Corsa alle vette: 'Circo Barnum del narcisismo umano'

| Il grande alpinista Agostino da Polenza denuncia il pericolo di trasformare, dopo la tragica stagione sull'Everest, anche il K2 nel regno dei tour operator mondiali. Concessi troppi permessi, rischio code per la vetta

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Di Alberto C.Ferro

Agostino da Polenza, 64 anni, è uno dei più grandi e noti alpinisti italiani. Bergamasco, con le memorie delle sue scalate, prima sulle Alpi e poi in tutto il mondo si potrebbe riempire una biblioteca.  E ora, con un’analisi allarmata e spietata pubblicata sul sito montagna.tv , denuncia il pericolo dell’alpinismo “turistico” sulle vette più alte del pianeta, prigioniere dei tour operator. Lo spunto è la tragica stagione dell’Everest, con decine di scalatori morti, per inesperienza, per faciloneria, per colpa dei troppi permessi concessi dal governo, per il business che circonda le grandi vette.  “Non ho particolare nostalgia delle lunghe file lungo il Baltoro di portatori stanchi, con ai piedi ciabatte di gomma, che gelano di notte sotto laceri tarpal e si bruciano nel sole e nel suo riverbero di giorno e del loro odore rancido. Ma quando il K2 sarà come l’Everest che abbiamo visto fotografato questa primavera la mia sarà pena, rabbia e disprezzo. Per quel che conta. Nonostante i portatori saranno, come già in parte sono, meglio vestiti e attrezzati”.

Sono 179 i permessi personali rilasciati dal Dipartimento del Turismo del Gilgit Baltistan ad alpinisti per la scalata del K2. Alcuni team hanno raggiunto il Campo Base, altri sono in marcia da Askole e sul ghiacciaio Baltoro. 398 è il totale dei permessi rilasciati per tutte le cime del Karakorum: Broad Peak, Gasherbrum, Nanga Parbat, per parlare di 8000, ma anche Latok, Torre Mustang. “Continuo a essere in disaccordo con i commentatori di cose di montagna che reputano il K2 talmente diverso dall’Everest da non poter diventare un Circo Barnum del narcisismo umano. Lo si diceva anche dell’Everest, quando il turismo d’alta quota era molto limitato e si concentrava sul Lobuche Peak o sul Pastore Peak, ma la voglia vien mangiando e per rimanere nelle frasi fatte business is business. Certo, il K2 ne ucciderebbe molti di più, ma è anche vero che la via alla vetta inaugurata nel ‘54 dagli italiani fino a 7900 è perfino più sicura di quella dell’Everest. Ovvio, il “Collo di Bottiglia”, lassù attorno agli ottomila metri, è un ostacolo che mette in fila tutti sotto un seracco alto 6 piani di un condominio, ma se i solerti  lavoratori “sherpa” o i loro emuli pakistani  portassero su ossigeno a gogò, come in parte stanno facendo, durante le finestre di bel tempo che si presentano sempre in Karakorum nella seconda metà di luglio, darebbero a moltissimi la possibilità di provarci con una certa sicurezza. La logistica dei campi al K2 è però più complessa: c’è molto meno spazio, anche se sulla Spalla a 7400m, punto di partenza per il balzo finale, di tende ce ne puoi metter un centinaio. Dire che il K2 non diventerà come l’Everest è un’emerita idiozia: è nascondere il problema e un’incitazione a fare danni d’immagine alla montagna, all’alpinismo, al buon senso e al buon gusto. Cosa possiamo farci? Probabilmente poco, certo il Pakistan, come la Cina, ha meno fame di soldi del Nepal e potrebbe proteggere con dei divieti le sue montagne, la loro immagine e il suo ambiente naturale. Possiamo anche impegnarci a disincentivare la salita delle cime più aggredite del fenomeno: “anch’io sul tetto del mondo”.

 

Alpinismo
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