Il monsone indiano che eliminò l’era glaciale

| Verificare il comportamento dei fenomeni meteorologici nel passato consente di prevedere che cosa succederà in futuro. Come una tempesta tropicale può influire all’innalzamento della temperatura della Terra

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di Marco Belletti

Tutti gli scienziati che hanno a che fare con il futuro, o con il miglioramento delle condizioni in cui viviamo, sono molto attenti a studiare con interesse il passato. Questo perché il nostro è un pianeta quanto mai “abitudinario” e tendenzialmente se un evento è già capitato, prima o poi si ripresenterà e, a grandi linee, secondo schemi analoghi a come già accaduto. Per esempio, il passato può essere molto utile per prevedere i cambiamenti climatici che ci attendono, sia a breve sia a medio-lungo termine.

Katrina Nilsson-Kerr (climatologa e ricercatrice universitaria) e Pallavi Anand (docente di Biogeochimica oceanica) pensano che studiare località dove un meteo molto aggressivo è stato la regola per migliaia di anni – come per esempio il subcontinente indiano – è fondamentale per poter prevedere in modo affidabile le precipitazioni, nel caso specifico le piogge monsoniche estive dell’Asia meridionale. Sarà così possibile attuare comportamenti adeguati per ridurre l’impatto devastante che possono avere i monsoni su quasi due miliardi di persone che vivono nelle aree toccate dal fenomeno.

Sono le differenze di calore tra la terraferma più calda e l’oceano più freddo a causare il monsone estivo dell’India: da giugno a settembre nascono venti che, soffiando sull’oceano Indiano, raccolgono umidità che diventa violenta pioggia su tutto il subcontinente. Questa stagione monsonica causa scarsità di cibo, siccità, gravi inondazioni, in funzione della quantità di pioggia e della sua durata. Pertanto, riuscire a comprendere in che modo il monsone si è comportato in passato, secondo Nilsson-Kerr e Anand può aiutare a prevedere i suoi comportamenti futuri. I due scienziati hanno recentemente pubblicato uno studio su Nature Geoscience, nel quale spiegano come analizzando questo sistema meteorologico hanno scoperto che era sensibile al riscaldamento del clima di 130 mila anni fa. In quel periodo la Terra stava entrando in una fase di clima più caldo e il monsone estivo indiano assorbiva calore e umidità proveniente dall’emisfero settentrionale, provocando l’espansione delle zone umide tropicali verso nord, aumentando il riscaldamento globale e contribuendo così a far terminare l’era glaciale. Nonostante la velocità con cui oggi il clima sta cambiando non abbia precedenti in geologia, lo studio dimostra che il monsone estivo indiano è stato sensibile in passato per una transizione globale verso il riscaldamento e quindi potrebbe esserlo ancora nell’immediato futuro.

Nell’ultimo milione di anni, sulla Terra il clima ha oscillato tra ere glaciali molto fredde e un caldo interglaciale: l’ultima “transizione” verso l’attuale era interglaciale con clima caldo è avvenuta circa 18 mila anni fa. Sebbene quest’ultimo periodo della storia terrestre sia abbastanza conosciuto, non è ancora del tutto chiaro come il “sistema Terra” abbia risposto a questi cambiamenti climatici. Recentemente, Nilsson-Kerr e Anand hanno potuto sfruttare l’attività di una spedizione scientifica che ha scavato il fondale oceanico del golfo del Bengala per provare a ricostruire il comportamento dei monsoni indiani di centinaia di migliaia di anni prima dell’ultima era glaciale. Hanno così studiato i sedimenti profondi recuperati dal golfo del Bengala settentrionale, cercando un qualche indizio collegabile ai monsoni estivi che hanno imperversato da 140 a 128 mila anni fa. Hanno cercato i gusci fossilizzati di foraminiferi (minuscole creature microscopiche, una specie di plancton che viveva nella parte superficiale dell’oceano) in quanto potevano contenere indizi importanti sulle condizioni ambientali dell’acqua marina. Secondo la composizione chimica dei gusci, è stato possibile rilevare che tra i 140 e i 128 mila anni fa la superficie dell’oceano si è rinfrescata a causa del grande flusso d’acqua proveniente dai fiumi, causato ovviamente dalle piogge del monsone. In quel lungo periodo la Terra stava uscendo da uno stato glaciale e in quella fase – che è possibile definire la penultima deglaciazione – i livelli di tutti i mari del mondo sono saliti da sei a nove metri.

Inoltre, alcuni carotaggi effettuati in Antartide dimostrano che il nucleo di ghiaccio del continente antartico iniziò a scaldarsi durante la penultima deglaciazione: il complessivo riscaldamento dell’emisfero australe ha generato molto calore e tanta umidità che hanno rinforzato i monsoni estivi. Durante questo periodo di riscaldamento (circa 130 mila anni fa) aumentò d’intensità solo il monsone indiano mentre altri sistemi monsonici dell’emisfero boreale – come quello, sempre estivo, dell’Asia Orientale che colpisce Cina, Giappone ed Estremo Oriente – non variarono e restarono in uno stato glaciale.

In pratica, in quella fase della vita terrestre il monsone estivo indiano ha spostato verso nord calore e umidità accelerando di fatto lo scioglimento dei ghiacci polari e favorendo l’espansione verso settentrione delle zone umide tropicali che, estendendosi, hanno provocato una più elevata emissione di metano in atmosfera, causando un ulteriore riscaldamento che ha messo fine all’era glaciale globale.

Nilsson-Kerr e Anand concludono il loro studio affermando che i monsoni non devono essere considerati fenomeni isolati, ma come sistemi dinamici che – sebbene agiscano soltanto nei tropici – sono sensibili alle condizioni climatiche di entrambi gli emisferi. E che, vista la loro capacità di incrementare le emissioni di metano, hanno impatto sul clima globale.

Quindi, occorre prestare particolare attenzione anche alle più piccole variazioni di comportamento dei monsoni per poter meglio comprendere come evolverà il sistema climatico della Terra, le cui brusche variazioni in una specifica area geografica possono avere conseguenze devastanti in un’altra zona in un periodo successivo. Come potrebbe dimostrare il ciclone Idai che ha recentemente devastato il Mozambico, che potrebbe aver subìto le influenze studiate da Nilsson-Kerr e Anand con cui i monsoni modificano le condizioni climatiche terrestri.

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