Il pianeta tradito

| Neanche uno degli obiettivi decennali della convenzione di Aichi del 2010 è stato raggiunto. È la denuncia di un rapporto delle Nazioni Unite, che lancia l’allarme: di questo passo, la nostra Terra non reggerà a lungo

+ Miei preferiti
Nel 2010, i leader di 196 paesi si sono riuniti in Giappone per la convenzione sulla diversità biologica “Aichi Biodiversity Targets”, e hanno concordato un piano decennale per salvare la Terra, conservare la biodiversità, promuovere la sostenibilità e proteggere gli ecosistemi. Erano obiettivi ambiziosi, ma cruciali: uno, ad esempio, mirava a prevenire l’estinzione delle specie minacciate e migliorare il loro stato entro il decennio successivo.

La scadenza del 2020 è stata raggiunta, e non uno di quegli obiettivi è stato raggiunto. È quanto svela “Global Biodiversity Outlook” un rapporto delle Nazioni Unite divulgato nelle scorse ore. “L’umanità si trova a un bivio di fronte all’eredità che intende lasciare alle generazioni future. La biodiversità sta diminuendo a un ritmo senza precedenti, e i motivi che guidano il declino si stanno intensificando”.

Proseguendo sulla strada attuale, la crisi climatica subirà un’ulteriore accelerazione e la biodiversità continuerà a deteriorarsi, spinta da “modelli di produzione e consumo insostenibili, dalla crescita della popolazione e dagli sviluppi tecnologici”.

Dei 20 obiettivi, solo sei sono stati “parzialmente raggiunti”: più di un terzo sono sulla buona strada, la metà ha registrato progressi molto lenti, l’11% non mostra variazioni significative e l’1% si sta muovendo nella direzione sbagliata.

“Gli ecosistemi della Terra nel loro insieme sono stati compromessi. E più l’umanità sfrutta la natura in modo insostenibile, più mette a repentaglio il benessere, la sicurezza e la prosperità”, commenta Elizabeth Maruma Mrena, segretario esecutivo della Convenzione sulla diversità biologica dell’ONU.

I sei obiettivi parzialmente raggiunti sono la prevenzione delle specie invasive, la conservazione delle aree protette, l’accesso e la condivisione dei benefici derivanti dalle risorse genetiche, le strategie e i piani d’azione per la biodiversità, la condivisione delle informazioni e la mobilitazione delle risorse. Malgrado tutto, il tasso globale di deforestazione è diminuito di un terzo rispetto al decennio precedente: alcuni Paesi hanno introdotto politiche di gestione della pesca, che hanno contribuito a ricostituire gli stock ittici marini duramente colpiti dalla pesca eccessiva e dal degrado ambientale. È stato ampliato in modo significativo il numero di aree naturali protette, sia sulla terraferma che in mare, e introdotto più misure di conservazione, come le restrizioni sulla caccia, che hanno dato i loro frutti.

Fa rabbia che non si sia fatto di più, perché l’elenco dei risultati è incoraggiante, e mostra che è possibile intraprendere un’azione unitaria per raggiungere risultati concreti, ma, avverte il rapporto, non è affatto sufficiente.

La perdita e il degrado dell’habitat rimangono elevati, soprattutto nelle foreste e nelle regioni tropicali. Dal 1970, l’attività umana ha spazzato via due terzi della fauna selvatica del mondo, l’inquinamento è ancora dilagante, con i pesticidi negli ecosistemi e la plastica negli oceani che sta condannando a morte le barriere coralline. Tutto questo perché la domanda di risorse naturali è in forte aumento. 

Sforzi assai scarsi che si riflettono nei finanziamenti: i governi spendono a livello globale fra 78 e 91 miliardi di dollari all’anno in favore della biodiversità, molto al di sotto di quanto sarebbe necessario. E anche nelle aree che hanno fatto più progressi, la situazione non sta realmente migliorando, ma semplicemente diminuendo più lentamente.

