Cacca per tutti

| Sembra che entro il 2030 saremo ricoperti da almeno 5 tonnellate di deiezioni animali all’anno, l’80% delle quali prodotte dagli allevamenti intensivi. A causa di questa enorme quantità aumenteranno l’inquinamento di aria e acqua

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di Marco Belletti

Alda Merini è stata una delle autrici più pungenti della poesia e della letteratura italiana. Famosa anche come aforista, un giorno - mettendo in evidenza una certa capacità di predizione - affermò che “le mosche non riposano mai perché la merda è davvero tanta”. Se fosse viva ancora oggi (a novembre saranno dieci anni che è morta) sicuramente saprebbe come commentare la notizia che nei giorni scorsi è stata ripresa da “LifeGate”, la piattaforma di comunicazione considerata il punto di riferimento della sostenibilità in Italia e che coinvolge una community di ben 10 milioni di persone.

LifeGate cita una recente ricerca che stima come entro il 2030 saranno almeno cinque i miliardi di tonnellate di escrementi prodotti ogni anno sul nostro pianeta. Facendo una media a livello mondiale, sono quasi 160 tonnellate al secondo, circa un quarto delle quali prodotte dai soli Stati Uniti. L’80% di tutti questi escrementi arriverà dagli allevamenti intensivi, dove saranno ammassati circa 70 miliardi di animali. Si tratta di una quantità esorbitante, qualcosa come circa 600 kg per ogni persona che abita sulla Terra.

Nel suo libro “Se niente importa. Perché mangiamo gli animali?” uscito lo stesso anno in cui moriva Alda Merini, lo scrittore e saggista americano Jonathan Safran Foer scriveva: “Così tanta merda, gestita così male, che cola nei fiumi, nei laghi e nei mari, uccidendo la fauna selvatica e inquinando l’aria, l’acqua e la terra con modalità devastanti per la salute umana”. In questo saggio l’autore ha raccolto le sue riflessioni in merito agli allevamenti intensivi, sulla base di informazioni raccolte in circa tre anni: dopo l’uscita del libro, Foer divenne strettamente vegetariano. Secondo lo scrittore, la forza inquinante delle deiezioni provenienti dagli allevamenti intensivi è 160 volte superiore a quella dei liquami urbani non trattati.

In effetti, oltre a essere davvero tanti (troppi) gli escrementi prodotti dagli allevamenti intensivi hanno un impatto ambientale devastante. Per esempio, nelle feci dei maiali si trovano ammoniaca, metano, acido solfidrico, monossido di carbonio, cianuro, fosforo, nitrati e metalli pesanti. Sostanze molto inquinanti che finiscono nei fiumi o evaporano nell’aria, con conseguenze deleterie per la salute. I gas nocivi emanati dalle deiezioni del bestiame da allevamento aumentano i casi di asma cronica con malattie respiratorie che possono risultare mortali. Inoltre provocano disturbi dell’umore. Le feci ricche di metano e anidride carbonica sono tra le principali fonti di emissione di metano e contribuiscono indubbiamente ad accelerare i cambiamenti cimatici.

Oltre all’aria, i miliardi di tonnellate di letame che invadono la Terra inquinano anche l’acqua. Fosforo e nitrati presenti in grande quantità nello sterco agevolano la diffusione di microrganismi che possono causare malattie nell’uomo e avvelenare la fauna, entrando nella catena alimentare che ha come consumatori finali gli esseri umani. Nelle comunità rurali della Cina si sta registrando un forte aumento di casi di colera: oltre la metà dei laghi cinesi è inquinata e il non corretto trattamento dei rifiuti di origine animale provoca un inquinamento diffuso con un elevato rischio di infezione per gli esseri umani.

Si tratta di un problema globale ma è soprattutto nelle aree dove gli uomini vivono a stretto contatto con il bestiame - Africa, India, Sud Est asiatico - che i danni sono maggiori: cioè dove ancora non esiste la meccanizzazione degli allevamenti che permette di evitare l’esposizione diretta alle deiezioni.

Un’opportunità interessante per sfruttare la grande quantità dei biogas prodotti dalle deiezioni sarebbe trattarli direttamente nei pressi degli allevamenti con l’installazione di bio-raffinerie per produrre bio-metano, un carburante che può essere facilmente utilizzato in numerose attività umane, come per esempio alimentare vetture e mezzi di trasporto delle merci o riscaldare le case, sostituendo carburanti più inquinanti come benzine o carbone.

Ebbene, sembra che se tutti i 5 miliardi di tonnellate di escrementi fossero trasformati in bio-metano, sarebbe possibile far percorrere 20 mila chilometri all’anno a qualcosa come 6 miliardi di vetture, cioè cinque volte le automobili che attualmente circolano sulle strade del nostro pianeta. Con un indubbio vantaggio ambientale, visto che metano e bio-metano abbattono del 97 per cento le emissioni di CO2rispetto un motore alimentato a benzina.

Ovviamente questa non sarebbe la soluzione definitiva, ma permetterebbe comunque di ridurre l’impatto drammatico di questo problema che ci riguarda tutti. Tuttavia, il problema va affrontato in modo diverso se si vuole risolverlo alla radice e gli esperti di LifeGate ritengono sia necessario sviluppare un approccio sistemico alla gestione di questi rifiuti organici. Per loro, la produzione industriale di bestiame con animali ammassati in densità assurde è diventata insostenibile, alla ricerca di costi sempre più bassi a danno della salute umana e dell’ambiente. Il suggerimento è contribuire a invertire questa tendenza riducendo sensibilmente il consumo di carne e diffondendo l’informazione che così prodotto questo alimento non fa per noi. Altrimenti, potrebbe tornare valido quanto affermò negli anni Sessanta un altro grande aforista italiano, Ennio Flaiano: “Se ammetterai che la merda in fondo non è cattiva, dovrai mangiarla due volte al giorno”.

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