Coronavirus Vs. inquinamento

| Conclusa la prima ondata di infezioni in Cina. Il nostro governo blocca gli spostamenti privati al di fuori dei comuni di residenza. Forse esiste un legame tra il virus e i gruppi sanguigni. Il lockdown sta migliorando la qualità dell’aria

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Di Marco Belletti
Il 18 marzo, per la prima volta da tre mesi, in Cina non si è registrato nessun caso di contagio da COVID-19, a conferma che il ‘lockdown’ – come viene chiamato il blocco di tutte le attività e l’impossibilità della popolazione a muoversi – si sta rivelando efficace. Complessivamente i contagi i Cina sono oltre 81 mila con 3.261 morti, quasi 71 mila i guariti e ieri sono morte ‘solo’ (naturalmente in senso statistico) 6 persone.

“Appare evidente – ha spiegato al New York Times Ben Cowling, responsabile del dipartimento di epidemiologia dell’università di Hong Kong – che le azioni avviate in Cina hanno quasi portato alla conclusione della prima ondata di infezioni”. Anche se gli esperti escludono che Wuhan sia al sicuro da una nuova ondata, con conseguenze disastrose: le misure di contenimento adottate dal governo potrebbero non reggere sul lungo periodo. 

In ogni caso, la Cina lascia il poco invidiabile primato di nazione più colpita dal coronavirus all’Italia, con quasi 47 mila casi attivi contro i 5.400 cinesi.

Dopo aver anticipato in un’intervista al “Corriere della Sera” che il governo avrebbe prorogato le scadenze previste dai precedenti decreti– quelle del 25 marzo, data in cui avrebbero dovuto riaprire gli esercizi commerciali, e del 3 aprile, giorno in cui avrebbero dovuto riaprire le scuole – il premier italiano Giuseppe Conte ha annunciato il divieto per tutti di trasferirsi con mezzi propri o pubblici in un comune diverso da quello di residenza, se non con comprovate motivazioni.

Questa ulteriore stretta arriva in quanto, nonostante le misure di contenimento abbiano finora evitato il collasso del sistema sanitario, la curva dei contagi è ancora in salita e il picco, precedentemente previsto la scorsa settimana, arriverà probabilmente in questi giorni. L’isolamento sembra fornire buoni risultati anche se non sempre la popolazione lo rispetta, anzi parrebbe che un ulteriore prolungamento potrebbe esacerbare gli animi di chi non ne capisce la fondamentale importanza per ridurre il contagio.

Inoltre, sta per essere firmato un decreto per sbloccare investimenti pubblici per alcune decine di miliardi di euro, mentre è in fase di studio una modifica alla legislazione per bloccare alcuni investimenti esteri se intaccano asset industriali o aziendali strategici.

Mentre si cercano soluzioni a livello economico per ridurre gli effetti devastanti della pandemia a livello finanziario, anche sul piano medico si tenta freneticamente di trovare soluzioni sanitarie che contrastino il diffondersi di COVID-19. Al momento si conosce ben poco di questo coronavirus: sono sconosciuti gli effetti a lungo termine, è ignoto se può colpire più di una volta la stessa persona, non sappiamo in che modo si rinforza o che cosa lo indebolisca né tantomeno lo sappiamo attaccare in maniera concreta.

La comunità medica internazionale sta lavorando senza sosta concentrandosi sull’analisi di Sars-Cov2 cercando di scoprire i suoi aspetti peculiari. Tra le numerose teorie avanzate, una tra le più discusse e prese in considerazione è quella proposta da un gruppo di ricercatori cinesi che collega la COVID-19 ai gruppi sanguigni. Diffuso da “MedRxiv” – rivista opensource che si occupa di medicina su cui la pubblicazione dei testi è libera e non soggetta all’analisi preventiva della comunità scientifica – lo studio preliminare è elaborato da medici dell’ospedale universitario di Wuhan e annuncia che le persone con gruppo sanguigno A avrebbero un maggior rischio di contrarre l’infezione. Al contrario, gli appartenenti al gruppo 0 sarebbero meno esposti, anche per quanto riguarda la gravità dei sintomi.

Naturalmente al momento questa è solamente una teoria non suffragata dai fatti, se non che i ricercatori hanno analizzato le cartelle di 206 pazienti positivi al virus e deceduti: 85 (pari a oltre il 41 per cento) erano del gruppo A mentre solo 52 (25 per cento) del gruppo 0.

Al momento, l’unico suggerimento fornito dai firmatari dello studio è considerare il gruppo sanguigno quando si trattano i pazienti di COVID-19 tenendo maggiormente sotto controllo quelli di gruppo A.

In questa fase in cui abbondano le news negative, una notizia positiva c’è: almeno temporaneamente i livelli di inquinamento atmosferico in molte aree del mondo stanno calando. Secondo Carbon Brief (sito web inglese che parla di cambiamenti climatici sia in termini scientifici sia di risposte politiche) in Cina l’arresto delle attività produttive ha fatto scendere il consumo di carbone del 36 per cento con un conseguente calo del livello di diossido di azoto, pari a meno 37 per cento. Questa tendenza positiva era già apparsa evidente a febbraio quando le misure restrittive imposte dal governo di Pechino avevano ridotto del 25 per cento le emissioni di anidride carbonica.

Nel resto del mondo, dove quasi tutte le attività produttive restano in funzione, a contribuire al miglioramento dell’aria sono i ‘lockdown’ che bloccano la circolazione di mezzi privati. Secondo “TomTom”, a New York si è passati da un livello di congestione del traffico pari al 52% di un anno fa all’attuale 17%.

L’Italia del nord è ormai da tempo una delle aree più inquinate d’Europa, ma i blocchi a tutti gli spostamenti stanno dando un positivo contributo al calo dell’inquinamento. Confrontando i dati dell’ARPA (l’Agenzia regionale per la protezione ambientale) di un anno fa con quelli attuali, si nota una decisa diminuzione degli agenti inquinanti, con il diossido di azoto in discesa del 10 per cento. E il “Center for International Climate and Environment Reasearch” stima che lo stop di questi mesi potrebbe ridurre le emissioni di anidride carbonica a livello globale nell’anno dell’1,2% rispetto al 2019. E la percentuale potrebbe essere ancora maggiore se il blocco di attività e traffico dovesse proseguire.

È tuttavia presto per cantare vittoria: numerosi movimenti ambientalisti mettono in evidenza che in passato, dopo ogni recessione economica che ha portato benefici da un punto di vista delle emissioni, si è andati incontro a una fase in cui stati e istituzioni internazionali pur di rilanciare la crescita economica hanno permesso un rialzo delle emissioni. Dovesse verificarsi anche in questa occasione, quanto raggiunto in questi mesi sarebbe del tutto inutile.

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