La lotteria solare

| Scommettere sull’energia ricavata dalla luce della nostra stella è una opportunità oggi quanto mai interessante da sfruttare sia per quanto riguarda i costi che per il ridotto impatto ambientale. Problemi e incidenti affossano il nucleare

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Di Marco Belletti
Sembra proprio che l’EDF, l’operatore energetico francese, questa volta l’abbia combinata grossa. Non appena sono trapelate le ammissioni in merito all’installazione di componenti non a norma in alcuni reattori delle 58 centrali nucleari gestite in Francia, ecco che il titolo è crollato del 7,3 per cento e ha provocato un forte aumento dei prezzi dell’energia elettrica in tutta Europa.

E non è tutto, perché secondo alcuni analisti un ulteriore aumento (forse anche peggiore) arriverà nel momento in cui le indagini metteranno in evidenza che tutti i componenti difettosi dovranno essere sostituiti.

In Francia il contraccolpo causato da questa notizia è stato enorme, con il titolo di EDF che ha chiuso alcuni giorni fa a 10 euro quando al momento della privatizzazione ne valeva 32.

Problemi come questo mettono ancora più in difficoltà lo sviluppo del nucleare e ora il quasi certo ulteriore aumento del prezzo dell’energia elettrica sicuramente diventerà incontrollabile nel caso le centrali nucleari francesi dovessero fermarsi per riparare i reattori e sostituire i componenti difettosi. Le previsioni annunciano – per quanto riguarda la fornitura di elettricità nel prossimo trimestre – rialzi superiori all’8 per cento, con il gas che sopperirà alla mancanza del nucleare per produrre elettricità.

Il gas sopperirà sicuramente, anche se la corte di giustizia dell’Unione Europea ha contestato alla russa Gazprom il diritto di utilizzare tutta la capacità dei gasdotti del Baltico per trasportare il gas soprattutto in Germania e repubblica Ceca ma anche nel resto del continente.

Sarà proprio l’Italia il Paese più colpito da questa nuova crisi energetica, in quanto siamo il terzo mercato più grande in Europa per quanto riguarda il gas (alle spalle dei mercati inglese e tedesco) ma purtroppo l’Italia produce solo il 10 per cento del gas che consuma, nella nostra nazione il 40 per cento della domanda di energia è ottenuta con il gas, che è utilizzato anche per generare il 54 per cento dell’energia elettrica.

Un forte danno economico, quindi, che va ad aggiungersi a quello ambientale. Secondo l’ISPRA (l’istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) in Italia le emissioni di gas serra sono in crescita nel secondo trimestre del 2019 (+0,8 per cento) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Questo incremento è principalmente dovuto alla crescita dei consumi di combustibili per la produzione di energia elettrica, pari al 4,4 per cento, mentre cala la produzione di energia idroelettrica e eolica. Alla luce di questi fattori, sembra abbastanza ovvia la necessità di puntare sulle energie rinnovabili, partendo dal solare.

La Terra riceve dalla nostra stella una quantità enorme di energia: basti pensare che la potenza istantanea che entra nell’atmosfera terrestre è pari a 170 milioni di miliardi di watt. Ciò significa che in neppure un’ora riceviamo dal sole una quantità di energia equivalente al consumo complessivo mondiale di un anno. Non sarebbe male sfruttare questa enorme possibilità.

In un mercato energetico imprevedibile e di difficile gestione, investire sul solare è una soluzione davvero valida e relativamente poco costosa, che permetterebbe di indirizzarci verso una virtuosa economia circolare mettendoci al riparo dall’eccessiva fluttuazione dei prezzi, dagli imprevisti alle centrali nucleari e dalle consuete perdite dei gasdotti.

Sembrerebbe tutto semplice e invece l’Europa è ancora dipendente dal carbone e dal nucleare, e soprattutto quest’ultimo – a causa dei gravi problemi che può generare – influisce in modo pesante sul mercato complessivo dell’energia.

Oltretutto si tratta di un film già visto: il forte aumento dei prezzi dell’energia tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017 – provocato da una momentanea chiusura di alcune centrali nucleari in Francia – causarono un considerevole aumento del prezzo unico nazionale dell’energia elettrica: si passò dai 56,44 euro di dicembre 2016 ai 72,24 euro di gennaio 2017, un aumento pari al 28 per cento in un solo mese. In quel periodo il prezzo dell’energia in alcune aree dell’Italia del Nord superò i 78 euro, con un aumento fino al 34 per cento.

Il problema francese fa coppia con la notizia da poco arrivata dal Giappone sulla necessità di rovesciare nell’oceano un milione di metri cubi di acqua contenente ancora alcune sostanze radioattive. Appare sempre più evidente la necessità di abbandonare il nucleare e passare rapidamente verso la produzione di energia rinnovabile, soprattutto quella solare che al momento sembra essere la più conveniente, rapida da installare e facile da gestire.

Anche perché i tentativi degli ultimi mesi di calmierare i prezzi dell’energia sono falliti e la crescita dei prezzi del gas naturale causati dal problema alle centrali francesi non migliora certo la situazione, anzi la sta facendo rapidamente peggiorare.

Inoltre, la chiusura ormai imminente dei giacimenti di gas in Olanda e l’impossibilità di Gazprom di utilizzare in esclusiva il gasdotto che attraversa il mar Baltico (con la necessità quindi di passare in Ucraina con cui i rapporti sono piuttosto tesi) sono fattori da tenere in considerazione dall’Unione Europea per scegliere nel miglior modo possibile le politiche energetiche dei prossimi anni.

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