Il fiume sotto il ghiaccio della Groenlandia

| La più grande isola del mondo perde una quantità di ghiaccio enorme e ogni anno la situazione peggiora. Lungo una valle nel nord dell’isola dovrebbe scorrere un fiume il cui studio consentirà valutazioni più precise sul clima terrestre

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Di Marco Belletti
I numeri della tragedia climatica che sta attraversando la Groenlandia sono talmente enormi da non essere comprensibili dal nostro cervello. Solo nell’estate del 2019 la temperatura è stata tanto più calda rispetto al passato da contribuire allo scioglimento di una enorme quantità del suo ghiaccio: 600 miliardi di tonnellate. Certo, anche solo a ripeterci questa cifra si ha un’idea dell’immenso problema che dobbiamo affrontare, ma ci è difficile comprenderne realmente la portata. 600 miliardi di tonnellate equivalgono a 805 miliardi di monoposto di Formula Uno (quando in tutto il mondo non sono più di una ventina), a 100 miliardi di elefanti africani (ormai ne sono rimasti solo più 350 mila), a 4,5 miliardi di balenottere azzurre (mentre si stima che negli oceani siano 15 mila al massimo), a 2 milioni e 700 mila “Allure of the Seas”, la nave più grande del mondo che pesa oltre 275 mila tonnellate e di cui ne esiste un solo esemplare.

In pratica, il ghiaccio perso dalla Groenlandia nell’estate del 2019 è una quantità così inconcepibilmente grande che per noi esseri umani non ha quasi senso. Come non ha senso il peso teorico della Terra, che secondo i calcoli degli scienziati dovrebbe avere una massa pari a 6 mila miliardi di miliardi di tonnellate, cioè un 6 seguito da 24 zeri.

E se invece pensiamo che tutto il ghiaccio che si è sciolto l’anno scorso ha innalzato (in poco più di due mesi) i mari di tutto il mondo di 2,2 millimetri, il grave disastro ambientale diventa percepibile. Ma purtroppo, a uno sguardo superficiale come ormai è solita avere l’umanità, ininfluente: come facciamo a considerare un problema grave per tutti gli esseri viventi sul nostro pianeta un impercettibile innalzamento del livello del mare? Del resto, se si calcola (come fanno i negazionisti della crisi climatica) che ancora buona parte della Groenlandia è coperta da una crosta di ghiaccio spessa 3 chilometri, prima che si sciolga tutto il nostro periodo di riscaldamento globale non sarà niente più che un ricordo. Dalla parte opposta c’è chi invece è decisamente più pessimista, avendo la certezza che entro la fine del secolo (c’è chi dice prima, entro il 2050 addirittura) tutto il ghiaccio della Terra – e quindi anche quello dell’Antartide rispetto al quale la Groenlandia è poco più di un ghiacciolo al limone – si scioglierà. E allora i 2,2 millimetri di innalzamento del livello del mare diventeranno secondo alcune stime ben 70 metri. Valore che riusciamo a comprendere bene e che cancellerà dalla faccia del pianeta una grande quantità di città, in pratica tutte quelle su mari e oceani.

Eppure nonostante queste stime (pur severe e pessimistiche) siano fatte da esimi studiosi, sono oggi sempre più numerose le persone che – chi per ignoranza chi per interessi personali ed economici – nega con tutte le forze il problema.

A differenza del ritiro dei ghiacci sul mare (che con il loro peso spostano verso l’alto il livello dei mari più o meno lo stesso valore di quando si scioglieranno) la perdita dei ghiacciai terrestri provoca direttamente l’innalzamento dei mari, mettendo a repentaglio le città costiere e i Paesi di tutto il mondo. Secondo calcoli recenti, sembra che l’enorme strato di ghiaccio della Groenlandia ha perso circa 268 miliardi di tonnellate di ghiaccio tra il 2002 e il 2019: meno della metà di quello sciolto l’estate scorsa. Gli scienziati autori di questa indagine hanno dichiarato che i 10 milioni di abitanti di Los Angeles consumano circa un miliardo di tonnellate di acqua all’anno.

Lo studio – guidato da Isabella Velicogna, professore di scienze del sistema Terra all’Università della California Irvine – si basa sulle misurazioni effettuate dal satellite Gravity Recovery and Climate Experiment (Grace) della NASA e in seguito dal suo “erede” potenziato, Grace Follow-On.

