Biden sprona i leader mondiali nella lotta ai cambiamenti climatici

| Nel corso del summit online previsto alla Casa Bianca sono attesi “discorsi importanti” sia dal presidente americano che da quello cinese

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Al vertice online sull’emergenza climatica dei 40 leader mondiali organizzato da Biden alla Casa Bianca parteciperà anche il presidente cinese Xi Jinping. Lo ha reso noto la “Xinhua”, l’agenzia di stampa ufficiale, aggiungendo che “pronuncerà un discorso importante”. Malgrado le forti tensioni tra i due paesi, entrambe le superpotenze sembrano intenzionate a mantenere il cambiamento climatico separato dalle controversie. Lo scorso fine settimana, i due paesi hanno rilasciato una dichiarazione congiunta dicendo che avrebbero affrontato la questione climatica “con la serietà e l’urgenza che richiede”.

È un segnale forte, che lascia ben sperare in un summit dai risultati incoraggianti per il pianeta, ma soprattutto che riporta gli Stati Uniti nel ruolo di paese guida, totalmente dilapidato da Trump. Secondo gli esperti, Biden potrebbe addirittura sbilanciarsi promettendo di dimezzare le emissioni entro il 2030.

Anche per via dei due annunci epocali, cinese e americano, i funzionari della Casa Bianca stanno sollecitando una maggiore ambizione sui paesi percepiti come ritardatari sul clima. Il riferimento è all’Australia, da cui si aspetta “un cambiamento sostanziale al loro approccio”.

Biden ha fatto del cambiamento climatico un punto chiave dei primi giorni della sua amministrazione. Oltre ad aver aderito nuovamente all’accordo di Parigi sul clima nel suo primo giorno di mandato, ha annunciato l’intenzione di riunire 40 leader mondiali per un vertice nel corso della Giornata della Terra.

“È abbastanza chiaro che c’è un livello di ambizione nettamente condiviso fra Stati Uniti e Cina. Entrambi i paesi sono consapevoli della crisi e concordano sulla necessità di agire”.

Ma per altri paesi lenti ad abbracciare l’azione sul cambiamento climatico, il team di Biden è stato meno accomodante: ai tempi di Trump, Brasile a Australia avevano trovato il favore della Casa Bianca. Ma non è più così.

Per molti osservatori, la prova della nuova intenzione di rimediare ai danni causati al clima sarà un nuovo impegno di riduzione del carbonio per il 2030 che dovrebbe essere annunciato nel corso del vertice. Questo richiederà un’abile mossa da parte degli Stati Uniti: dovranno indicare una cifra scientificamente credibile ma anche politicamente realizzabile. Per alcuni membri della comunità internazionale, anche il taglio del 50% delle emissioni non sarà sufficiente. “Gli Stati Uniti dovrebbero tagliare almeno il 55% dai livelli del 2005 entro il 2030 per ispirare gli altri. Le grandi economie devono ridurre le emissioni rapidamente e bruscamente. I tre paesi più armati di buone intenzioni, oltre agli Stati Uniti, sono Canada, Giappone e Corea del Sud. L’India è un vero punto interrogativo, nessuno sa se stanno per annunciare qualche passo in avanti. Ma per coloro che sono stati coinvolti nei negoziati di Parigi del 2015, il punto fondamentale è non bloccare le discussioni al primo ostacolo”.

Questo è il primo grande incontro sul clima di un anno critico che culminerà in un summit con circa 200 leader mondiali a Glasgow il prossimo novembre, per il COP26.

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