Scandalo sessuale nelle università africane

| La giornalista della BBC Kiki Mordi ha indagato sotto copertura per un anno, svelando il sistema di ricatti del corpo docente, che chiede sesso in cambio di bei voti

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La BBC l’ha chiamata “Africa Eye”, l’occhio dell’Africa. È una squadra di giornaliste di colore che hanno un compito delicato e pericoloso: scavare nelle realtà dei paesi africani, portando agli occhi del mondo ingiustizie e violenze che non entrano quasi mai nei notiziari del resto del mondo. Lo fanno di nascosto, assumendosi dei rischi enormi, perché in certi paesi la giustizia sommaria è pane quotidiano.

Kiki Mordi, una delle reporter di Africa Eye, insieme ad altre colleghe per un anno intero si è finta una giovane studentessa universitaria in Ghana e Lagos. E in un anno ha documentato le molestie sessuali e i ricatti che le studentesse del posto sono costrette a subire quotidianamente.

L’inchiesta, voluta dalla stessa Kiki, che in passato ha subito lo stesso trattamento, ha permesso di portare alla luce il collaudato sistema di potere di docenti e vertici universitari, ormai applicato alla luce del sole. Decine di video girati con telecamere nascoste, mostrano personalità di spicco della cultura africana chiedere sesso alle allieve in cambio di bei voti e di un aiuto nel percorso di studi. Chi rifiuta, al contrario, ha poche speranze di farcela.

Un lavoro coraggioso, acclamato per l’accuratezza dell’inchiesta, che inizia ad avere un costo personale piuttosto pesante: dopo la messa in onda, Kiki Mordi ha ricevuto minacce. Ma lei non si arrende e neanche ha paura, e al suo fianco si è schierata la BBC per intero.

“L’obiettivo principale di questo lavoro era di essere più forti degli aggressori, perché le molestie sessuali sono molto pesanti. Ma volevo che il mondo vedesse, e sono felice che qualcosa stia già cambiando da quando il documentario è stato trasmesso. Uno dei docenti dell’università del Lagos, uno dei peggiori predatori sessuali in circolazione, è stato licenziato. Ma so anche che non si fermerà fino a quando non ci sarà una condanna. Il passaggio successivo è rompere la cultura dell’impunità, la possibilità delle persone potenti di aggirare la legge”.

Nel documentario, che sta facendo il giro del mondo sul web, si vede uno dei docenti dell’Università di Lagos, il dottor Boniface Igbeneghu, ex preside della Facoltà di Lettere e Filosofia, ma anche pastore di una sezione locale della Foursquare Gospel Church, mentre tenta di mettere in atto i suoi ricatti ad una studentessa di 17 anni, che in realtà è Kiki. In un frammento del video si vede mentre le offre del vino, poi le chiede di spegnere la luce nella stanza per poterla baciare. Quando la ragazza rifiuta, è Igbeneghu ad alzarsi per fare buio prima di tornare sul divano: tenta di avvicinare la studentessa a sé, dicendo che quella è la “cella frigorifera”, come lui e i suoi colleghi chiamano la stanza in cui portano le studentesse.

Una denuncia che ha scatenato le ire dell’opinione pubblica, delle organizzazioni umanitarie e dei media, che chiedono un’azione incisiva da parte del governo per azzerare le molestie sessuali all’interno delle istituzioni del paese.

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