Quanto costa l’efficienza energetica in Europa?

| Un paio di studi mettono in evidenza che la strada è ormai segnata: le energie rinnovabili sono l’unica soluzione per ridurre l’inquinamento e combattere i cambiamenti climatici con un vantaggio economico consistente

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di Marco Belletti

In Europa, il mercato legato al settore dei servizi di efficienza energetica entro il 2025 supererà i 50 miliardi di euro come giro d’affari, raddoppiando il valore attuale. Ad affermarlo è “Energy Efficiency Services in Europe”, uno studio della società tedesca di consulenza strategica Roland Berger. Il documento contiene alcune previsioni sul futuro andamento del settore ma soprattutto i cinque principali driver che lo guideranno.

Per gli esperti di Roland Berger il primo è la regolamentazione, in quanto i nuovi obiettivi fissati dall’Unione Europea per limitare i rischi legati al cambiamento climatico obbligano a ridurre sensibilmente le emissioni di CO2. Nel contempo l’incertezza riguardante i prezzi di energia e tasse sostengono il miglioramento dell’efficienza energetica.

Un secondo driver è l'innovazione, grazie allo sviluppo di nuove tecnologie che favoriscono il risparmio energetico. Lo studio afferma che saranno coinvolti numerosi processi – per esempio la produzione dell’acciaio – e contribuiranno al cambiamento l’uso di nuovi materiali (come la coibentazione degli edifici) e la sostituzione di materiali: bioplastiche invece di plastiche convenzionali.

Altri due aspetti da tenere in considerazione sono la crescente attenzione nei confronti della sostenibilità (non solo a livello politico ma anche per il business) e la digitalizzazione. Per il primo, le imprese si stanno sempre più attrezzando per favorire processi di produzione in grado di tutelare il rispetto del clima e dell’ambiente e sono molto più attente rispetto al passato nel fissare più ambiziosi obiettivi di sostenibilità, in linea con quanto richiesto dalla politica e dalla società. Invece, per quanto riguarda la digitalizzazione, lo sviluppo di nuove tecnologie – come Internet of Things (IoT), Blockchain e Intelligenza Artificiale (AI) – consentono il miglioramento dei fornitori di servizi di efficienza energetica, che offrono soluzioni più avanzate e su misura per i clienti.

Infine, l’ultimo driver messo in evidenza da Roland Berger è la transizione verso una “green energy”. È fondamentale abbandonare i combustibili fossili e passare alle energie rinnovabili, con una sempre maggiore attenzione all’efficienza energetica.

Del resto, sembrerebbe evidente che il modo più efficace di combattere i cambiamenti climatici è passare il più rapidamente possibile alle energie rinnovabili. A confermare questa tesi è un altro studio (“Comparative net energy analysis of renewable electricity and carbon capture and storage”), firmato da un team internazionale – composto da ricercatori delle università di Lancaster, Khalifa, Clemson, Arctic of Norway e Firenze – recentemente pubblicato sulla rivista scientifica Nature Energy.

Il gruppo di studiosi è stato il primo a confrontare l’investimento energetico necessario per passare a impianti che sfruttano l’energia ricavata dal sole e dal vento con il costo necessario per realizzare nuove tecniche per evitare l’emissione in atmosfera del CO2prodotto dalle centrali elettriche a combustibile fossile, come per esempio gas e carbone.

Nell’attuale situazione di emergenza climatica è fondamentale che l’industria si chieda se è più conveniente ridurre le emissioni degli impianti convenzionali, oppure passare alla produzione di energia con tecnologie pulite e rinnovabili. Come previsto dall’accordo di Parigi del 2015 sui cambiamenti climatici, è consentito catturare il carbonio emesso dalle centrali elettriche a carbone e gas, interrandolo per evitare che vada disperso in atmosfera causando l’effetto serra.

Ugo Bardi, professore associato al dipartimento di Chimica dell’università di Firenze, fa parte del team e afferma che “interrare il carbonio è come nascondere il problema sotto il tappeto, oltretutto si tratta di una tecnologia ancora da valutare in quanto non è mai stata sperimentata su vasta scala”.

Nello studio, il gruppo di ricercatori ha calcolato il rendimento energetico – in una serie di centrali elettriche a combustibili fossili, tra cui carbone e gas naturale – correlandolo all’energia investita nello sviluppare tecnologie di cattura del carbonio. Il team ha usato il cosiddetto metodo del “ciclo di vita” che valuta l’energia necessaria per costruire gli impianti, gestirne la manutenzione e infine smantellarli al termine del ciclo operativo.

Una volta raccolte queste informazioni, i ricercatori hanno confrontato i risultati con il vantaggio ottenuto grazie agli investimenti in sistemi di energia rinnovabile, come parchi eolici e pannelli solari. Inoltre, hanno valutato le variabili legate sia al costo di produzione e di manutenzione di pannelli solari e turbine sia alle caratteristiche dei luoghi dove sono installati. Lo studio giunge alla conclusione che utilizzando fonti rinnovabili anche moderatamente efficienti, il ritorno in termini di energia è migliore rispetto a quello che si avrebbe costruendo nuove centrali elettriche a combustibili fossili con cattura del carbonio. Pertanto, per ogni combinazione dei parametri, è evidente che l’energia rinnovabile è una soluzione migliore rispetto alla semplice cattura del carbonio, con un vantaggio anche economico.

Ora non resta impegnarsi al massimo lungo la strada indicata dalla ricerca per migliorare la qualità dell’ambiente e cercare di rallentare i deleteri effetti dei cambiamenti climatici.

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