Il fascino primordiale dei deserti

| Il Museo Civico di Todi ospita “Inhabited Deserts”, una mostra fotografica di John R. Pepper che riassume tre anni di viaggi nei luoghi più inospitali e affascinanti del pianeta

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Lo spettacolare centro storico di Todi ospiterà, dal 3 ottobre prossimo, la mostra fotografica di John R. Pepper dal titolo “Inhabited Deserts”, realizzata dal Comune di Todi con il contributo della “Fondazione Cultura e Arte”, emanazione della “Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale” presieduta dal professor Emmanuele F. M. Emanuele, e la collaborazione dell’Ambasciata degli Stati Uniti d’America in Italia. La mostra è curata da Gianluca Marziani, co-curatore Kirill Petrin.

La mostra, che arriva a Todi dopo aver debuttato a Parigi e toccato Teheran, Tel Aviv, Dubai e San Pietroburgo, presenta 53 immagini analogiche scattate con la “Leica M6” di John R. Pepper, fotografo e artista a tutto tondo che vive tra Palermo, Parigi e New York. La sua carriera nel mondo della fotografia analogica in bianco e nero inizia all'età di 14 anni con un praticantato a fianco di Ugo Mulas: nello stesso anno pubblica la sua prima fotografia sulla rivista “Newsweek”. Le sue fotografie sono presenti in diverse collezioni private e musei nel mondo.

Pepper racconta un viaggio durato tre anni tra i più remoti deserti del pianeta. “I deserti hanno sempre affascinato i fotografi – commenta l’autore - la ragione che spesso li porta lì è catturare la bellezza del paesaggio. Una bella sfida, ma non era quello che cercavo: io volevo andare oltre. La mia idea, il mio intento, è stato usare il deserto come il pittore sfrutta la verginità di una tela bianca. Ho cercato di scoprire quali immagini si offrivano al mio sguardo: a volte erano visioni figurative, altre volte astratte, e la simbiosi tra il paesaggio che avevo davanti e le immagini sepolte dentro di me. Alla fine di questa ricerca subliminale, la mia fotografia, la mia “tela”, si fa espressione del mio essere profondo, delle mie percezioni di artista”. Tre anni, 18.000 chilometri percorsi nei deserti di Dubai, Egitto, Iran, Israele, Mauritania, Oman, Russia e Stati Uniti, hanno permesso a Pepper di scoprire luoghi suggestivi che esprimono complessità e diversità emotive oltre che geografiche. Un viaggio soprattutto interiore che emerge dai silenzi delle immagini e palesa la scoperta di quanto questi accomunino l’umanità in incontri intensi e profondi.

Il curatore della mostra Gianluca Marziani annota: “Pepper sfugge alle arguzie da software digitale, evitando il maquillage d’artificio e sposando il tema analogico in maniera sensibile. Modula le scale dei grigi con rabdomantica nitidezza, profilando le dune come fossero lame, sezionando i contrasti con ambivalenze semantiche, intuendo l’istante in cui il sole disegna senza sbavature”.

Il percorso espositivo sarà accompagnato da video che condividono l’avventuroso backstage per cogliere l’attimo fermato dallo scatto, oltre a interviste con le guide e i personaggi incontrati. Testimonia la mostra un prezioso libro-catalogo con le introduzioni del Sindaco di Todi Avv. Antonino Ruggiano e del Presidente della Fondazione Terzo Pilastro-Internazionale Emmanuele F. M. Emanuele, i testi critici di Gianluca Marziani e Kirill Petrin e un commento di John R. Pepper.

Il 2 ottobre prossimo, in occasione della preview della mostra, è in programma il dibattito internazionale “Il confine assente: conflitti e nuove armonie”. Modera Duilio Giammaria, con interventi di Max Calderan, numero uno degli esploratori dei deserti estremi, detentore di 13 record mondiali, Giancarlo Esposito, il famoso Gus Fring delle serie cult “Breaking Bad” e “Better Call Saul” e dei film di Spike Lee, Sheikh Ahmed Mohammed Al-Jebali, sceicco della tribù Jabaleya, tribù responsabile della sicurezza del monastero di Santa Caterina nel Sud-Sinai dal 565 d.C., Avner Goran, archeologo di fama mondiale, rappresentante israeliano per la “Abraham Path Initiative” e “Mehrdad Ghazvinian, il maggior esperto di deserti iraniani, conosciuto come “Desert Fox”.

Al centro del dibattito, la consapevolezza che solo nel deserto esiste lo spazio transnazionale del dialogo, una specie di terra comune in cui ridurre i conflitti mentre si affrontano crisi finanziarie, epidemie, disastri naturali e tensioni geopolitiche. Se l’umanità avrà un nuovo domani si dovrà ripartire dall’immagine simbolica di un deserto, da una dottrina che ridefinisca il peso del denaro e la sua distribuzione planetaria.

INFO PRATICHE

“Inhabited Desert”

3 ottobre – 28 novembre

Museo civico e Pinacoteca di Todi (Piazza del Popolo, 29/30), complesso del “Nido dell’Aquila” (via Paolo Rolli, 12)

Orari: dal martedì alla domenica: 10-13 - 15 -19. Lunedì chiuso.

Informazioni: tel. 075.8956227 

Ingresso: libero

Galleria fotografica
Il fascino primordiale dei deserti - immagine 1
Il fascino primordiale dei deserti - immagine 2
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