UE: salta l’accordo sulle emissioni zero

| I paesi del blocco di Viségrad riescono ad affossare l’ambizioso progetto di portare il vecchio continente entro il 2050 a emissioni zero

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Per i sovranisti è l’ennesima vittoria, come se il pianeta su cui viviamo fosse un affare di altri: il Consiglio Europeo che si era riunito per discutere l’ambizioso obiettivo di un’Europa a zero emissioni entro il 2050 è saltato. Merito - anzi, colpa – del blocco dei paesi di Viségrad (Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia), che non hanno mai nascosto la propria avversione contro la proposta, nata nei paesi scandinavi e portata avanti con vigore da Donald Tusk, il presidente del Consiglio Europeo che dalle parti di Varsavia non ha mai goduto di grande stima. Non è solo quello il motivo al “no”, in mezzo c’è una netta linea del no ad una politica ambientalista rigida che è stato uno dei cavalli di battaglia di partiti sovranisti e antieuropeisti come i tedeschi di “Alternative für Deutschland” e i francesi del “Rassemblement National” di Marine Le Pen, ambedue alleati della Lega di Salvini. Terzo motivo, la teoria secondo cui la proposta renderebbe la UE ancora più succube delle forniture di gas e petrolio della Russia di Putin, che tende una mano ai paesi amici e con l’altra assicura di voler dislocare euromissili da puntare su Parigi, Roma, Berlino e Stoccolma.

Il summit europeo, il primo dopo le elezioni di fine maggio, aveva proprio nella lotta ai cambiamenti climatici uno di punti nevralgici, anche in preparazione al vertice del 23 settembre prossimo voluto dal Segretario generale dell’Onu. A protestare per primi gli attivisti di “Greenpeace”, che hanno proiettato sulla sede della commissione, a Bruxelles, l’immagine del pianeta raffigurato come una bomba prossima ad esplodere, commentata in una nota diffusa qualche minuto dopo: “Le parole non possono ricostruire una casa distrutta da una frana o ripagare un contadino che ha perso il raccolto per la siccità. Merkel e Macron non sono riusciti a convincere la Polonia e gli altri Paesi. Con le persone in strada che chiedono azioni e con gli avvertimenti degli scienziati che affermano che la finestra di azione si sta chiudendo velocemente, i nostri governi avevano la possibilità di portare l’Europa avanti su un percorso rapido verso la completa decarbonizzazione. L’hanno fatta esplodere”.

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