"Finiti in un'area molto pericolosa"

| Un manager canadese che vive nel Burkina ha iniziato un'indagine per ritrovare Edith Blais e Luca Tacchetto. "Le zone vicine al Togo sono pericolose, non dimentichiamoci che i bianchi sono visti come nemici". Rapiti?

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La famiglia di Edith Blais, la 34enne canadese scomparsa in Burkina Faso con l'architetto padovano Luca Tacchetto, 30 anni, può contare sull'aiuto di Patrick Gagnon, un manager residente in Burjkina da 7 anni  che ha iniziato un'indagine autonoma. Lo racconta il giornale del Quebec "Le Soleil". Dopo aver percorso centinaia di chilometri fino al confine, lo scorso sabato Gagnon ha incontrato un membro del Parlamento e un comandante di brigata dell'esercito, entrambi impegnati nelle ricerche.

"Sono andato al confine togolese per vedere se l'avessero attraversato", dice l'uomo che ha vissuto in Burkina per sette anni. "Sui giornali, ho letto che avevano difficoltà a sapere se l'avevano fatto. Alla fine, non l'hanno passato. Sapevo che sono stati visti a Zimaré, a 50 km da Ouagadougou, intorno al 22 dicembre", aggiungendo che i due viaggiatori avrebbero potuto attraversare il confine illegalmente, il che sarebbe stato comunque sorprendente. "Ho chiesto ad un amico che è un deputato di questa regione di mettermi in contatto con il comandante della brigata militare. Sta iniziando ad essere un po' rischiosa questa storia", dice Gagnon.

Secondo lui, è "molto probabile" che Edith Blais e il suo compagno di viaggio siano stati rapiti. "Con il ritardo e il fatto che non ci sono state operazioni bancarie, nessun prelievo, è tutto molto strano. Tutti gli indizi vanno in quella direzione. Sono viaggiatori esperti, il che significa che potrebbero avere esperienze strane. Spero che questa opzione sia il caso. Il fatto che non hanno dato un segno di vita alle loro famiglie durante la stagione delle vacanze non è però normale. Si trovano di fronte a una situazione eccezionale, ma speriamo che non sia troppo grave".

La domanda ci sta tutta: perché per lui è importante aiutare una ragazza del Quebec scomparsa? "Se nessuno si prende cura di loro, non succederà nulla. So che il console italiano è molto cauto in questo tipo di situazione e cerca di lavorare in modo diplomatico, ma dalla mia esperienza non credo che questa sia la soluzione. Devi stare attento a dove vai e non andare dove non dovresti. Non dobbiamo mai dimenticare che siamo bianchi, e questo spesso i bianchi lo dimenticano: è il classico errore quando si è troppo a proprio agio. È in quel momento che arrivano i problemi. Chi li tiene prigionieri possono non essere jihadisti ma criminali comuni. Questo periodo dell'anno è il grande momento per i ladri, i furti negli appartamenti e le rapine in autostrada. Forse la loro sparizione è collegata a questo".

In Burkina Faso, i media hanno iniziato a riferire della situazione. "La notizia sta cominciando ad arrivare sui media locali: dev'essere divulgata il più possibile per poter ricevere notizie. Non ci sono molti bianchi, quindi se qualcuno vede una donna bianca sulla trentina è abbastanza facile individuarla. Domani ho un'intervista alla radio: ho messo un giornalista in contatto con la famiglia, per un articolo che deve uscire a breve", dice Gagnon.

Mélanie Blais, sorella di Edith, pensa il ruolo di Patrick Gagnon sia utile. "Non lo conosciamo, ma si è dato un gran da fare: è andato al consolato canadese e quello italiano oltre che alla frontiera e li sta cercando attivamente. Aiuta molto avere qualcuno sul posto".

I politici canadesi mantegono il silenzio, al pari di quelli italiani. Gli Affari Esteri del Canada hanno dichiarato di aver preso contatti con la famiglia di Edith Blais: "Hanno detto di averci contattato più volte negli ultimi giorni, il che non è vero - dice Mélanie Blais - volevano solo sapere se avevamo informazioni e se c'erano transazioni finanziarie sul suo conto. Non ci hanno voluto dire nulla. Dicono che si stanno muovendo, ma non possono riferire di più. È tutto dannatamente burocratico".

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