Berlino, novembre 1989: cade il muro della vergogna

| Quaranta fotografie inedite di Massimo Golfieri raccontano l’aria euforica e preoccupata dei berlinesi nelle ore in cui trent’anni fa cadeva “der Mauer”, il muro che li aveva divisi per 28 anni

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Giovedì 31 ottobre, con inizio alle ore 18:00, presso gli spazi della galleria d’arte Studio Cenacchi, nel cuore di Bologna, sarà inaugurata la mostra “Berlin, Brandenburger Tor 1989”, che raccoglie 40 fotografie inedite di Massimo Golfieri. L’esposizione proseguirà fino al 28 novembre 2019 e vanta il patrocinio del Goethe Zentrum Bologna. A trent’anni esatti dalla caduta del muro di Berlino, le immagini di Massimo Golfieri, fotografo imolese, vengono mostrate per la prima volta al pubblico: un vero e proprio viaggio nel tempo che vuole ripercorrere uno dei momenti storici più importanti del XX secolo. La caduta del muro di Berlino ha decretato la fine di un’epoca, aprendo la strada alla speranza di un futuro di pace e di solidarietà.

Il muro, “Antifaschistischer Schutzwall” (Barriera di protezione antifascista), sancì la divisione non solo della città tedesca e dell’intera Germania, ma anche di un continente e di un mondo diviso da opposte ideologie. Fu il simbolo della cortina di ferro, la linea di confine europea durante la guerra fredda, tra le zone controllate da Francia, Regno Unito e U.S.A. e quella sovietica. Il muro ha diviso in due Berlino e l’Europa per ben 28 anni, dal 13 agosto del 1961 al 9 novembre 1989, giorno in cui il governo tedesco-orientale si vide costretto a decretare la riapertura delle frontiere con la repubblica federale. Da Est e da Ovest i berlinesi accorsero in massa verso il muro, euforici, eccitati e increduli, piangendo, urlando di gioia, abbracciandosi e baciandosi. La caduta del muro è uno degli eventi simbolo del XX secolo, che ha segnato per sempre la storia dell’umanità.

Massimo Golfieri ha immortalato l’atmosfera fatta di speranza e fermento che si viveva a Berlino Est e Ovest in quei giorni di novembre e dicembre. Il risultato è un documento importante e suggestivo dal punto di vista storico e artistico. Secondo il professor Franco Minganti, nelle immagini di Golfieri viene ritratta la realtà di quei momenti in prossimità del muro come, ad esempio, la gente nel Mercatino dei Polacchi a Potsdamer Platz o le persone colte di sfuggita dal treno sui marciapiedi delle stazioni dell’Est. Nei volti dei berlinesi, immortalati nel reportage di Golfieri, si leggono emozioni contrastanti e poco rappresentate dall’immaginario collettivo: i sentimenti di gioia e speranza sono accompagnati da timore e paura verso un futuro incerto. Dopo la caduta del muro quale sarebbe stato il destino del popolo tedesco? Come sarebbe stato il domani? Quali le conseguenze economiche e sociali portate dall’implosione del regime comunista? Tutti questi interrogativi di quei giorni del 1989 vengono sapientemente documentati da Golfieri che racconta, in un percorso narrativo complesso e completo, la felicità e l’inquietudine di un mondo diviso che finalmente si ricongiunge.

Secondo il curatore, Jacopo Cenacchi “Golfieri sofferma il suo occhio sui festeggiamenti dei berlinesi, finalmente e improvvisamente liberi, ma soprattutto sulle loro esistenze. C’è una sorridente famiglia in una mitica automobile Trabant, persone che aspettano il treno in una piccola stazione, improvvisati commercianti polacchi che vendono oggetti di ogni tipo in mezzo al fango della Potsdamer Platz, giovanissimi e smarriti Vopos, le terribili guardie della Germania Est, il Muro, ormai mera struttura architettonica dopo essere stato confine invalicabile per 28 anni. Infine l’aspetto più importante: gli sguardi delle persone, turbati dall’enormità di ciò che intorno a loro si era appena compiuto”.

Tutte le fotografie presenti in mostra sono analogiche in bianco e nero, stampate su carta ai sali d’argento, baritata, spesso colorate a mano con la tecnica pittorialista dei pigmenti all’albumina. Ogni stampa colorata è un pezzo unico e irripetibile. Oltre alle fotografie il visitatore sarà catapultato nell’atmosfera del lontano 1989 berlinese in maniera più analitica e dettagliata attraverso la proiezione di un foto video in loop, realizzato dallo stesso fotografo. Per la particolarità della mostra, oltre ai testi critici del curatore hanno contribuito due importanti figure del panorama artistico e accademico: il fotografo Andrea Angelini, e Guido Piacentini con alcuni aforismi.

Massimo Golfieri

Nato a Faenza nel 1953, si è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Bologna con una tesi sulla fotografia pittorialista. A partire dagli anni ‘80 ha esposto le proprie fotografie in numerose città italiane e in circuiti indipendenti del nord Europa come il Trans Europa Halles. Ha realizzato reportages di carattere etnografico dilatati nel tempo, in bianco e nero analogico spesso colorati a mano con le tecniche classiche dei pittorialisti, su stampe fine art, che documentano viaggi e incontri avvenuti in vari paesi del Mediterraneo, della Francia, del Medio Oriente, degli Stati Uniti e dell’India. Le tecniche utilizzate da Massimo Golfieri trasformano il multiplo, tipico della fotografia, in pezzo unico, caratteristico della pittura e per la loro natura vanno in netto contrasto con i tempi e le modalità del repotage fotogiornalistico: una provocazione poetica dove la memoria degli eventi ritrova i suoi tempi e spazi naturali. Alle volte ama abbinare le proprie immagini alla scrittura, a testi e poesie di autori e poeti con cui collabora anche per pubblicazioni editoriali. 

 

INFO PRATICHE

Berlin, Brandenburger Tor 1989

Fotografie inedite di Massimo Golfieri

31 ottobre - 28 novembre 2019

Studio Cenacchi, Via Santo Stefano 63, Bologna

A cura di: Jacopo Cenacchi

Orari: martedì-sabato 15:30/19 e su appuntamento.

Galleria fotografica
Berlino, novembre 1989: cade il muro della vergogna - immagine 1
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