La Nuova Zelanda vota l’uccello dell’anno

| Nato 15 anni fa come un concorso naturalistico per salvaguardare le specie in via di estinzione, si è trasformato in una questione che divide il Paese in modo netto

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Altro che la faida fra Trump e Biden: quella che in questi giorni va in scena in Nuova Zelanda è una questione capace di separare e incattivire la gente, forse come mai un credo politico saprebbe fare. Ciò che infiamma i cuori dei neozelandesi è il “Bird of the Year”, un concorso a cadenza annuale che dopo 15 giri di calendari scatena fazioni, ire, rappresaglie, insulti e perfino scazzottate. Si vota, rullino i tamburi, per decidere l’uccello più bello del Paese. 

E dire che tutto era nato con uno scopo ambientalista e del tutto innocente: sensibilizzare l’opinione pubblica neozelandese sulle specie in via di estinzione e divulgare la straordinaria varietà della fauna aviaria del Paese. Nessuno si aspettava un successo di tale portata, e ancora meno erano coloro che avrebbero potuto prevedere una partecipazione che nel tempo è cresciuta a dismisura.

Oggi, attorno ai “candidati” fioriscono uffici elettorali con gente che lavora come un’ossessa ed è pronta a brogli e pastette perché il proprio uccello esca vincitore dalle urne. Detta in lingua italiana la questione gira assai male, ma consola sapere che dall’altra parte del mappamondo da ridere non ci trovano proprio nulla.

Un po’ come negli Stati Uniti, anche per il concorso del volatile quest’anno era possibile inviare il proprio voto in anticipo via posta, ma questo ha favorito le truffe scatenando una polemica che non accenna a diminuire. Pochi giorni fa, gli ispettori hanno individuato 1.500 schede fasulle con voti in favore del Kiwi maculato minore, uno degli uccelli in concorso, di cui secondo le stime restano appena 1.200 esemplari.

Laura Keown, portavoce dell’organizzazione, ha tuonato a reti unificate: “Tutti i nostri uccelli meritano una chance”, e nessuno se l’è sentita di darle torto. La replica è stata affidata ad Emma Rawson, che guida la campagna del piccolo Kiwi e ha negato ogni coinvolgimento del comitato nel tentativo di truffa: “Questo piccolo uccello rappresenta i valori neozelandesi di democrazia, equità, uguaglianza e onestà”.

Al delirio, si è aggiunto l’endorsement che l’uccello chirurgo ha ricevuto da una catena di sexy-shop neozelandesi, la “Adult Toy Megastore”, grazie alla presenza di enormi testicoli donati dalla natura e alle curiose abitudini sessuali: “Oltre a essere l’unico volatile ad accoppiarsi faccia a faccia e non da tergo, l’uccello chirurgo passa senza problemi dalla coppia convenzionale a pratiche di gruppo”.

Un altro endorsement pesante è arrivato dall’ex premier Helen Clarke, che tifa per il pinguino occhigialli, vincitore della combattutissima edizione 2019 del concorso. Anche Jacinta Ardern si è espressa, ammettendo le sue simpatie per la procellaria nera, ma secondo gli exit poll tutto dovrebbe risolversi con un faccia a faccia fra l’albatro degli antipodi e il pappagallo cacapo. Per conoscere il nome del vincitore serviranno ancora tempo e pazienza: oltre ad un meccanismo di voto complicato, c’è già chi minaccia di voler chiedere il riconteggio in alcuni stati, perché il loro uccello merita questo e altro. Giustamente.

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