L’FBI ha preso di mira gli ambientalisti americani

| Malgrado numerose indagini non abbiano portato a nulla, molti attivisti dei gruppi che si battono per il pianeta sono classificati come potenziali terroristi interni. E la loro vita è cambiata

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Helen Yost ha 62 anni e vive in un camper: da un piccolo televisore guarda le notizie che arrivano dalla conferenza sul clima in corso a New York, e fa il tifo per Greta, la giovane svedese che lascia senza parole i potenti della Terra. Da quasi un decennio anche Helen ha deciso di dedicare ogni suo sforzo alla salvaguardia dell’ambiente. Ogni settimana passa fra 60 e 80 ore a coordinare la comunità del “Wild Idaho Rising Tide”, e per due volte è stata arrestata con l’accusa di disobbedienza civile non violenta.

Nulla, delle battaglie ecologiste di miss Yost potrebbero far pensare al profilo di una potenziale terrorista, ma nel 2014 l’FBI ha preferito classificarla come potenziale minaccia per la sicurezza nazionale. La stessa sorte è toccata ad una dozzina di altre persone che si battono contro l’estrazione di combustibili fossili in nord America, tutte schedate come potenziali terroristi.

Le indagini, rivolte sia a singoli attivisti che nei confronti di alcune organizzazioni ambientaliste, sono iniziate nel biennio 2013-14, al culmine delle proteste per la costruzione del gasdotto “Keystone XL” e contro l’espansione della produzione di combustibili fossili.

Nel 2010, l’ispettore generale del Dipartimento di Giustizia ha criticato l’FBI per aver considerato la disobbedienza civile non violenta un indizio sufficiente ad avviare indagini di terrorismo interno: anche perché i cittadini coinvolti, a loro insaputa, sono inseriti in elenchi speciali e sottoposti a sorveglianza e restrizioni sui viaggi internazionali.

L’indagine sugli attivisti che non volevano il Keystone XL di Houston si è chiusa dopo che l’FBI è arrivata alla conclusione che nessuno di loro era stato impegnato in attività criminali e non esistevano i presupposti per pensare ad minaccia alla sicurezza nazionale. A dar loro una mano era stata l’amministrazione Obama, che nel 2015 aveva respinto il progetto del gasdotto. Decisioni totalmente ribaltate negli ultimi tre anni, dall’arrivo alla Casa Bianca di Donald Trump, che al contrario ha approvato la costruzione dei gasdotti Keystone XL e Dakota Access, varando sanzioni più severe contro gli attivisti. Nel frattempo, sette stati hanno approvato una legge che rende violazione di proprietà privata i siti che ospitano infrastrutture: la pena può arrivare a vent’anni di carcere, quando finora gli atti di disobbedienza civile non violenta portavano all’arresto e al rilascio entro 48 ore successive.

Secondo il fascicolo, l’FBI ha aperto l’indagine sulla base di informazioni secondo cui Helen Yost “stava organizzando e progettando di condurre attività illegali contro le compagnie ferroviarie, dal Montana all’Idaho e a Washington”. L’indagine si è conclusa senza che fossero “individuate potenziali violazioni penali o minacce alla sicurezza nazionale che giustifichino ulteriori indagini”. Tuttavia, nel dossier, appare chiaro che la Yost sia stata messa sotto osservazione: procedura standard per i soggetti sospettati di terrorismo interno. La donna, contattata da un agente dell’FBI, ha affermato di non essere affatto sorpresa: “la sorveglianza è una forma di soppressione, e questo è un altro tentativo di criminalizzare le azioni di persone normali che si battono per proteggere le risorse naturali”.

Herb Goodwin, un attivista settantenne, ha subito un trattamento simile: “Siamo tutti sotto sorveglianza: se vogliono entrare in casa e controllare ogni cassetto lo fanno”. Goodwin faceva parte di un piccolo gruppo di attivisti ambientali, molti dei quali affiliati al gruppo “Deep Green Resistance”. Nell’ottobre del 2014, un agente dell’FBI e uno dei servizi segreti si sono presentati a casa sua: volevano informazioni sul gruppo ambientalista, ma Goodwin si è rifiutato di collaborare invitando gli agenti a rivolgersi al suo avvocato, che a sua volta è diventato oggetto di interesse per l’FBI.

Fondata nel 2011, la “Deep Green Resistance” si descrive come un’organizzazione radicale che “utilizza l’azione diretta nella lotta per salvare il pianeta”. Sebbene il gruppo sostenga i movimenti clandestini, i suoi membri si attengono a un codice di condotta che prevede un impegno alla nonviolenza: secondo quanto si legge sul sito web del gruppo, “Non vogliamo essere coinvolti in alcuna organizzazione”. Ancora una volta, i fascicoli dell’FBI mostrano l’apertura di un’indagine per determinare se il gruppo o uno qualsiasi dei suoi membri progettavano la manomissione di impianti energetici o attacchi contro le compagnie ferroviarie. Anche se l’indagine non ha portato ad alcuna prova, il gruppo viene indicato come un’organizzazione estremista. L’ampia indagine sulle attività della DGR è stata formalmente chiusa nel 2014, ma il gruppo sospetta di essere ancora sotto stretta sorveglianza. 

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