Ultimatum alla Terra

| I maggiori climatologi del mondo hanno presentato un documento in vista del “Cop24” di dicembre. Un allarme che detta tempi e obiettivi, ma racconta anche a cosa assisteremo, senza interventi definiti “epocali”

+ Miei preferiti
Si chiama “SR15”, è un corposo campanello d’allarme lanciato all’umanità intera: il tempo di agire per salvare il pianeta è arrivato. Restano forse 12 anni prima di assistere a sconvolgimenti e cambiamenti climatici irreversibili che cambieranno per sempre la vita sulla Terra.

L’SR15 è un rapporto dell’Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change), una commissione intergovernativa voluta dall’ONU, frutto delle ricerche congiunte di 91 fra i massimi esperti mondiali di 40 paesi diversi: 250 pagine in cui si analizzano oltre 6.000 studi e 42mila recensioni che arrivano tutti alla medesima conclusione. Dal 1950 ad oggi, la temperatura del pianeta è salita di 0,17 gradi centigradi per ogni decennio, scenario che se non cambierà, è destinato a portare il pianeta a superare la soglia di +1,5 gradi in uno scenario compreso fra il 2030 ed il 2052, con previsioni nemmeno tanto azzardate che parlano di +3 gradi senza un’inversione di tendenza così urgente da definirla “senza precedenti storici”.

Una batosta al celebre accordo sul clima di Parigi, in cui era stato ipotizzato un tempo di manovra decisamente più ampio prima di assistere all’irreparabile, quantificato intorno all’anno 2100.

L’unica notizia che potrebbe portare un po’ di conforto è che, secondo gli esperti, il pianeta è malato grave, ma non ancora spacciato: “Il nostro ruolo non è determinare se l’accordo di Parigi sia fattibile o meno. Quello che abbiamo spiegato sono le condizioni e i tempi per arrivare al traguardo: ora tocca a chi prende le decisioni assumersi la responsabilità del futuro”, ha precisato Henri Waisman, fra i curatori del rapporto.

Gli esperti, questa volta, non le mandano a dire: se non saranno prese misure in tempo, il 1,5 grado in più mettere a serio rischio alcuni atolli, destinati a scomparire a causa dell’innalzamento di mari e oceani dovuto allo scioglimento dei ghiacci. Scenari apocalittici: con 2 gradi in più, difficilmente potrebbero sopravvivere le barriere coralline, gli ecosistemi più fragili, la biodiversità e le specie animali non migratorie. Gli Stati Uniti, l’Asia e l’Europa del sud, assisterebbero ad un graduale processo di desertificazione, costringendoci a convivere con inondazioni, siccità e uragani, ma anche e soprattutto con rischi sulla salute, il cibo e l’acqua per 420 milioni di persone. “Il riscaldamento persisterà per millenni e continuerà a provocare cambiamenti climatici sempre più devastanti”.

Un capitolo del rapporto è dedicato alle soluzioni, riassunte in alcuni percorsi possibili: limitare in modo drastico la domanda di energia delle industrie, dei trasporti e degli immobili per ridurre le emissioni di CO2 del 45% entro il 2030, ma con l’idea di azzerarle nel 2050, data in cui le energie rinnovabili dovranno coprire almeno l’80% del fabbisogno. Quindi rimozione della CO2 con riforestazione e stoccaggio del carbonio.

Alla fine, una raccomandazione: nessuno può sentirsi esentato dallo sforzo. Serve una comunanza di forze e sforzi, soprattutto economici, del mondo intero, che per una volta dovrebbe mettere al bando gli interessi nazionali per il bene comune. Parole grosse.

L’appuntamento è per la “Cop24”, la conferenza mondiale sul clima delle Nazioni Unite, primo appuntamento dopo l’accordo di Parigi, previsto a Katowice, cuore carbonifero della Polonia, dal 3 al 14 dicembre. “L’umanità è di fronte ad una nuova guerra: contro se stessa”.

Ambiente
Coronavirus Vs. inquinamento
Coronavirus Vs. inquinamento
Conclusa la prima ondata di infezioni in Cina. Il nostro governo blocca gli spostamenti privati al di fuori dei comuni di residenza. Forse esiste un legame tra il virus e i gruppi sanguigni. Il lockdown sta migliorando la qualità dell’aria
Dalla Germania arriva l’anti Greta
Dalla Germania arriva l’anti Greta
Praticamente sconosciuta fino a due settimane fa, la Youtuber Naomi Seibt è oggetto di un’intensa copertura mediatica
Entro il 2100 diremo addio alle barriere coralline
Entro il 2100 diremo addio alle barriere coralline
Le simulazioni di un team di scienziati lascia poche speranze e lancia l’allarme: il vero nemico è il cambiamento climatico, o agiamo subito, o ci saranno conseguenze pesantissime
L’ipocrisia del Forum di Davos
L’ipocrisia del Forum di Davos
Un documento di Greenpeace ha messo in imbarazzo i partecipanti al World Economic Forum: sotto accusa banche, fondi pensioni e assicurazioni, che continuano a investire nei combustibili fossili in nome del profitto
Australia, arrestati 183 piromani
Australia, arrestati 183 piromani
Per il 70% sarebbero ragazzini: sono considerati responsabili dei 29 roghi che continuano a devastare diverse regioni. Polemiche anche sulle stime degli animali perduti, che qualcuno ipotizza possano essere 480 milioni di capi
L’Australia brucia
L’Australia brucia
Centinaia di roghi, favoriti da temperature elevatissime, sono ormai troppo estesi per sperare di essere domati. Si attendono le piogge, che non arriveranno prima di fine gennaio. Per gli esperti avranno un grane impatto sulla biodiversità
La California vieta l’acquisto di auto inquinanti
La California vieta l’acquisto di auto inquinanti
Con una norma che suona come una battaglia politica, il Golden State annuncia che non acquisterà auto dai marchi che si sono schierati con Trump sulle emissioni
Amazzonia, persi 10mila km di foresta
Amazzonia, persi 10mila km di foresta
Il tasso di deforestazione è salito al livello più alto in 11 anni, secondo i dati del governo brasiliano. Bolsonaro criticato per non aver difeso il polmone verde del mondo
Ucciso un guardiano della foresta amazzonica
Ucciso un guardiano della foresta amazzonica
Era il capo delle pattuglie di indios che tentano di difendere il polmone verde del mondo dai morbosi interessi di multinazionali che hanno iniziato una deforestazione sistematica
Il dazio che inquina
Il dazio che inquina
La guerra commerciale in atto tra Stati Uniti e Cina potrebbe influire negativamente sul miglioramento della qualità dell’aria. I maggiori costi spingono la nazione asiatica a utilizzare fonti più economiche, come il carbone