Primati accecati e uccisi in nome della scienza

| Fa discutere il progetto Lightup delle Università di Torino e Parma. Per studiare la cecità da trauma, 4 o 6 macachi accecati e, dopo 5 anni, finite le sperimentazioni, uccisi. Appello Lav: "Ministra Grillo, ferma i ricercatori"

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ALBERTO C. FERRO

L’università di Torino in questo esperimento che ricorda i film noir della Repubblica di Weimar, non si nasconde. I ricercatori cogliono accecare 4 o 6 macachi che poi saranno uccisi. Lo spiega Marco Tamietto del dipartimento di Psicologia dell’Università di Torino, responsabile scientifico del progetto Lightup al Corriere: “La sperimentazione animale su primati non umani ha bisogno di una procedura molto rigorosa e selettiva per essere approvata e Il progetto LIGHTUP è stato finanziato dallo European Research Council, l’ente di ricerca più prestigioso e rigoroso a livello europeo. La valutazione scientifica, avvenuta in più fasi, ha coinvolto oltre 20 scienziati esperti in materia. Gli aspetti etici e tutte le procedure proposte sono state vagliate e autorizzate prima dal comitato etico Ue, poi dai comitati etici degli Atenei coinvolti, e infine da quello del ministero della Salute. Per ottenere il via libera si devono specificare non solo le procedure scientifiche a cui vengono sottoposti i macachi ma anche il monitoraggio fisico e psicologico e quindi le condizioni in cattività degli animali. E nessun progetto viene autorizzato se non ha una chiara ed evidente ricaduta sulla salute pubblica, e se la necessità di impiego di animali, il loro numero, e la scelta della specie non è adeguatamente motivata».

Si può stabilire il livello di sofferenze anche gli animali dovranno sopportare? «Il cervello non ha recettori del dolore - dice il ricercatore - di per sé non è un organo sensibile. Lo sforzo è massimo per minimizzare qualsiasi tipo di sofferenza. Per questo una parte dei finanziamenti ricevuti è dedicato agli arricchimenti nelle gabbie e al monitoraggio della loro salute fisica e psicologica. Inoltre i macachi coinvolti non sono stati catturati in natura ma provengono da allevamenti autorizzati. Non hanno idea della vita fuori da questo contesto e con ogni probabilità non sopravvivrebbero liberi». Presto il Ministero (grillino) della Salute renderà notai il protocollo della sperimentazione e i documenti di autorizzazione da parte di tutti gli enti coinvolti (come prevedono le norme), Tamietto in nome della trasparenza ha diffuso un documento che spiega tutto: "Gli animali coinvolti nella sperimentazione saranno al massimo 6, anche se verrà fatto ogni sforzo per limitare a 4 il numero) e siccome il progetto prevede una lesione unilaterale della corteccia visiva primaria, si ritiene cautelativamente opportuno stimare il livello di sofferenza atteso come grave. Il progetto dura 5 anni, al termine, gli animali coinvolti verranno eutanasizzati da personale specializzato e con le metodologie indolori previste dalla legge per questa specie».

LAV: PROGETTO CRUDELE E INUTILE

Michela Kuan, responsabile Lav Area Ricerca senza Animali replica ai ricercatori: «Alle giustificazioni avanzate da alcuni ricercatori dell’Università di Parma e di Torino e riportante da alcuni organi di stampa, rispondiamo chiedendo al Ministro della Salute l’immediata attivazione di una commissione d’inchiesta di ricercatori indipendenti e specializzati in metodi sostitutivi, al fine di verificare in maniera indipendente il fondamento scientifico del progetto contestato e la corrispondenza con le prescrizioni di Legge: un atto doveroso e atteso, per garantire reale “trasparenza” in un ambito che riguarda la salute e le aspettative dei malati, la vita o la morte del gruppo di macachi, e l’impiego di ben 2 milioni di euro di finanziamenti europei. Informazioni che finora sono state negate alla LAV, nelle sue richieste di accesso agli atti, e per le quali l’Associazione è in attesa dell’esito del ricorso amministrativo.

