Berlino vuole bloccare i Suv

| In Germania, malgrado i marchi tedeschi facciano da padrone al mercato, crescono le proteste contro le integrali da città

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Suv, Mini Suv, Compact Suv, Urban Suv e Crossover: sono alcune delle sotto-definizioni create ad arte dal marketing, e rappresentano uno dei pochi motivi in grado di far sorridere l’universo dell’auto. Ormai non esiste marchio che in gamma non ne abbia almeno uno, e per rimediare di tanta penuria stia anche studiando modelli nuovi. Di gran moda ovunque, nella sola Germania rappresentano il 22,2% del mercato, ed entro la fine dell’anno si prevede che oltre un milione di nuovi Suv saranno immatricolati nel Paese.

Ma fin dal loro esordio, gli “Sport Utility Vehicle” sono finiti nel mirino di ambientalisti più o meno accessi, che li considerano grossi, puzzolenti e perfettamente inutili, specie in città. Nel tempo diverse metropoli eccellenti si sono battute per tenerli fuori dai proprio confini, ma la battaglia non è affatto semplice.

L’ultimo a dichiarare guerra alle integrali (o finto-integrali) è Stephan von Dassel, sindaco del “Mitte”, il quartiere più centrale di Berlino, dove si concentrano i musei, la via dello shopping Friedrickstrasse e la Porta di Brandeburgo. Dassel, senza girarci troppo intorno, li ha di recente definiti “Dei panzer che non dovrebbero entrare in città. Inquinano e sono un pericolo per i pedoni: ogni errore alla guida equivale ad una vittima”. Il riferimento è all’incidente di qualche settimana fa, quando un uomo ha perso il controllo della sua Porsche “Macan” mentre viaggiava sulla Invalidenstrasse piombando sulla folla: un incidente, ha appurato la polizia, che è comunque costato la vita a quattro persone, più altrettanti feriti gravi.

L’episodio aveva aperto le dighe delle proteste: il leader dei Verdi Oliver Krisker ha immediatamente proposto di mettere dei limiti alle misure delle auto autorizzate a circolare nelle città tedesche, mentre altri suggeriscono un forte aumento dell’Iva sull’acquisto dei Suv. Altri ancora, come l’ambientalista Jürgen Resch, hanno invece suggerito un pedaggio di ingresso, sul tipo di quello che si paga a Londra, che in base a emissioni e grandezza può arrivare a quasi 30 euro al giorno. Per finire con le parole di Benjamin Stephan, uno dei responsabili di Greenpeace: “È da irresponsabili sia produrre che guidare Suv: per un pedone, il rischio di morire in un incidente è quattro volte più elevato rispetto all’impatto con un’auto normale. In più, siamo nel mezzo di un’emergenza climatica e l’industria automobilistica fa finta di niente”.

Invettive e accuse che sono state prese di parola da qualche gruppo, che ha deciso di passare all’azione. A Bremerhaven, città portuale affacciata sul Mare del Nord, alcuni attivisti hanno bloccato per ore le operazioni di sbarco da una nave di Suv stranieri destinati al mercato tedesco, mentre altri hanno inscenato proteste presidiando gli ingressi del Salone dell’Auto di Francoforte.

L’Olanda, al contrario, ha concentrato la propria attenzione sulle bici elettriche, che nei Paesi Bassi sono ormai un’invasione, ma che hanno coinciso anche con 341 incidenti dall’inizio dell’anno, e più morti di quelli in auto.

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