Un’azione immediata è più urgente che mai, o la devastazione della biodiversità si ripercuoterà su tutto il pianeta, diventando particolarmente dannosa per “le popolazioni indigene e le comunità locali, per i poveri e i vulnerabili del mondo”.

Ma, conclude il rapporto, malgrado il mancato raggiungimento degli obiettivi di Aichi, “non è troppo tardi per rallentare, arrestare e invertire le tendenze attuali”. Molte delle azioni necessarie sono già state identificate e concordate nell’ambito di trattati internazionali come l’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, dal quale gli Stati Uniti si stanno ritirando.

Il rapporto ha delineato otto aree in cui è necessaria la transizione verso la sostenibilità: terra e foreste, agricoltura, sistemi alimentari, pesca e oceani, città e infrastrutture, acqua dolce e clima. Ci sono misure più specifiche per ogni area: le città devono creare più spazi verdi, considerare l’impatto sulla biodiversità quando si costruiscono nuove strade o infrastrutture e promuovere la produzione alimentare locale.

“La pandemia ha mostrato lo stretto legame che corre tra come trattiamo il mondo e l’insorgere di malattie”, ha commentato il Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres a conclusione del rapporto. 

Galleria fotografica
Il pianeta tradito - immagine 1
Ambiente
La guerra mondiale della monnezza
La guerra mondiale della monnezza
È quella in corso fra Oriente e Occidente, puntellata da Paesi che rispediscono al mittente mercantili carichi di rifiuti pericolosi mescolati alla plastica da riciclare
L’inquietante verità sul riciclaggio della plastica
L’inquietante verità sul riciclaggio della plastica
Una bugia creata 50 anni fa dall’industria della plastica con il solo scopo di produrne di più. L’unica alternativa per fermare il soffocamento di mari e oceani è che chi ha invaso il pianeta, ci ripensi
Cinque cicloni tropicali si aggirano nell’Oceano Atlantico
Cinque cicloni tropicali si aggirano nell’Oceano Atlantico
È la seconda volta nella storia che si registrano contemporaneamente così tanti fenomeni climatici di forte intensità, e almeno tre preoccupano le coste americane
Il rogo della West Coast
Il rogo della West Coast
California, Oregon e stato di Washington sono da giorni alle prese con incendi resi indomabili da caldo e vento. Oltre mezzo milione di persone evacuate e 11 morti il bilancio provvisorio
Nella UE 630mila morti all’anno per inquinamento
Nella UE 630mila morti all’anno per inquinamento
Il rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, sottolinea che si fa ancora troppo poco diminuire un numero altissimo di vittime silenziose. Le soluzioni? Drastiche, ma necessarie
Nella Death Valley la temperatura più alta mai registrata
Nella Death Valley la temperatura più alta mai registrata
A Furnace Creek, nel cuore della celebre depressione del deserto del Mojave, toccati i 57° C: mai così caldo da quando esistono le misurazioni. Ed è allarme dai climatologi: andrà sempre peggio
Si è spezzata in due la petroliera che minacciava le Mauritius
Si è spezzata in due la petroliera che minacciava le Mauritius
Le autorità dichiarano il disastro ambientale: a rischio il delicato ecosistema di un vero paradiso terrestre
Groenlandia: il punto del non ritorno
Groenlandia: il punto del non ritorno
Secondo uno studio recente, la calotta di ghiaccio dell’isola del nord Atlantico si sarebbe ormai sciolta in modo irreparabile. E le conseguenze arriveranno a breve
Le Mauritius rischiano il disastro ambientale
Le Mauritius rischiano il disastro ambientale
Si teme che la petroliera giapponese “MV Wakashio” possa spezzarsi, minando per sempre le coste del paradisiaco arcipelago nell’Oceano Indiano
Il futuro del mondo in un ghiacciaio
Il futuro del mondo in un ghiacciaio
Lo scioglimento di una piattaforma dell’Antartide potrebbe provocare un drammatico innalzamento del livello del mare nel giro di poche centinaia d’anni, provocando danni inimmaginabili alla nostra civiltà