Gioconda, meno unica di quel che sembra

| Non solo il capolavoro di Leonardo è stato copiato e imitato da decine di artisti, ma lo stesso maestro ne avrebbe realizzate altre versioni. Sembra che come modello della Monna Lisa abbia addirittura utilizzato un suo allievo e amante

+ Miei preferiti
Di Marco Belletti

“È troppo fragile per affrontare dei viaggi, spostarla potrebbe causarle danni irreparabili”. A parlare così è il direttore del museo del Louvre, Jean-Luc Martinez, un anno fa in occasione delle celebrazioni per i 500 anni dalla scomparsa di Leonardo da Vinci, quando a gran voce era stata richiesta l’esposizione in Italia del suo capolavoro, la Gioconda. La risposta di Martinez è di fatto un educato ma definitivo no per qualunque altra richiesta di esporre l’opera al di fuori della sala del Louvre in cui è esposta. L’ultimo viaggio lontano da Parigi della Monna Lisa risale al 1974 quando viene esposta a Tokyo e Mosca. Dopo le veementi proteste di chi non vuole che l’opera esca dal Louvre, nella capitale giapponese la Gioconda viene danneggiata – il primo giorno di esposizione nel museo nazionale di Tokyo – da una attivista che la imbratta di vernice rossa per protestare contro l’assenza di accessi per i diversamente abili.

I curatori di mostre e i musei di tutto il mondo devono quindi rinunciare a poter esporre un giorno la Gioconda, anche se qualche struttura soffre di meno di altre in quanto ha a disposizione una delle decine di copie e varianti che nel corso dei secoli sono state realizzate, alcune anche di ottima qualità artistica.

Nel 2019 i festeggiamenti leonardiani hanno rinnovato l’interesse dei critici per queste opere minori che hanno tutte lo stesso soggetto del dipinto di Leonardo, cioè teoricamente il ritratto di Lisa Gherardini, nata il 15 giugno 1479 a Firenze dove vive fino alla morte avvenuta il 15 luglio 1542. La donna è conosciuta anche come Lisa del Giocondo dal nome del marito Francesco di Bartolomeo di Zanobi del Giocondo (nato e vissuto a Firenze tra il 1465 e il 1538) committente dell’opera – dipinta probabilmente nel 1503-1504 – che fu abbastanza famoso all’epoca. 

“Prese Lionardo a fare per Francesco del Giocondo – scrive lo storico Giorgio Vasari nel suo libro ‘Vite’ – il ritratto di Monna Lisa sua moglie. [...] Et in questo di Lionardo vi era un ghigno tanto piacevole che era cosa più divina che umana a vederlo, et era tenuta cosa maravigliosa, per non essere il vivo altrimenti”.

Vasari stima molto Leonardo e ne parla in questo modo nel 1550, mentre 25 anni dopo il pittore Federico Zuccari può osservare la Gioconda a Fontainebleau e la definisce “secha e di poco gusto e da fugirla e non dar fine mai a cosa alcuna come fece il ditto Lionardo che consumò la vita in sustanzie di parole e ghiribizzi sufistichi di poca utilità a se stesso e al arte”.

In realtà la fama dell’opera di Leonardo inizia prima di questi due commenti, in quanto già all’inizio del Cinquecento sono numerosi gli artisti che subiscono il fascino di Monna Lisa: uno di questo è Raffaello Sanzio che, molto attratto dall’arte di Leonardo da Vinci, realizza uno schizzo per un ritratto femminile (anche questo conservato al Louvre) direttamente ispirato alla Gioconda, con dettagli identici come la mano che tiene il polso dell’altra, l’inclinazione della testa, lo sguardo e l’impostazione dello sfondo. Quasi certamente Raffaello da giovane imita lo stile di Leonardo e pur senza che ci sia la certezza, sono evidenti alcuni punti in comune tra le due opere.

Discorso completamente differente invece per la cosiddetta Monna Vanna o Gioconda nuda, un disegno della scuola di Leonardo da Vinci, conservato al Musée Condé di Chantilly. Anzi, secondo ultimi studi di esperti del Louvre sembrerebbe che l’opera (un disegno a carboncino, schizzo preparatorio di un dipinto) sia stata dipinta proprio da Leonardo. Monna Vanna deve il suo nome alla evidente somiglianza con la “vera” Gioconda, con la stessa posizione di mani e corpo ma offre il seno alla vista di chi guarda e il suo volto è dipinto più frontale. 

Il Telegraph ha raccontato che è stato Mathieu Deldicque, un curatore del Louvre, che ha studiato per lungo tempo la tela (72x54 centimetri) potendo così affermare che Monna Vanna sarebbe molto presumibilmente opera di un artista mancino, essendo stata disegnata dall’alto a sinistra al basso a destra. Inutile ricordare che Leonardo è il pittore mancino più famoso del mondo per immaginare a quale conclusione è giunto Deldicque.

