Bracconiere ucciso e sbranato

| Secondo i ranger del Kruger Park, in Sudafrica, l’uomo sarebbe stato attaccato da un elefante e finito dai leoni. La lotta impari contro i bracconieri che stanno decimando i rinoceronti per rubare i corni

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La scoperta dei ranger del “Kruger National Park”, la più grande riserva naturale del Sudafrica, è stata macabra: un cranio e brandelli di un paio di pantaloni. Non restava altro di un sospetto bracconiere che si era introdotto nel parco illegalmente insieme ad altre tre persone con l’idea di tornare a casa con un corno di rinoceronte. Secondo le prime ricostruzioni e le testimonianze degli altri uomini, il bracconiere sarebbe stato assalito da un elefante che dopo averlo ucciso, o forse ferito in modo grave, si è allontanato lasciando ad un gruppo di leoni il compito di finire il lavoro.

La famiglia dell’uomo, di cui non sono state divulgate le generalità, è stata avvisata da Don English, regional manager del Kruger, che ha anche assicurato di voler recuperare il corpo quanto prima. Il primo tentativo, a poche ore dalla denuncia di sparizione fatta dai compagni di caccia dell’uomo, è andato a vuoto per il sopraggiungere della notte: il giorno successivo, i resti del bracconiere sono stati individuati. “Dalla lettura delle tracce trovate sulla scena siamo quasi certi un branco di leoni abbia divorato i resti, lasciando solo un cranio e un po’ di stoffa di quelli che pensiamo potessero essere dei pantaloni”.

Glenn Phillips, l’amministratore delegato del Kruger National Park, ha voluto porgere le sue condoglianze alla famiglia dell’uomo, ricordando però che “Entrare illegalmente e a piedi nel Kruger National Park non è saggio: il parco è pericoloso e questo incidente ne è la prova. È molto triste aver dovuto comunicare la notizia alla famiglia della vittima, e peggio ancora raccontare che sarà possibile restituire loro ben poco di quel che resta del suo corpo”.

I tre superstiti della tragedia, arrestati dalla “South African Police Service”, hanno ammesso di essersi introdotti all’interno del parco con l’idea di uccidere dei rinoceronti per prelevarne il corno, l’arma di difesa del potente animale su cui aleggia una leggenda che si tratti di un potente afrodisiaco. Il che in alcune parti del mondo lo rende più prezioso della cocaina.

Ma sul mercato nero la richiesta è fortissima, e la caccia che sta mettendo a rischio estinzione il rinoceronte nero, considerato in pericolo dopo un crollo demografico che nel 1970 stimava 65.000 capi e nel 1995 solo più 2.400. Gli sforzi per la tutela e la protezione hanno permesso di ripopolare la savana e limitare quanto più possibile le perdite, e oggi i circa 5.000 rinoceronti neri rimasti al mondo vivono prevalentemente in Sud Africa, Namibia, Kenya e Zimbabwe.

Il Kruger, che si estende su un’area di 20mila km quadrati, è considerata una zona di massima protezione faunistica e ambientale, e il governo impiega molte risorse per scoraggiare e combattere il bracconaggio utilizzando aerei, cani, ranger e un’unità di investigazione per i crimini ambientali. Dei 680 arresti per traffico e bracconaggio effettuati nel 2016 dai servizi di polizia sudafricana, 417 sono avvenuti dentro e intorno al Kruger. Nel 2016, all’interno del parco vivevano tra i 349 e i 465 rinoceronti neri e circa 7.000 bianchi. Oggi sono molti meno.

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