 

Facciamo obiezione alle dichiarazioni pubblicate a mezzo stampa dai ricercatori Luca Bonini (per l’Università di Parma) e Marco Tamietto (per l’Ateneo di Torino), secondo i quali gli animali non verranno accecati: affermazioni contraddittorie, visto che i macachi subiranno una lesione chirurgica nel cervello con asportazione delle aree della corteccia visiva con danno a livello della V1 proprio per simulare la perdita della vista in persone affette da blindsight, titolo dello stesso esperimento. Secondo quanto leggiamo su alcuni organi d’informazione, uno dei ricercatori si è affrettato a dichiarare che il cervello non ha recettori del dolore, di per sé non è un organo sensibile. “Allora perché mai anestetizzare i pazienti negli interventi al cervello? Se fosse indolore avremmo volontari che si sottopongono a operazioni a cranio aperto completamente svegli! In ogni caso, la procedura è stata classificata come grave, come ammette lo stesso ricercatore, quindi se è stata classificata come una sperimentazione col più alto grado di dolore, come si può dire che non soffrono?”Gli esperimenti prevedono una fase preparatoria con i macachi che vengono bloccati, non possono muoversi, e vengono resi ciechi subire questi condizionamenti fortissimi è stress e dolore per gli animali»

Ma è davvero necessario, per il bene dell’umanità, infliggere agli animali indifesi questo tipo di torture, in questo caso ai 4 o 6 primati? Nelle gabbie delle università italiane, gli animali vivono rinchiusi in un’immobilizzazione forzata, i «contatti» con i ricercatori sono solo attraverso gli strumenti chirurgici.«Questi macachi vivono in piccole gabbie metalliche completamente spoglie - dicono da Essere Animali -, inseriti nel cranio e nelle tempie hanno degli elettrodi, necessari per gli esperimenti di neuroscienze a cui sono sottoposti. Una vita di totali privazioni porta molti di loro a comportamenti stereotipati: si muovono avanti e indietro nella gabbia, leccano compulsivamente le pareti e mordono lucchetti e sbarre. Non abbiamo documentato esperimenti particolarmente dolorosi, ma l’infinita tristezza in cui vivono questi macachi per lunghi anni di ricerche. Non vogliamo che la nostra indagine venga strumentalizzata - concludono - per fagocitare uno scontro fra due opposte fazioni, tra chi è pro e chi è contro la sperimentazione di questo tipo. Non vi devono essere due gruppi distinti, ma un solo grande obiettivo: superare l’utilizzo di animali nella ricerca scientifica».

Immolati in nome della ricerca sulla “cecità da trauma”.  Verranno resi ciechi clinicamente con un intervento al cervello, addestrati e tenuti in vita  per cinque anni, infine uccisi. La ricerca è dell’Università di Torino, dipartimento di Psicologia, in collaborazione con l’ateneo di Parma ed è stata finanziata con 2 milioni di euro. «Si tratta di una sperimentazione invasiva, crudele che deve essere fermata, abbiamo ancora tempo per farlo, per questo è importante mobilitarci tutti», dice la Lav che lancia una petizione online al Ministero della Salute per chiedere lo stop di questa sperimentazione.

Concludono: «L’Università di Torino ha ricevuto il finanziamento di oltre 2 milioni di euro da fondi pubblici per la sperimentazione e l’autorizzazione dal Ministero della Salute per procedere a una ricerca invasiva su primati non umani, dalle conseguenze irreversibili. Gli esperimenti comportano la lesione della corteccia visiva attuata presso lo stabulario dell’Università di Parma. Il ricorso in parallelo a persone fa decadere ogni giustificazione addotta al ricorso a scimmie. Dobbiamo fermarli».

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