John Kerry: il prossimo summit sul clima è l’ultima occasione

| L’inviato speciale per il clima del presidente Biden si dice pronto a fare la propria parte, mentre dalla Casa Bianca partivano altri ordini esecutivi in favore dell’ambiente

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L’America è cambiata: da paese che sembrava diventato insensibile e impermeabile verso i cambiamenti climatici e i disastri che si porta appresso, nel giro di pochi giorni si dice pronta a guidare un pianeta che implora più pulizia.

La conferma arriva dalla prima apparizione pubblica di John Kerry parlando del “COP26”, il prossimo vertice delle Nazioni Unite che si terrà il prossimo novembre a Glasgow, in Scozia. Secondo il 76enne ex segretario di Stato sotto Obama ed ex candidato Dem alle presidenziali del 2004, nominato inviato speciale del presidente Biden per il clima, sarà “l’ultima grande occasione” del pianeta per scongiurare catastrofiche per il mondo intero. “Sulla questione si sono persi anni preziosi sotto l’amministrazione Trump, che non ha mai creduto a nulla. Tre anni fa, ci è stato detto che abbiamo 12 anni per evitare conseguenze irreversibili: tre sono stati persi grazie a Trump, e ora ci restano nove anni per cercare di fare quello che la scienza dice che dobbiamo fare ad ogni costo”.

Kerry ha riconosciuto che la crisi non sarebbe stata risolta anche se gli Stati Uniti avessero ridotto le loro emissioni a zero: “Il presidente Biden sa bene che l’accordo di Parigi da solo non è sufficiente, non quando quasi il 90% di tutte le emissioni del pianeta provengono fuori dai confini degli Stati Uniti. Potremmo anche andare a zero domani e il problema non sarebbe risolto”.

John Kerry è anche un politico navigato: sa bene che l’assenza degli Stati Uniti dai colloqui sul clima durante l’amministrazione Trump lo costringono ad avvicinarsi agli altri leader mondiali con un senso di umiltà: l’America non ha ancora guadagnato l’autorità morale sufficiente per chiedere agli altri di agire. 

E mentre Kerry annunciava di essere pronto anche a passi coraggiosi, il neo presidente Biden metteva la firma su una raffica di ordini esecutivi per affrontare il cambiamento climatico. I più recenti includono un congelamento delle concessioni per nuovi pozzi di petrolio e di gas su terreni pubblici e puntano a raddoppiare l'energia eolica entro il 2030. Biden - che ha voluto reinserire gli Stati Uniti nell’accordo sul clima di Parigi del 2016 in uno dei suoi primi atti come presidente – affermando che l’America deve guidare la risposta alla crisi.

Il nuovo presidente americano ha anche assicurato che non aspetterà il vertice di novembre in Scozia per impegnarsi in colloqui multilaterali sulla questione climatica. Firmando la serie di ordini esecutivi, Biden ha anche annunciato un vertice che si terrà ad aprile negli Stati Uniti, durante la Giornata della Terra. Ma il lavoro di Biden non sarà facile: nei giorni scorsi ha anche incassato una tempesta di critiche per l’ordine esecutivo con cui ha bloccato la costruzione dell’oleodotto “Keystone XL”, che avrebbe trasportato petrolio dal Canada attraverso gli Stati Uniti.

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