Il futuro del mondo in un ghiacciaio

| Lo scioglimento di una piattaforma dell’Antartide potrebbe provocare un drammatico innalzamento del livello del mare nel giro di poche centinaia d’anni, provocando danni inimmaginabili alla nostra civiltà

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Di Marco Belletti
Una volta passati a miglior vita, molti personaggi celebri rimangono nella memoria collettiva perché si vedono dedicare vie, città, crateri su Marte, asteroidi e… ghiacciai dell’Antartide. Chi ha l’onore di un ghiacciaio al polo Sud intitolato al proprio nome è Fredrik T. Thwaites, professore emerito all’università Wisconsin-Madison, vissuto tra il 1883 e il 1961. Del resto, essendo stato un geologo glaciale e un geo-morfologo chi meglio di lui poteva concedere il nome a un ghiacciaio? Purtroppo per il professore, il Thwaites antartico potrebbe presto trasformarsi da un onore a un brutto onere, visto che la velocità con cui si sta sciogliendo lo sta trasformando in un sorvegliato speciale della comunità scientifica internazionale.

Posizionato a 75° 6′ sud, 105° 31′ ovest sulla parte occidentale del continente, è una delle più grandi piattaforme ghiacciate dell’Antartide, esteso circa 120 mila chilometri quadrati (oltre un terzo dell’Italia), finora visitata da molte meno persone di quanti sono gli astronauti che hanno viaggiato nello spazio. E il motivo è semplice: è un’area davvero remota e lontana da ogni base d’appoggio. È altamente instabile e in fase di rapido scioglimento, tanto che dagli anni Ottanta a oggi oltre 600 miliardi di tonnellate di ghiaccio sono diventate acqua e la velocità di scioglimento è quasi raddoppiata negli ultimi venti anni, tanto che ultimamente si sciolgono 35 miliardi di tonnellate di ghiaccio all’anno. Il suo collasso totale solleverebbe il livello del mare di circa 65 centimetri.

Già questo è un problema davvero grave, se pensiamo che con questo innalzamento delle acque molte città di mare si troverebbero in gravi difficoltà, ma è niente in confronto alle previsioni di alcuni scienziati: ipotizzano che il ghiacciaio Thwaites in realtà sostenga l’intera calotta glaciale dell’Antartico occidentale e se dovesse sciogliersi scatenerebbe un crollo quasi totale dei ghiacciai alle sue spalle nell’entroterra, che andrebbero alla deriva verso latitudini più calde dove si scioglierebbero a loro volta, innalzando il livello dei mari di 3 metri e 30 centimetri nel giro di 250 anni. Anzi, secondo lo studio di un team di ricercatori britannici, statunitensi e olandesi pubblicato su “Proceeding of the National Academy of Sciences of the United States”, è possibile che il livello del mare si alzi di due metri entro il 2100.

Mentre nelle zone artiche i ghiacciai sono soprattutto sott’acqua con il 90 per cento della massa degli iceberg sommersa, in Antartide la maggiore parte del ghiaccio è fuori dall’acqua, sulla terraferma, con una quantità di otto volte superiore a quello della Groenlandia. Quando il ghiaccio sottomarino si scioglie non provoca l’aumento del livello del mare in quanto il volume dell’acqua è minore rispetto a quello del ghiaccio, mentre quello che si trova sulle terre emerse e va a finire nell’oceano lo fa crescere sensibilmente.

Lo spessore medio del ghiaccio antartico è di 2.200 metri, con picchi fino a 4.500 metri nelle zone interne della calotta orientale. Complessivamente il volume dei ghiacci è di 26,6 milioni di chilometri quadrati, la maggior riserva di acqua dolce al mondo, che corrisponde a una variazione del livello marino di circa 70 metri se dovessero sciogliersi tutti.

Questi sono i motivi per cui gli studiosi considerano Thwaites il ghiacciaio più pericoloso al mondo dopo che per molti anni è stato considerato la parte più enigmatica dell’Antartide, una delle ultime aree della costa a essere mappata, nel 1940. I primi esseri umani a calpestarne la superficie sono scienziati americani alla fine degli anni Cinquanta ma il ghiacciaio viene dimenticato fino agli anni Ottanta e solo nel 2004 i radar che permettono di “vedere” sotto il ghiaccio hanno fornito agli studiosi l’idea di quanto sia spesso. A parte queste radio-rilevazioni, sono i satelliti che hanno raccolto il maggior numero di informazioni su questa piattaforma, facendo percepire la velocità con cui si sta sciogliendo, pur lasciando molti dubbi. Per esempio, la riduzione del ghiacciaio è irreversibile? Come valutare correttamente in che misura contribuirà all’innalzamento del livello del mare? E quanto tempo ci vorrà perché diventi un pericolo?

Come visto, la difficoltà per uomini e attrezzature di raggiungere Thwaites ha obbligato gli scienziati a ottenere la maggior parte delle informazioni con un monitoraggio remoto. Ma ora, per comprendere fino in fondo tutti i segreti e i rapidi cambiamenti nel ghiacciaio, è fondamentale esaminarlo da vicino, soprattutto i bracci marini galleggianti che sembrano sciogliersi dal di sotto a causa di un afflusso di acqua marina “calda”, probabilmente legata ai cambiamenti climatici. La temperatura di Thwaites è compresa tra 3° e i 4° Celsius, più che sufficienti per sciogliere rapidamente il ghiaccio a contatto con l’acqua meno fredda sottostante.

Lo scioglimento repentino (naturalmente secondo la scala terrestre, non quella umana) di questi bracci, sbilancerebbe l’equilibrio di tutto il ghiacciaio, provocando fratture talmente evidenti da mettere in crisi tutta l’area circostante. Con i gravi danni di cui parlavamo prima.

Per monitorare questa situazione, gli scienziati applicheranno a una decina di foche di Weddell dei rilevatori per misurare temperatura e salinità dell’acqua. Questi animali nuotano a diverse profondità intorno al ghiacciaio e potranno quindi fornire informazioni molto utili. Inoltre, alcuni robot sottomarini permetteranno di avere una visione più precisa della parte inferiore del ghiacciaio, permettendo un più preciso modello teorico della sua evoluzione futura. Evidentemente le aree “spesse” 200 metri sono molto più a rischio scioglimento rispetto a quelle di 500 metri.

Secondo gli scienziati è molto importante anche esaminare la cosiddetta “linea di terra”, dove cioè il ghiaccio lascia la terraferma per formare la piattaforma di ghiaccio galleggiante, con perforazioni fino alla roccia che permetteranno di avere un quadro ancora più preciso del futuro di Thwaites.

Obiettivo di tutte queste attività è fornire dati e informazioni al californiano “Jet Propulsion Laboratory” della Nasa che costruisce modelli al computer suggerendo ciò che potrebbe accadere in futuro. Grazie agli elementi in arrivo da satelliti, aerei radar, spedizioni scientifiche e foche, negli ultimi anni le simulazioni sono sensibilmente migliorate ma ancora molto c’è da fare, magari scoprendo le interazioni tra oceano e ghiaccio. Utilizzare l’intelligenza artificiale nell’elaborare in tempi brevi tutte le informazioni ottenute, permetterà di valutare con più esattezza se dovremo affrontare un drammatico innalzamento del livello del mare, adottando rapidi provvedimenti per chi abita in città come, per esempio, Venezia. Sperando che il futuro non sia così catastrofico come sembra.

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