Artemisia, Banksy e la scrofa degli ebrei

| L’obiettivo dell’arte non è soltanto dare vita a opere belle a vedersi, ma fare riflettere chi le guarda e provocare l’opinione pubblica, raccontando storie e sollevando emozioni anche – perché no? – con cattivo gusto

+ Miei preferiti
di Marco Belletti

Ormai quasi tutti conoscono Banksy e il suo modo di interpretare l’arte, con lavori spesso a sfondo satirico su argomenti come politica, etica e cultura, con modalità a volte anche piuttosto polemiche. Risale ai primi di maggio la sua ultima opera (dal titolo “Venice in Oil”) di protesta contro i grandi transatlantici nei canali di Venezia: una serie di quadri di diverse dimensioni posizionati uno di fianco all’altro che rappresentano tutti insieme una nave da crociera davanti a piazza San Marco, circondata da piccole imbarcazioni e gondole.

Siccome non era stato invitato a esporre alla Biennale di Venezia, l’artista inglese (la cui identità è ancora sconosciuta) ha deciso di presentarsi ugualmente nel capoluogo veneto e ha attirato l’attenzione su di sé esponendo senza autorizzazioni la sua opera in piazza San Marco. Un video realizzato ad arte testimonia che Banksy – sempre ripreso in modo da non poter essere riconosciuto – viene invitato da due agenti a smontare il quadro e ad allontanarsi, mentre sullo sfondo passa un’enorme nave da crociera, del tutto simile a quella dipinta nel suo quadro e a quella che qualche giorno dopo avrebbe trasformato la protesta dell’artista in una sorta di profezia.

Una tragedia solo sfiorata, quella della Giudecca, senza vittime e danni irreparabili, ma che cosa sarebbe successo in un’altra parte del canale, magari urtando un palazzo storico o travolgendo turisti e passanti?

La laguna veneziana non è un ambiente adatto ad accogliere navi di grosse dimensioni e sarebbe opportuno che si prendesse una decisione in merito – visto che l’incidente potrebbe accadere nuovamente – barattando il meschino guadagno economico che le compagnie certamente garantiscono al Comune per il passaggio delle navi, con un minimo rispetto ambientale, minimizzando rischi di sicurezza oltre che ambientali.

Mentre in Italia un artista come Banksy ha sollevato una forte polemica sulle navi da crociera nella laguna di Venezia, in Germania si è acceso il dibattito su un’opera della chiesa di Santa Maria (Stadtkirche) di Wittenberg, dove spesso Martin Lutero predicava, eretta nel XIV secolo. All’interno della chiesa è esposto il dipinto “L’ultima cena” di Lucas Cranach il vecchio – in cui compare il volto di Lutero – ma è una scultura medievale che decora la facciata della chiesa a sollevare le polemiche. Si tratta della “Judensau” (la scrofa dei giudei) che rappresenta un rabbino che ispeziona il sedere di una maiala che allatta alcuni ebrei. Si tratta di un’opera fortemente antisemita, tutt’altro che rara nella Germania del Medioevo, ma che oggi qualcuno chiede che sia rimossa e trasferita in un museo.



I pareri sono però contrastanti. Secondo alcuni spostarla sarebbe una forma di iconoclastia, in quanto gli attuali problemi dell’antisemitismo non possono essere risolti nascondendo oggetti del Medioevo. Per altri, l’antisemitismo è radicato da secoli a Wittenberg (città simbolo del protestantesimo) e lasciare esposta la Judensau potrebbe ulteriormente peggiorare la situazione.

Una proposta di compromesso arriva dal sinodo della chiesa evangelica tedesca, che propone di rimuovere la scultura ma di integrarla in un monumento che andrebbe innalzato di fronte alla chiesa e che ricordi le nefandezze subite in passato dagli ebrei.

Un’altra polemica – in realtà meno sociale e più “soft” delle prime due – coinvolge invece un’artista italiana e un suo quadro. Artemisia Gentileschi, nata a Napoli nel 1593, dipinse “Autoritratto come santa Caterina d’Alessandria” intorno al 1615, un’opera rimasta sconosciuta fino a un paio d’anni fa, quando fu venduta all’asta per quasi 2 milioni e mezzo di euro, acquistata dalla National Gallery di Londra.



