Ciao Valentina, climber senza sponsor ma con il tuo inseparabile vecchio zaino...

| Storia dell'alpinista morta giorni fa nell'are adel Pizzo Andolla, tra Italia e Vallese. Aveva 28 anni, scalava in solitaria e scriveva il suo indomito amore per la natura su Facebook

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Chi segue ItaliaStarMagazine sa con quale attenzione - e partecipazione emotiva dei redattori appassionati di montagna - abbiamo seguito le conquiste e anche le tragedia dell’alpinismo mondiale. Ma in genere chi muore sugli ottomila è un esperto e conosciuto climber, come lo era il compianto Daniele Nardi o tanti altri protagonisti di avventure epiche, finite nel lutto, la più recente in India con 8 morti. Ma la montagna ogni tanto porta via con sè, per un disegno che non ci è dato sapere, anche persone semplici e normali come la 28enne Valentina Mora, morta pochi giorni fa in un incidente in montagna in Valle Antrona, nella zona del Pizzo Andolla, oltre 3 mila 600 metri tra Italia e Svizzera del Canton Vallese. E’ caduta durante la discesa. Senza sponsor, senza video, senza scrivere libri o tenere conferenze in tour, senza materiali al top, ma con sè solo un vecchio zaino “inseparabile” e il minimo indispensabile per scalare, sopravvivere e vivere. Partita il 3 agosto da Cheggio per una delle sue “imprese” solitarie (“Lo so - scriverà sul diario di Facebook -, ho ancora molti limiti tecnici, commetto degli errori….”), quella sera doveva rientrare a casa per la cena ma non era comparsa e i genitori avevano dato l’allarme. A trovare il corpo gli uomini del Soccorso alpino Valdossola e Guardia di Finanza. Valentina, piccolina ma con un fisico robusto e flessuoso, abitava a San Maurizio d’Opaglio e solo un mese fa a luglio aveva raggiunto di notte Alagna per salire a quota 4000 in solitaria, le piaceva affrontare le difficoltà di una parete in perfetta solitudine. Scriveva così delle sue “imprese”: “1 luglio 2019 salita in solitaria da Alagna (1190m) a quota 4000 metri (circa), con partenza in notturna. Nessun obiettivo, solo la voglia di accarezzare con lo sguardo il Monte Rosa… l’ultima volta che i miei scarponi avevano avuto l’onore di posarsi lassù era stato in un’infinita giornata di metà settembre dello scorso anno, durante l’ascesa in solitaria della cresta integrale del Soldato…che nostalgia! Scelgo di percorrere il tragitto della gara AMA, toccando per la prima volta dopo almeno 14 anni il tratto bocchetta delle Pisse-Indren… scelta che si rivelerà aimè sbagliata: le tracce della gara sono pressoché inesistenti sebbene sia passata solo una settimana; la neve marcia rende quasi pericoloso il passaggio vicino agli sfasciumi rocciosi. Raggiungo Indren dopo una ravanata assurda e le gambe sembrano riprendersi solo dopo aver superato capanna Gnifetti… Proseguo sul ghiacciaio fino al primo grande crepaccio. Le alte temperature non mi convincono ad andare avanti e la montagna sembra volermi comunicare qualcosa. Due alpinisti mi mettono in guardia: durante la mattinata un ponte su cui sono passati è crollato… Saluto con lo sguardo il Balmenhorn e torno indietro comunque sia soddisfatta; in fondo non ero mai salita così in alto ad inizio luglio! Scendo passando dallo Stolemberg: percorso nettamente piu’ veloce, giusto qualche traverso innevato che richiede un pizzico di attenzione…». Prudente e saggia, Valentina. Scriveva: “"La vita va vissuta al 100%, senza risparmiarsi. Se in futuro mi si presenterà il conto sarò comunque felice di aver fatto tutto ciò che desideravo. Senza rimpianti…”. [m.n.]

 

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Alpinismo
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