Voli nella bufera

| Passata la pandemia gli aerei torneranno a solcare i cieli numerosi come in passato o volare sarà di nuovo privilegio di pochi? Nessuno ha ancora la risposta, ma sono molti gli studiosi che la cercano

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Di Marco Belletti
Sono molti i settori in difficoltà a causa della pandemia di coronavirus, ma sicuramente le compagnie aeree sono quelle che patiscono la crisi in modo preoccupante, tanto che l’associazione Internazionale del trasporto aereo (IATA) stima che globalmente si perderanno nel solo 2020 oltre 250 miliardi di dollari. Molte compagnie aeree hanno ridotto i voli del 90%: fino alla prima settimana di marzo ogni giorno negli Stati Uniti volavano più di due milioni di persone e un mese dopo i passeggeri sono calati a circa 100 mila.

L’industria aerea ha già affrontato molte crisi, per esempio l’11 settembre e l’eruzione del vulcano islandese Eyjafjallajökull nel 2010, che tuttavia in confronto all’attuale sembrano ben poca cosa, e sono in molti a chiedersi se le compagnie si salveranno, se cambierà il nostro modo di viaggiare o se questa fase si rivelerà essere solo una pausa, prima del ritorno alla normalità. Ed è tutto da scoprire il ruolo che giocheranno i cambiamenti climatici e la sostenibilità nell’eventuale ripartenza del settore. Se da un lato c’è chi piange, dall’altro c’è qualcuno che invece valuta positivamente il crollo dei voli e i cieli vuoti di aerei inquinanti, mettendo in evidenza che le emissioni in atmosfera sono calate.

Sul sito di approfondimenti accademici “The Conversation”, tre professori universitari hanno descritto in un lungo articolo l’attuale situazione dei trasporti aerei. Darren Ellis (docente di gestione del trasporto aereo alla Cranfield University) ha analizzato le reazioni del settore alla crisi, Jorge Guira (professore di diritto e finanza all’università di Reading) ha esaminato le opzioni di salvataggio e i probabili scenari futuri per il settore, Roger Tyers (che si occupa di sociologia ambientale all’università di Southampton) ha indagato come l’industria potrebbe essere a un punto di svolta per quanto riguarda il modo in cui affronta il cambiamento climatico.

Dal loro lavoro sono emersi alcuni fattori interessanti, a cominciare dalle differenti scelte fatte dalle nazioni per salvare il comparto. Negli Stati Uniti il governo federale a marzo (ma con revisioni a metà aprile) ha stanziato un fondo di salvataggio di 50 miliardi di dollari, una parte del quale finanzierà sovvenzioni destinate ai lavoratori, mentre un’altra sarà utilizzata per prestiti alle aziende. Sembra che siano oltre 200 le compagnie aeree a richiedere questi contributi: “American Airlines” riceverà 5,8 miliardi di dollari, “Delta” 5,4 miliardi, altri 4 miliardi di dollari sono stati messi a disposizione delle compagnie cargo. Il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato che il salvataggio delle compagnie aeree era necessario per riportare il settore in “buona forma” visto che la crisi non è responsabilità loro.

I tre docenti passano quindi ad analizzare la situazione in Europa. Il Regno Unito inizialmente ha annunciato che non sarebbe stato offerto alcun piano di salvataggio per l’intero settore, che avrebbe dovuto fare affidamento su pacchetti di aiuti per coprire solo l’80% degli stipendi per i dipendenti in ferie. In un secondo tempo il governo ha concesso a “EasyJet” un prestito di 600 milioni di sterline (740 milioni di dollari) mentre la più piccola “Flybe” non è stata salvata e molte delle rotte che gestiva sono ora passate ad altre compagnie.

In condizioni ancora peggiori il resto dell’Europa. L’Italia ha nuovamente nazionalizzato l’Alitalia, formando una nuova entità statale e investendo 600 milioni di euro. La Francia ha affermato che farà tutto il possibile per salvare “Air France-KLM” (il governo transalpino ne detiene il 15%, i Paesi Bassi il 13) con un possibile pacchetto di 6 miliardi di euro.

Dall’altra parte del mondo, la “Qantas” australiana si è assicurata un prestito di 1 miliardo di dollari australiani (660 milioni di euro), la “Virgin Australia” – sull’orlo del fallimento – si è vista negare un prestito di 1,4 miliardi di dollari australiani (870 milioni di euro) e la “Singapore Airlines” ha ricevuto un pacchetto di aiuti di 13 miliardi di dollari.

I tre studiosi sono d’accordo nel ritenere che l’industria aerea sia arrivata a un punto di svolta fondamentale, con le dimensioni dei salvataggi che varieranno secondo i governi che decideranno se sarà opportuno intervenire. La situazione sta evolvendo rapidamente con qualche compagnia che sta già valutando la possibilità di attuare il distanziamento sociale come parte della politica commerciale: meno passeggeri e prezzi più alti. Ma a lungo termine - secondo la durata della crisi e la concomitanza di diversi fattori politici, giuridici ed economici - è possibile che la struttura del mercato rimanga invariata, con la proprietà delle compagnie aeree relativamente stabile, sostenuta dai salvataggi.

In questo scenario la sostenibilità sarebbe migliorata grazie alla scomparsa dalle compagnie dei velivoli più vecchi e meno efficienti in termini di emissioni, sostituiti da aerei migliori. La sostenibilità potrebbe diventare sempre più importante grazie a una maggiore consapevolezza ambientale e a nuovi investimenti “green”. Probabilmente l’Europa sarebbe più proattiva con incentivi governativi e seri obiettivi di riduzione delle emissioni, gli Stati Uniti non sarebbero altrettanto rapidi ma sicuramente farebbero progressi per le crescenti preoccupazioni di alcuni stakeholder.

Molto probabilmente lo scenario più credibile sarà quello in cui la domanda di viaggi si ridurrà, aumenteranno gli investimenti sostenibili e grazie a una parziale ripresa emergerà una sorta di nuova normalità. Quindi, la prolungata mancanza di capitali e la consapevolezza della crisi climatica potrebbero provocare un cambiamento epocale nei trasporti aerei, ma è tuttavia altrettanto probabile che la preoccupazione dei governi per l’occupazione faccia dimenticare le inquietudini ambientali. Di certo c’è soltanto il fatto che - per cambiare il mondo, non solo per ritornare a una nuova normalità - le differenti forze politiche delle diverse nazioni dovrebbero trovare un approccio comune, in uno scenario simile alla depressione. Ma sarà molto difficile che ci riescano.

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