Ora il museo ha deciso di dare visibilità al dipinto prima di farlo diventare protagonista della prima mostra monografica su Artemisia Gentileschi nel Regno Unito, che si terrà nel 2020 nel museo di Trafalgar Square, con esposti oltre 35 dipinti della pittrice italiana provenienti da tutto il mondo. E così l’autoritratto viaggia in un tour al limite del bizzarro che lo sta portando a essere ammirato in luoghi davvero inconsueti per un’opera d’arte. “Visite presso sedi insolite e inaspettate” – questo il nome ideato per l’iniziativa dal museo londinese – è iniziato a Glasgow il 6 marzo in una biblioteca rivolta alle donne, in tempo per i festeggiamenti dell’8 marzo, è proseguito in una clinica chirurgica vicino a York (con il quadro appeso in una sala d’aspetto) e quindi in una scuola superiore di Newcastle. Prima di tornare alla National Gallery, l’opera di Artemisia entrerà in un carcere femminile nei pressi di Woking e in un’altra biblioteca, a Londra.

Gabriele Maria Finaldi (storico dell’arte e curatore britannico) dall’agosto 2015 è il direttore della National Gallery e ritiene molto importante il tour dell’opera di Gentileschi in sedi espositive significative e insolite, poiché in questo modo può essere ammirata da persone che non possono andare a vederla nel museo.

A fargli da contraltare l’opinione di altri critici d’arte secondo i quali – oltre al rischio che corre la costosa opera d’arte in continui trasporti ed esposizioni in sedi non adatte – non c’è nessun luogo migliore di un museo per poterla ammirare.

L’importante è che se ne parli, affermava Oscar Wilde, il quale avrebbe quasi certamente apprezzato sia l’originale viaggio del quadro, sia l’opera della pittrice che sicuramente meriterebbe molto più del successo incontrato finora.

Galleria fotografica
Artemisia, Banksy e la scrofa degli ebrei - immagine 1
Artemisia, Banksy e la scrofa degli ebrei - immagine 2
Arte News
Toulouse-Lautrec, il nobile bohémienne
Toulouse-Lautrec, il nobile bohémienne
Una mostra ospitata alla Villa Reale di Monza ripercorre la vita, la carriera e i tormenti dell’artista che più di ogni altro è riuscito a diventare il simbolo della Parigi di fine Ottocento
Basquiat, l'Angelo Maledetto torna a Torino
Basquiat, l
Un quadro valutato dai 20 ai 25 milioni di dollari e recuperato dal proprietario, lo skipper Sergio Rossi. Una storia complicata
Delphi Lux, il cinema con doppio spettacolo
Delphi Lux, il cinema con doppio spettacolo
Ha aperto a Berlino un cinema in cui ogni sala è un’opera d’arte, molte ispirate a maestri del cinema. Colori decisi e installazioni a Led rendono l’attesa del film un piacere
L'arte vola nello spazio con Elon Musk
L
L'artista Trevor Paglen ha creato "Orbital Reflector", sarà come un museo ai margini dell'universo. Progetto del 2015. Il prototipo è già nel Nevada Museum of Art. Lancio con il Falcon9, razzo creato da Musk
Mosca e New York, Venezia nel cuore
Mosca e New York, Venezia nel cuore
Al Metropolitan le celebrazione del 500°anniversario della nascita del Tintoretto, al museo Puskhin di Mosca la rassegna "Da Tiepolo a Canaletto a Guardi". Le date
Firenze, il codice Leicester di Leonardo
Firenze, il codice Leicester di Leonardo
Grande spazio per le celebrazioni leonardiane, affreschi, quadri e viaggio nella chiedere quattrocentesche
Le fantasy coffin di Paa Joe
Le fantasy coffin di Paa Joe
Bare dalle forme più strane, realizzate sulla base delle passioni o del lavoro del defunto. Da cinquant’anni, un artigiano ghanese è considerato il massimo artista dell’ultimo viaggio
Trio di artisti iraniani alle Ogr
Trio di artisti iraniani alle Ogr
Sino al 30 settembre nelle Officine Grandi Riparazioni di Torino gli artisti Ramin Haerizadeh, Rokni Haerizadeh ed Hesam Rahmanian
Soulages, il più grande dei pittori viventi
Soulages, il più grande dei pittori viventi
L'artista nato in Occitania nel 1919 celebrato in Svizzera ha una storia alle spalle da brividi. Il profeta del Tachisme ha attraversato indenne guerre e continenti. "I quadri guardano noi"
We love New York
We love New York
La Grande Mela vista attraverso l’obiettivo di un fotografo innamorato della sua città