Il silenzio del mondo

| Mesi di lockdown hanno ridotto drasticamente i rumori emessi dall’attività umana. Gli esperti insistono: il silenzio è una lezione che dovremmo aver imparato, una forma di inquinamento troppo sottovalutata

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Avviverà il giorno in cui riconosceremo alla pandemia un solo e unico punto a favore: il silenzio. Con meno persone per strada, auto in circolazione, aziende chiuse e voli a terra, il rumore quotidiano che riempie le nostre vite si è ridotto drasticamente.

“Il silenzio fa parte della nostra vita quotidiana - dice Paavo Virkkunen, amministratore delegato dell’ente turistico finlandese Visit Finlandese, che quasi dieci anni fa ha lanciato una campagna sulla tranquillità offerta dal Paese - il silenzio è uno di quei valori di cui tutti abbiamo bisogno per separare l’essenziale dal superfluo. E credo che abbia influenzato il motivo per cui i turisti vengono qui, perché il silenzio è una risorsa che non si trova ovunque nel mondo”.

O almeno, non lo era. Con l’isolamento da Covid-19 e la concomitante riduzione delle folle, molti luoghi sono ancora immersi in un’insolita quiete. La Terra stessa è diventata più silenziosa: l’Osservatorio Reale del Belgio ha segnalato una riduzione del rumore sismico - il ronzio delle vibrazioni che attraversano la crosta terrestre - come il risultato della ridotta attività umana.

“Quando l'isolamento finirà mi mancherà il silenzio che abbiamo avuto -  dice Virkkunen - quelli che non hanno la fortuna di vivere in un ambiente tranquillo potrebbero avere uno shock nel momento in cui saranno costretti a tornare alla quotidianità”.

Andrew Smith, psicologo dell’Università di Cardiff e specialista nella ricerca sul rumore, è d’accordo: “Ci adattiamo a vivere in ambienti rumorosi, ma basta un piccolo cambiamento – come un periodo di quiete - per trovarlo molto appagante. E penso che ci sarà una reazione avversa al ritorno del rumore: non solo un maggiore fastidio, ma anche una minore efficienza sul lavoro e nella qualità del sonno, oltre a effetti più cronici”.

Nonostante la legislazione che disciplina i livelli di rumore in molti paesi del mondo – come ad esempio il “Noise Abatement Act” del Regno Unito - i livelli sonori di un centro città pre-Covid-19 raggiungono regolarmente i 90 decibel: come appoggiare un orecchio ad un aspirapolvere.

Negli Stati Uniti, si stima che milioni di persone che vivono nelle grandi città siano a rischio sordità a causa dell’esposizione quotidiana al rumore che li circonda, mentre 140 milioni di europei sono colpiti da fastidi acustici provenienti da traffico, ferrovie, aerei e industria.

Al di là dei danni all’udito, è stato dimostrato che l’esposizione prolungata a qualsiasi sorgente sonora che superi i 50 decibel ha effetti indesiderati spesso nascosti come una pressione sanguigna più alta e livelli di stress elevati, con raddoppio del rischio di depressione e riduzione delle prestazioni mentali.

Un classico studio realizzato nel 1974 della psicologa Arline Bronzaft, ha mostrato quanto il livello di preparazione degli studenti di una prima media la cui classe era sul lato dell’edificio scolastico, prossimo ai binari ferroviari, fosse indietro rispetto ad una classe ubicata nel lato più tranquillo dell’edificio.

È un argomento su cui si concentra il lavoro di Erica Walker, ricercatrice presso la Scuola di Sanità Pubblica dell’Università di Boston e fondatrice di “Noise and the City”, organizzazione che studia i livelli di rumore urbano. La tecnologia può contribuire a ridurre la rumorosità complessiva: dai materiali da costruzione insonorizzati all’asfalto gommato che riduce il rumore, dal primo volo di un aereo di linea a propulsione elettrica dello scorso dicembre all’avvento delle auto elettriche.

Ma - sostiene la Walker – il diritto alla quiete è troppo spesso una questione di reddito: sono le classi più povere della società a vivere nei pressi di centri industriali e linee di trasporto, mentre i più ricchi possono godere del cosiddetto “turismo della quiete”.

“Penso che quando tutto tornerà alla ‘normalità’ avremo creato un precedente, un punto di riferimento su ciò che è possibile fare. La maggior parte delle persone sa che uno stimolo costante non fa bene alla salute, ma i governanti interpretano il rumore come qualcosa che può essere mitigato solo spendendo un sacco di soldi: il rumore è il prodotto di un’attività che porta denaro a una comunità. Ma il costo della qualità della vita è trascurato”.

Antonella Radicchi, architetto e urbanista della Technische Universität di Berlino, è d’accordo. È la creatrice di “Hush City”, un’app gratuita sviluppata nel 2017 inizialmente per gli abitanti di Berlino per mappare e condividere non solo i livelli di rumore dei loro luoghi più tranquilli della città, ma anche immagini e impressioni: l’app è poi diventata disponibile in quattro lingue e il prossimo anno sarà materia di studio all’Università Nazionale di Singapore e Limerick, in Irlanda.

“In un mondo che sembra diventare sempre più rumoroso e ingiusto, dovrebbe esserci una spinta perché tutti abbiano accesso alla quiete. Fin dall'inizio del XX secolo abbiamo avuto movimenti mirati a ridurre il rumore urbano, e ora sappiamo che può rappresentare un pericolo per la salute. Ma non possiamo ridurre tutti i suoni a rumore, perché il suono è fondamentale per la nostra esperienza di vita, per modulare le emozioni e perché il suono è anche politica”.

Ulf Winther, segretario generale dell’Associazione norvegese contro il rumore: “A volte penso che stiamo solo perdendo tempo. Il rumore è inquinamento, ma a differenza dell’inquinamento atmosferico non lo si può vedere o annusare, è temporaneo, quindi spesso è un problema dimenticato. Ridurre i livelli di rumore può essere una richiesta eccessiva, dobbiamo lavorare per impedirgli di crescere”.

La quiete regalata dal Covid-19 ha forse rivelato una nuova sensibilità al rumore: secondo la “Noise Abatement Society” inglese, la diminuzione del rumore del traffico ha portato a un aumento delle lamentele sui vicini, che ora si sentono molto più chiaramente. “Penso che la richiesta di tranquillità vada di pari passo con la richiesta di semplicità - e questa è un’idea che sta plasmando il pensiero di molte persone. Spero solo che non dimenticheremo quanto sia stata bella la tranquillità dell’isolamento”.

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