A cercare di capire chi sia stata Monna Vanna è il Telegraph che ipotizza un salace scherzo di Leonardo che aveva un senso dell’umorismo davvero inaspettato per chi non lo conosceva. Il ritratto della Gioconda nuda potrebbe così essere la figura di un assistente e allievo (oltre che amante) di Leonardo: quel Gian Giacomo Caprotti – detto il Salaì – al quale inizialmente era stata attribuita la realizzazione dell’opera. Ancora Vasari narra che, abbandonata Firenze per Milano, “Leonardo prese come assistente il milanese Salaì, che era molto grazioso con dei boccoli dorati e con cui Leonardo si dilettava molto”.

La bellezza androgina e un po’ misteriosa rende Caprotti il modello preferito di Leonardo, anche quando deve dipingere soggetti femminili. Del resto il muscoloso braccio sinistro di Monna Vanna è praticamente uguale a quelli di Bacco o san Giovanni Battista, due famosi ritratti che Leonardo dipinge avendo come modello il suo assistente e allievo Salaì. Anzi c’è qualcuno – Gianni Clerici in “Una notte con la Gioconda” del 2008 – che sostiene addirittura come la stessa Monna Lisa originale sia in realtà il ritratto di Caprotti.

Quando il 19 gennaio 1524 Caprotti muore a 44 anni per un colpo di moschetto, la vedova e le sorelle si contendono l’eredità e per mettere fine alla controversia, il 21 aprile 1525 viene redatto un atto notarile (venuto alla luce solo di recente) che elenca alcuni beni in possesso del Salaì. È su questo documento che compare per la prima volta il termine “Joconda” ed è citato anche un “quadro cum una meza nuda” che potrebbe essere la monna Vanna. Probabilmente non è il disegno al carboncino (l’inventario elenca solo dipinti e il termine “quadro” non può indicare uno schizzo) ma forse un vero dipinto andato perduto, più piccolo della “Joconda” in quanto questa è valutata nell’elenco 100 scudi, l’altro solo 25.

Arte News
Toulouse-Lautrec, il nobile bohémienne
Toulouse-Lautrec, il nobile bohémienne
Una mostra ospitata alla Villa Reale di Monza ripercorre la vita, la carriera e i tormenti dell’artista che più di ogni altro è riuscito a diventare il simbolo della Parigi di fine Ottocento
Basquiat, l'Angelo Maledetto torna a Torino
Basquiat, l
Un quadro valutato dai 20 ai 25 milioni di dollari e recuperato dal proprietario, lo skipper Sergio Rossi. Una storia complicata
Delphi Lux, il cinema con doppio spettacolo
Delphi Lux, il cinema con doppio spettacolo
Ha aperto a Berlino un cinema in cui ogni sala è un’opera d’arte, molte ispirate a maestri del cinema. Colori decisi e installazioni a Led rendono l’attesa del film un piacere
L'arte vola nello spazio con Elon Musk
L
L'artista Trevor Paglen ha creato "Orbital Reflector", sarà come un museo ai margini dell'universo. Progetto del 2015. Il prototipo è già nel Nevada Museum of Art. Lancio con il Falcon9, razzo creato da Musk
Mosca e New York, Venezia nel cuore
Mosca e New York, Venezia nel cuore
Al Metropolitan le celebrazione del 500°anniversario della nascita del Tintoretto, al museo Puskhin di Mosca la rassegna "Da Tiepolo a Canaletto a Guardi". Le date
Firenze, il codice Leicester di Leonardo
Firenze, il codice Leicester di Leonardo
Grande spazio per le celebrazioni leonardiane, affreschi, quadri e viaggio nella chiedere quattrocentesche
Le fantasy coffin di Paa Joe
Le fantasy coffin di Paa Joe
Bare dalle forme più strane, realizzate sulla base delle passioni o del lavoro del defunto. Da cinquant’anni, un artigiano ghanese è considerato il massimo artista dell’ultimo viaggio
Trio di artisti iraniani alle Ogr
Trio di artisti iraniani alle Ogr
Sino al 30 settembre nelle Officine Grandi Riparazioni di Torino gli artisti Ramin Haerizadeh, Rokni Haerizadeh ed Hesam Rahmanian
Soulages, il più grande dei pittori viventi
Soulages, il più grande dei pittori viventi
L'artista nato in Occitania nel 1919 celebrato in Svizzera ha una storia alle spalle da brividi. Il profeta del Tachisme ha attraversato indenne guerre e continenti. "I quadri guardano noi"
We love New York
We love New York
La Grande Mela vista attraverso l’obiettivo di un fotografo innamorato della sua città