“I ghiacciai si stanno sciogliendo – ha affermato Velicogna – in tutto il mondo a causa del riscaldamento globale causato dalla crisi climatica indotta dall’uomo. Il ghiaccio riflette la luce del sole e sciogliendosi fa emergere superfici scure sottostanti che assorbono ancora più calore, accelerando rapidamente gli ulteriori scioglimenti”.

Lo studio mette in evidenza che ormai il ghiaccio della Groenlandia si scioglie sette volte più velocemente di quanto non facesse negli anni Novanta, rendendo più severe le precedenti stime dell’innalzamento del livello globale del mare e mettendo 400 milioni di persone a rischio inondazione molto prima della fine del secolo.

Il lungo fiume segreto

Il ghiaccio che si scioglie sulla Groenlandia sembra che crei un fiume lungo mille chilometri, che scorre in profondità sotto la calotta glaciale. Sono i modelli di calcolo al computer a suggerire che parte dell’acqua proveniente dai ghiacci della Groenlandia potrebbe scorrere per tutta la lunghezza di una valle subglaciale e venire allo scoperto nel fiordo di Petermann, lungo la costa settentrionale dell’isola.

I rilevamenti radar avevano già mappato in precedenza il terreno sepolto sotto tremila metri di ghiaccio e recentemente sono stati utilizzati modelli matematici per colmare le lacune nei dati di rilevamento e per valutare con più precisione le profondità del fondo roccioso. I rilievi hanno rivelato una lunga valle suggerendo che sia divisa in tratti separati, impedendo all’acqua di scorrere liberamente. Tuttavia, le vette che spezzano la valle in segmenti sono visibili solo nelle aree in cui la modellazione matematica è stata usata per riempire i dati mancanti, quindi non poteva essere reale.

Christopher Chambers e Ralf Greve sono studiosi dell’Istituto di scienze delle basse temperature dell’università di Hokkaido e si sono posti la domanda di che cosa potrebbe accadere se la valle fosse aperta e lo scioglimento aumentasse in un’area profonda dell’interno della Groenlandia. In collaborazione con i ricercatori dell’Università di Oslo, i due docenti hanno eseguito numerose simulazioni per confrontare le dinamiche con cui l’acqua nel nord della Groenlandia scorre con o senza segmentazione della valle.

I risultati dei loro studi sono stati recentemente pubblicati su The Cryosphere (rivista scientifica internazionale senza scopo di lucro dedicata alla pubblicazione e alla discussione di articoli di ricerca) e dimostrano un drastico cambiamento nel modo in cui dovrebbe sciogliersi l’acqua sotto la calotta glaciale, se la valle fosse effettivamente aperta. Se così fosse, un corso d’acqua subglaciale si estenderebbe dal luogo di scioglimento fino al fiordo di Petermann, che si trova a più di mille chilometri di distanza.

“I risultati rilevati – spiega Chambers – sono coerenti con un lungo fiume subglaciale ma rimane una notevole incertezza. Per esempio, non conosciamo la quantità dell’acqua che dovrebbe scorrere lungo la valle, né se effettivamente esce dal fiordo di Petermann, se si congela nuovamente o se infine devia dalla valle, lungo il percorso”.

Nel caso l’acqua scorra effettivamente, il modello suggerisce che potrebbe attraversare l’intera lunghezza della valle in quanto relativamente piatta, simile all’alveo di un fiume. Le simulazioni suggeriscono anche che dovrebbe esserci un flusso d’acqua più evidente verso il fiordo e a un’altitudine più bassa. Per Chambers e Greve queste rilevazioni suggeriscono una relazione abbastanza precisa tra la forma della valle e il ghiaccio sovrastante, tanto da permettere lo sviluppo di un percorso d’acqua molto lungo nella valle.

“Tuttavia – spiega Greve – sono necessarie ulteriori indagini radar per confermare l’accuratezza delle simulazioni e forse potrebbe esserci un sistema idrologico specifico per la calotta glaciale della Groenlandia. E la corretta simulazione di un sistema idrologico subglaciale così lungo potrebbe essere importante per accurate simulazioni future di come cambierà la calotta glaciale in un clima mutevole”.

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