L’ultima sfida di Stati Uniti e Cina: salvare il mondo

| Dal summit alla Casa Bianca emerge il desiderio delle due superpotenze di guidare il pianeta fuori dall’emergenza climatica

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Dal “Leaders Summit on Climate” voluto dagli Stati Uniti per ripartire con forza dall’emergenza climatica, è diventato chiaro l’ultimo terreno di scontro fra Cina e America: guidare il mondo fuori dalla catastrofe. Una “gara” che per una volta ha perfino un senso umanitario di portata enorme, ma che mostra anche quanto il desiderio di competizione fra le due superpotenze sia inevitabile.

A sorpresa, al tavolo virtuale dei 40 leader mondiali anche il presidente cinese Xi-Jinping, che solo tre giorni prima aveva criticato gli Stati Uniti per un forum in cui nascondere “l’ambizione di prendere il comando delle operazioni”.

Negli ultimi anni, le relazioni tra Stati Uniti e Cina sono crollate rapidamente, ma rispetto alla tecnologia, al commercio, alla geopolitica, alla difesa e ad altre aree di scontri sempre più intensi, il cambiamento climatico è una questione su cui il disaccordo è meno probabile e lascia più spazio per cooperazioni e potenzialmente anche la leadership congiunta sulla scena mondiale.

Secondo gli ultimi dati disponibili, la Cina e gli Stati Uniti sono i due maggiori inquinatori del mondo. Insieme, rappresentano quasi il 45% delle emissioni globali di combustibili fossili che stanno riscaldando l’atmosfera del pianeta. Le emissioni della Cina sono quasi il doppio di quelle degli Stati Uniti, anche se in termini pro capite un americano in media inquina più del doppio di un cinese.

Nel corso del vertice, Biden ha annunciato obiettivi ambiziosi impegnandosi a tagliare le emissioni di gas serra del 50-52% entro il 2030. Anche l’Unione europea, il Canada e il Giappone hanno annunciato i loro nuovi obiettivi. Xi, nel frattempo, ha riaffermato l’impegno preso la scorsa estate, promettendo di tagliare le emissioni entro il 2030 e raggiungere la neutralità del carbonio entro il 2060.

Secondo Li Shuo, consigliere senior per il clima del gruppo ambientalista “Greenpeace” a Pechino, è difficile confrontare gli obiettivi di taglio delle emissioni fissati dai diversi paesi, perché le basi di riduzione sono diverse. “La cosa più importante non è la promessa fatta sulla carta, ma quanto si concretizzi nella realtà”.

Durante il suo discorso, Xi ha sottolineato che gli obiettivi climatici della Cina sono un’impresa enorme che supera quelli fatti da altri Paesi: “La Cina si è impegnata a passare dal picco del carbonio alla neutralità in un arco di tempo molto breve, e questo richiede sforzi straordinariamente complessi”.

In una velata frecciatina al ritiro dell’amministrazione Trump dall’accordo di Parigi, Xi ha sottolineato che il mondo “deve mantenere la continuità senza invertire la rotta. Gli impegni vanno onorati, non è possibile fare marcia indietro sulle promesse”.

Il vertice guidato dagli Stati Uniti è il primo incontro con Xi da quando Biden è in carica. Prima dell’evento, John Kerry, l’inviato speciale presidenziale degli Stati Uniti per il clima, ha incontrato le sue controparti cinesi a Shanghai, dove è stato concordato di cooperare per affrontare la crisi climatica con urgenza.

Mentre Xi stava affrontando il summit americano, il tabloid statale cinese “Global Times” criticava la spinta bipartisan americana per contrastare la Cina sul campo dei diritti umani, nella competizione economica e nella tecnologia, accusandoli di “creare un confronto che si ritorcerà contro gli Stati Uniti” e sollecitando Washington a “mettere da parte il suo sogno egemonico e la mentalità da guerra fredda”.

Un segnale chiaro della guerra in corso, arriva dallo “Shanghai Auto Show”, dove è diventato chiaro che la luna di miele dei cinesi e Tesla è finita. Lo stand del marchio di Elon Musk è stato sommerso da clienti che lamentavano problemi con le proprie vetture. Ma Tesla non è l’unica ad avere problemi: H&M, Nike, Adidas e altri brand occidentali sono alle prese con il boicottaggio da parte della Cina e la posta in gioco è molto alta. La Cina rappresenta un quinto delle entrate di Tesla ed è il suo secondo più grande mercato dopo gli Stati Uniti.

Ambiente
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