I misteri di Michelangelo Merisi, detto Caravaggio

| Il pittore milanese aveva un carattere particolarmente violento che lo ha addirittura spinto a commettere un omicidio. Condannato a morte, l’artista è costretto ad abbandonare Roma. Morirà piuttosto misteriosamente a 39 anni

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Di Marco Belletti
Da un lato “pittore famoso et eccellentissimo nel colorire e ritrarre dal naturale”, dall’altro sempre pronto a litigare, azzuffarsi e addirittura uccidere per amore o per appetito sessuale, trascorrendo quasi tutta la vita tra bettole, accoltellamenti e avventurose fughe. Questo è nell’immaginario collettivo Michelangelo Merisi – più conosciuto come “Caravaggio”, genio della pittura e uomo violento e irriverente – il cui nome è diventato nei secoli un mito per la vita contrassegnata da misteri e morte, ma anche da immortali opere d’arte di straordinaria bellezza. Curiosamente, oggi è uno dei pittori più celebrati di tutti i tempi, eppure è stato per lunghi anni dimenticato e trascurato, tornando ad essere considerato un grande artista solo nel Ventesimo secolo.

Michelangelo Merisi nasce a Milano il 23 settembre 1571 e mentre la storia e i racconti aneddotici lo descrivono come personaggio dalla personalità esuberante e amante dell’indipendenza, alcuni studi più recenti sulla vita e le opere dimostrano che forse non era l’assassino che la storia ha tramandato, ma semplicemente una delle tante vittime di un’epoca violenta con cavalieri arroganti, cortigiane astute, popolani sottomessi e cardinali senza scrupoli, questi ultimi interessati alle sue opere e disponibili a ignorare qualsiasi eccesso del pittore.

Nel 1606 – quando lavora a Roma ed è ormai un artista affermato – il 35enne Caravaggio vive un periodo particolarmente turbolento e drammatico della sua vita. Una vicenda in particolare condiziona il resto dei suoi giorni: l’omicidio per motivi passionali del giovane Ranuccio Tommasoni da Terni, che ha costretto Caravaggio a fuggire da Roma per evitare la pena capitale.

Diverse le teorie sul motivo dello screzio tra i due, che ha poi portato alla morte di Ranuccio. Alcuni (tra cui Andrew Graham-Dixon in “Caravaggio, una vita tra sacro e profano”), ritengono che Tommasoni abbia sfidato Merisi a duello perché era stato da lui disonorato. Sembra infatti che il pittore avesse una relazione con Lavinia Giugoli, la moglie di Ranuccio.

Un’altra teoria racconta invece che il 28 maggio 1606 durante un partita a pallacorda – sport di origine medievale, sorta di antenato del tennis moderno – disputata a campo Marzio, Caravaggio subisce un fallo da un giocatore della squadra avversaria e nella conseguente rissa il pittore ferisce mortalmente Ranuccio Tommasoni, con il quale aveva già avuto in passato numerose e violente discussioni. Secondo questa ipotesi, all’origine della rivalità ci sarebbero debiti di gioco non pagati da Merisi e l’interesse di entrambi per Fillide Melandroni. La donna è l’ex preferita di Tommasoni, in quel periodo protetta dal nobiluomo veneziano Giulio Strozzi (figlio naturale di un banchiere fiorentino trasferito a Venezia) che commissiona a Caravaggio un ritratto della sua cortigiana. Che naturalmente ha una relazione con il pittore. 

Infine, Tommaso e Michelangelo sono anche di diverse opinioni politiche, con il primo filospagnolo e il secondo protetto dell’ambasciata di Francia, e la divergenza esaspera di certo i rapporti.

Giudicato colpevole di omicidio, nonostante la fama il pittore viene condannato alla pena capitale, addirittura eseguibile da chiunque lo riconosca per strada. La condanna terrorizza l’artista, tanto che da quel momento nei suoi quadri iniziano a comparire teste tagliate e condannati a morte ritratti con il suo volto.

A Caravaggio non resta altro da fare che fuggire da Roma aiutato da Filippo Colonna, il quale lo nasconde nel suo feudo laziale prima di trasferirlo a Napoli grazie alla complicità dei componenti di un ramo collaterale partenopeo (i Carafa) della sua potente famiglia.

L’anno successivo il pittore è a Malta dove sta per essere investito cavaliere (ottenendo così l’immunità per il suo reato), ma il suo caratteraccio gli gioca un brutto scherzo: in seguito a una violenta rissa finisce nelle carceri di La Valletta. Riesce a evadere e a riparare in Sicilia, prima a Siracusa e quindi a Messina e Palermo, per poi tornare a Napoli.

Nel luglio 1610, quando sembra che la grazia per Caravaggio sia ormai imminente grazie all’intervento dei Colonna, il pittore sale su una feluca per raggiungere Porto Ercole – oggi in provincia di Grosseto ma allora territorio dello Stato dei Presidi Spagnoli – e avvicinarsi così a Roma.

Sembra che con sé abbia tre inestimabili tele (il “San Giovannino Battista”, il “San Giovanni Battista disteso” e la “Maddalena in estasi”), che rappresentano il suo salvacondotto verso la salvezza in quanto intende donarle al cardinale Scipione Borghese, nipote di papa Paolo V, per ringraziarlo dell'interessamento dimostrato.

Ma l’imprevisto è dietro l’angolo. Durante uno scalo intermedio, Caravaggio viene scambiato per un criminale e arrestato. L’incomprensione viene chiarita troppo tardi per permettere all’artista di risalire sulla feluca, che nel frattempo ha ripreso il mare con le preziose tele. Caravaggio si incammina immediatamente a piedi alla volta della successiva tappa dell’imbarcazione, ma giunge a Porto Ercole sfinito, affaticato e in preda a febbre alta, probabilmente a causa di un’infezione intestinale trascurata. Curato senza successo nel sanatorio di Santa Maria Ausiliatrice della Confraternita di Santa Croce, il pittore muore stremato il 18 luglio 1610, a soli 39 anni, senza ovviamente aver raggiunto la feluca e recuperato le sue opere.

Alla morte del pittore le tre tele sono rivendicate da Scipione Borghese – al quale sarebbero state “ufficialmente” destinate – ma anche dalla marchesa Costanza Colonna, dal priore di Capua dei Cavalieri dell’Ordine di Malta e da Pedro Fernàndez de Castro conte di Lemos, vicerè di Napoli. A Scipione Borghese viene in seguito consegnato solo il “San Giovannino Battista” (oggi esposto nella galleria Borghese di Roma), mentre il “San Giovanni Battista disteso” – che oggi appartiene a una collezione privata di Monaco di Baviera – viene assegnato al conte di Lemos. Infine, la “Maddalena in estasi” (anche questo dipinto oggi fa parte di una collezione privata) diventa proprietà alla marchesa Costanza Colonna.

Alcune recenti teorie – forse un po’ complottistiche – sostengono che l’arresto di Caravaggio sia stato organizzato per ingannare il pittore e che la feluca non ha continuato il viaggio verso Porto Ercole ma sarebbe tornata immediatamente a Napoli, dietro preciso ordine della marchesa Costanza Colonna. Chissà dove sta la verità.

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