo lontani dall’essere fuori pericolo.

Mentre gli esperti sono ottimisti sul fatto che le cose cominceranno lentamente a migliorare già entro quest’anno, quanto velocemente potrà accadere dipende da dove ci si trova, dove si vorrebbe andare e più che altro se il virus e le sue varianti saranno messi sotto controllo.

In mezzo a tanta incertezza, la linea più consigliata è ancora quella di stare al sicuro e rimanere a casa. Ma non c’è alcun pericolo a sbirciare nel futuro.

“Esistono destinazioni che è possibile prenotare in questo momento - assicura Bryce Conway, fondatore di “10xTravel” - ci sono voli aperti verso destinazioni come l’Albania e alcune zone dei Caraibi. Ma non mi aspetto che il volume delle rotte a lungo raggio aumenti ai livelli pre-Covid-19 almeno fino all’anno prossimo. In realtà, quasi tutto è ancora prenotabile, con poche eccezioni: Nuova Zelanda e Australia sono mete più difficili perché - per motivi economici - compagnie come la Qantas hanno diminuito il numero dei voli, così come hanno fatto Thai Airways e Singapore Airlines. Fondamentalmente tutte le altre compagnie stanno cercando di mantenere l’offerta agli stessi livelli di prima: è possibile prenotare, ma il rischio di voli cancellati e di riprogrammazione è molto diffuso”.

Le regole per l’ingresso alle frontiere, naturalmente, variano da destinazione a destinazione e anche dal paese di partenza. Dubai, ad esempio, è una delle destinazioni più aperte al mondo, mentre la Nuova Zelanda è tra le più chiuse.

Ma quando si parla di viaggi di piacere a lungo raggio, ottimisticamente, si parla di fine 2021. La compagnia di bandiera australiana Qantas, uno dei colossi dell’aviazione civile, ha annunciato la settimana scorsa che prevede di riprendere i voli internazionali entro la fine di ottobre, mentre il governo del Regno Unito - che ha avuto il più alto tasso di mortalità per Covid in Europa - ha annunciato che fino a maggio non toglierà le restrizioni ai viaggi internazionali.

“L’isolamento è severo come non lo è mai stato in Europa e negli Stati Uniti – afferma Chris Goater, capo delle comunicazioni aziendali della IATA - siamo fiduciosi: si vede una luce in  fondo al tunnel, anche se sappiamo che i lungo raggio saranno l’ultima voce a riprendersi”.

Collegare posti lontani significa rischiare l’esposizione a potenziali nuove varianti, su cui i governi sono comprensibilmente diffidenti: “A patto che le infezioni pandemiche siano basse, entro l’estate si può immaginare una sorta di accordo a livello europeo che permetterà di riaprire le frontiere. La maggior parte dei voli a corto raggio tornerà in servizio entro l’autunno del 2021. Alcune zone del mondo come Cina, India e Russia, hanno recuperato molto bene l’anno scorso, in alcuni casi tornando ai livelli pre-pandemia, è quindi ottimista immaginare che, man mano che le restrizioni si allentano, i viaggi interni riprenderanno rapidamente”. 

A scapito dei voli, i viaggi in auto hanno assistito ad un aumento esponenziale perché considerati la forma di spostamento più sicura durante una pandemia. Per contro, sono le crociere il segmento di viaggio più colpito, e secondo gli esperti servirà tempo prima di un ritorno alla normalità: “L’industria crocieristica ha fallito tentando un rilancio troppo in fretta, e così facendo ha perso fiducia nel pubblico. Non mi meraviglierei se questo portasse danni irreparabili al comparto”.

La tendenza alberghiera privilegia soggiorni nelle catene più conosciute, perché i turisti si sentono più tutelati dove le politiche sono più rigorose, tuttavia le case vacanze e altre opzioni simili vanno bene. I “passaporti vaccinali”, che potrebbero porre restrizioni, in questo momento sono uno degli argomenti più discussi nell’industria dei viaggi. Alcune destinazioni tra cui le Seychelles, Cipro e la Polonia hanno eliminato i requisiti di quarantena per i visitatori in grado di dimostrare l’avvenuta vaccinazione, ma restano i timori su quale protezione i vaccini offrono effettivamente e sulle possibilità di falsificazione dei documenti: “Anche se il vaccino potrebbe non diventare mai obbligatorio, finirebbe per essere svantaggioso non averlo”.

“Prevediamo un calo drastico dei viaggi d’affari: le grandi aziende hanno molte ragioni, oltre al Covid, per far viaggiare meno le persone: ragioni ambientali, costi e morale. Anche se niente supera le riunioni personali, la pandemia ha dimostrato che molti problemi possono essere risolti usando altri mezzi di comunicazione”.

Per quanto riguarda i viaggi di piacere, le previsioni sono di “una spinta a breve termine, per poi tornare agli stessi livelli di prima. Dal traffico registrato sui portali di viaggi, sembra che la gente non veda l’ora di poter prenotare”.

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